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Chi serve

Stendersi accanto alla croce di Gesù: tutto diventa comprensibile nell’abbraccio di un dolore offerto; nulla rimane alieno, inservibile, nocivo. Il male è annientato dall’amore, non ha scampo. Da quel trono si regna, perché è il ponte di comando di chi serve.

Perfezione

Maria è la Madre della gioia: Gabrielle la pensa così, nel momento in cui i magi Le portano i doni. Gesù conferma: la esorta a chiamarla con questo appellativo, perché Lei ne è felice. E aggiunge che è anche la Madre dei dolori: la donna, nella perfezione dell’essere.

Il mistero

A offrire non è solo Gesù, bensì anche noi. È il mistero del dolore, che dalla notte dei tempi l’umanità ha provato a investigare, con successi modesti. La questione è che il successo di Cristo è nella Croce, tema fra i più ostici per le nostre corde. L’unica è lasciarsi guidare dal Maestro: il mistero nascosto si svelerà davanti ai nostri occhi.

Non amare abbastanza


Possiamo chiedere ai santi di darci il loro modo di amare: è un tesoro disponibile, perché tutto, nell’amore, è condivisione, dono generoso. Impetriamo, per esempio, il loro pentimento, e raccontiamo i nostri errori a Gesù, deplorandoli, addolorandoci per essi: la sofferenza più profonda che possiamo avere, infatti, è non amare abbastanza.

La Donna


Sto al Santuario del Divino Amore, la casa di Maria, la Donna per antonomasia. È Colei che ha accettato di vivere la gioia e il dolore, insegnando qualcosa di valido per tutti: certamente per quest’epoca anestetica, che cerca di non soffrire e non gioisce, sospesa sul nulla di sensazioni insulse, costretta a una narcosi generale. Emette, ogni tanto, un gridolino per un goal, un dittatore che l’ha fatta grossa, una rissa in TV, una strage inventata per noia o disperazione.

Pensieri a cena


L’eucaristia è una cosa seria. Spesso ci si comunica superficialmente, in balia di pensieri avulsi dal contesto, lo sguardo distratto da persone o cose. Dovremmo metterci nei panni di Gesù, scrutare i suoi pensieri nell’ultima cena, comprendere il suo gesto di donarsi agli uomini e alle donne di ogni tempo, ben consapevole dei benefici di tale istituzione. Nello stesso tempo, Egli vedeva le profanazioni e i sacrilegi, tutto nella stessa sera, nella morsa di una solitudine che solo Lui poteva affrontare e superare, senza nulla togliere, anzi semmai aggiungendo, al carico schiacciante del dolore.

L’Addolorato


Cos’è importante per noi? Per saperlo, basta trovare qualcosa a cui è impossibile che non pensiamo durante la giornata: la cosa o la persona che amiamo di più, radicata nel cuore, inamovibile. È un test importante, per conoscerci. Per i credenti, questa persona è Cristo. Se lo amano davvero, e si accorgono di averlo trascurato, si addolorano. Lui, poi, si addolora anche di più.

Cosa amare


Ci sono parole che fanno paura: comandamento, sofferenza. Indicano territori nei quali non vorremmo sostare o metter piede. Il dolore è ostico. Gesù non chiede di far finta di nulla, o di non avvertirne la presenza, il peso, il fastidio che arreca. Suggerisce di caricarsi della croce con amore: è questo che ci unisce all’Uomo dei dolori, che ben conosce il patire. E che nessuno potrà mai superare, in questo campo.

Offerta speciale


C’è qualcosa di più che accettare il dolore, ed è sceglierlo in prima persona. Il solito cristiano masochista, penserà il mio fedele lettore. Rassicurati: è la diatriba che sostengo intorno a certe formule della celebrazione eucaristica. Quando il prete alza l’ostia proclama, guidato dall’apposita rubrica: ecco l’Agnello di Dio, che toglie il peccato del mondo. Mi oppongo strenuamente a questa traduzione. Togliere suppone un atto semplice, vagamente magico, in ogni caso poco impegnativo. Il verbo originale suggerisce un altro senso: sollevare, prendere. L’Agnello – Cristo – non toglie, ma prende su di sé, compie un gesto con cui si addossa consapevolmente una sofferenza in grado di salvare. L’arte dell’Agnello immolato è un esempio per noi. È l’offerta, il sacrificio, termini in via di estinzione nel nostro vocabolario quotidiano. A grave detrimento dell’amore.