Persecuzione a Bat Nha. In Vietnam violati i diritti umani.

400 discepoli di Thich Nhat Hanh richiedono urgentemente asilo temporaneo .

16 dicembre 2009
Dichiarazione di Thich Trung Hai,
a nome di 400 monaci e monache vietnamiti del Monastero di Bat Nha
Patrocinata da Heidi Hautala, presidente della Sottocommissione sui diritti umani, Parlamento Europeo, Strasburgo, Francia.

Il nostro governo sta uccidendo la nostra aspirazione spirituale. Sono uno dei 400 monaci e monache Vietnamiti di Bat. Dal 2005 ci siamo riuniti insieme per praticare la pace e la nonviolenza come una comunità.

16 mesi fa il nostro governo ha cominciato a molestaci e a perseguitarci. Nel giugno 2009 hanno tagliato l’elettricità e l’acqua. Nel mese di settembre ci hanno espulso con la violenza dal nostro monastero di Bat Nha. Dopo questa espulsione abbiamo preso rifugio nel tempio di Phuoc Hue e la persecuzione ha continuato ad aumentare fino alla settimana scorsa. Continua a leggere

A costo di essere (Lui Xiaobo)

da qui

Esprimere la propria opinione, chiedere che siano rispettati i diritti elementari, scrivere su internet appellandosi a una ragione semplicemente umana: in qualche parte del mondo questo è reato, punibile con l’arresto e la galera. Non è giusto, bisogno dirlo a voce alta, perché sentano tutti. A costo di essere ingerenti, volgari, stranieri. A costo di essere.

Religioni e non violenza

Sventare l’odio
sviluppo umano e diritti umani

Di Mara Macrì
Presidente ACTA POPULI – Istituto di Comunicazione Ricerca e Giornalismo – www.actapopuli.net

In un’epoca in cui la terra vacilla sull’orlo dell’annientamento nucleare e dei conflitti interni la questione di come trasformare l’odio in compassione, il sospetto in fiducia, la divisione in unità è di primaria importanza

Con la fine della divisione mondiale creata dalla guerra fredda ci stiamo ora confrontando con una realtà in cui nuovi conflitti e tensioni sembrano minacciare l’opera dell’essere umano. Gli odii di lunga data vengono alimentati in regioni in cui la precedente realpolitik della guerra fredda imponeva una scomoda tregua o una pace del tutto artificiale.
E dal momento in cui molteplici nuclei lottano per un cambiamento socio-economico, il più rapido possibile, non sorprende affatto che le società si rivolgano alle tradizioni culturali ed alla saggezza religiosa al fine di rafforzare la propria capacità di guardare al futuro con speranza. Tuttavia appare chiaro che tali tradizioni possono subire manipolazioni per giustificare ogni tipo di violenza, tra i quali il razzismo e la xenofobia, che negano l’integrità e l’umanità di chi è al di fuori di gruppi estremi di dubbie appartenenze. Continua a leggere

Non c’è modo d’essere bambini

di Mohamed Altawil

gaza-bombing
[credo che una spaventosa versione odierna della situazione di occupazione del proprio territorio natio da parte di un esercito straniero, che in Italia si concluse il 25 aprile 1945, sia questa narrata dolorosamente sulla propria pelle da Mohamed Altawil, che ora vive in Inghilterra, e che qui vi propongo. a.s.]

Sono un palestinese la cui famiglia è vissuta per generazioni nel villaggio di Al-Maghar. Sessant’anni fa, durante la Nakbah (catastrofe), i miei nonni furono espulsi con tutta la loro famiglia da Al-Maghar, sradicati e mandati tra le capanne e le stradine di un campo profughi distante 100 miglia. A tutt’oggi assaporano l’amarezza di quella perdita e restano a guardare inermi mentre le fiamme di quella tragedia bruciano ancora. Quando ero molto piccolo ero abituato a vivere in una delle capanne del campo, ma non appena crebbi e compresi l’infelicità della mia famiglia iniziai a tempestare mio padre di domande:

Perché non abbiamo un giardino?

Perché dal tetto piove in continuazione durante l’inverno?

Perché andiamo a scuola senza la colazione o qualche spicciolo in tasca?

Perché dormiamo tutti e dieci nella solita stanza? Continua a leggere

Diritti e Rovesci

di Ida Dominijanni

SALVATORE SENESE: SE LA LIBERTÀ CAMBIA DI SEGNO

1948-2008, le rose e le spine di un sessantennio di diritti umani fra norma e controspinte.La svolta degli anni Novanta nel mondo globale, quando cade il tabu della guerra e i diritti vengono impugnati con le armi contro il diritto.

«Un anniversario alquanto ipocrita, senza un bilancio serio dello stato in cui i diritti versano e senza un’analisi vera del perché siamo a questo punto». Così Salvatore Senese, giurista, presidente del Tribunale permanente dei popoli, intellettuale da anni impegnato sulla frontiera della realizzazione del programma della Dichiarazione universale dei diritti umani stilata nel ’48. Un bilancio serio e un’analisi vera, del resto, comporterebbero una rivisitazione della lunga storia, tutt’altro che lineare e progressiva, dei diritti nel mondo, fra proclamazioni formali, resistenze e contraddizioni reali. Una storia intrecciata a doppio filo con quella dei rapporti fra l’Occidente e il resto del mondo, e, per gli ultimi decenni, con le dinamiche della globalizzazione e le loro conseguenze sulle relazioni e il diritto internazionali. Dunque cominciamo proprio da qui. Continua a leggere