Non amare abbastanza


Possiamo chiedere ai santi di darci il loro modo di amare: è un tesoro disponibile, perché tutto, nell’amore, è condivisione, dono generoso. Impetriamo, per esempio, il loro pentimento, e raccontiamo i nostri errori a Gesù, deplorandoli, addolorandoci per essi: la sofferenza più profonda che possiamo avere, infatti, è non amare abbastanza.

Dopo


Gesù risuscita per noi, perché possiamo credere nella Risurrezione. Perché non contiamo su noi stessi, ma su Lui; perché viva al posto nostro; perché, svuotandoci di noi, ci riempia di Vita. Le sue piaghe diventano luce per insegnarci che, dopo il dolore, c’è la gioia.

La Donna


Sto al Santuario del Divino Amore, la casa di Maria, la Donna per antonomasia. È Colei che ha accettato di vivere la gioia e il dolore, insegnando qualcosa di valido per tutti: certamente per quest’epoca anestetica, che cerca di non soffrire e non gioisce, sospesa sul nulla di sensazioni insulse, costretta a una narcosi generale. Emette, ogni tanto, un gridolino per un goal, un dittatore che l’ha fatta grossa, una rissa in TV, una strage inventata per noia o disperazione.

Pensieri a cena


L’eucaristia è una cosa seria. Spesso ci si comunica superficialmente, in balia di pensieri avulsi dal contesto, lo sguardo distratto da persone o cose. Dovremmo metterci nei panni di Gesù, scrutare i suoi pensieri nell’ultima cena, comprendere il suo gesto di donarsi agli uomini e alle donne di ogni tempo, ben consapevole dei benefici di tale istituzione. Nello stesso tempo, Egli vedeva le profanazioni e i sacrilegi, tutto nella stessa sera, nella morsa di una solitudine che solo Lui poteva affrontare e superare, senza nulla togliere, anzi semmai aggiungendo, al carico schiacciante del dolore.

L’Addolorato


Cos’è importante per noi? Per saperlo, basta trovare qualcosa a cui è impossibile che non pensiamo durante la giornata: la cosa o la persona che amiamo di più, radicata nel cuore, inamovibile. È un test importante, per conoscerci. Per i credenti, questa persona è Cristo. Se lo amano davvero, e si accorgono di averlo trascurato, si addolorano. Lui, poi, si addolora anche di più.

Cosa amare


Ci sono parole che fanno paura: comandamento, sofferenza. Indicano territori nei quali non vorremmo sostare o metter piede. Il dolore è ostico. Gesù non chiede di far finta di nulla, o di non avvertirne la presenza, il peso, il fastidio che arreca. Suggerisce di caricarsi della croce con amore: è questo che ci unisce all’Uomo dei dolori, che ben conosce il patire. E che nessuno potrà mai superare, in questo campo.

Offerta speciale


C’è qualcosa di più che accettare il dolore, ed è sceglierlo in prima persona. Il solito cristiano masochista, penserà il mio fedele lettore. Rassicurati: è la diatriba che sostengo intorno a certe formule della celebrazione eucaristica. Quando il prete alza l’ostia proclama, guidato dall’apposita rubrica: ecco l’Agnello di Dio, che toglie il peccato del mondo. Mi oppongo strenuamente a questa traduzione. Togliere suppone un atto semplice, vagamente magico, in ogni caso poco impegnativo. Il verbo originale suggerisce un altro senso: sollevare, prendere. L’Agnello – Cristo – non toglie, ma prende su di sé, compie un gesto con cui si addossa consapevolmente una sofferenza in grado di salvare. L’arte dell’Agnello immolato è un esempio per noi. È l’offerta, il sacrificio, termini in via di estinzione nel nostro vocabolario quotidiano. A grave detrimento dell’amore.