La Donna


Sto al Santuario del Divino Amore, la casa di Maria, la Donna per antonomasia. È Colei che ha accettato di vivere la gioia e il dolore, insegnando qualcosa di valido per tutti: certamente per quest’epoca anestetica, che cerca di non soffrire e non gioisce, sospesa sul nulla di sensazioni insulse, costretta a una narcosi generale. Emette, ogni tanto, un gridolino per un goal, un dittatore che l’ha fatta grossa, una rissa in TV, una strage inventata per noia o disperazione.

Pensieri a cena


L’eucaristia è una cosa seria. Spesso ci si comunica superficialmente, in balia di pensieri avulsi dal contesto, lo sguardo distratto da persone o cose. Dovremmo metterci nei panni di Gesù, scrutare i suoi pensieri nell’ultima cena, comprendere il suo gesto di donarsi agli uomini e alle donne di ogni tempo, ben consapevole dei benefici di tale istituzione. Nello stesso tempo, Egli vedeva le profanazioni e i sacrilegi, tutto nella stessa sera, nella morsa di una solitudine che solo Lui poteva affrontare e superare, senza nulla togliere, anzi semmai aggiungendo, al carico schiacciante del dolore.

L’Addolorato


Cos’è importante per noi? Per saperlo, basta trovare qualcosa a cui è impossibile che non pensiamo durante la giornata: la cosa o la persona che amiamo di più, radicata nel cuore, inamovibile. È un test importante, per conoscerci. Per i credenti, questa persona è Cristo. Se lo amano davvero, e si accorgono di averlo trascurato, si addolorano. Lui, poi, si addolora anche di più.

Cosa amare


Ci sono parole che fanno paura: comandamento, sofferenza. Indicano territori nei quali non vorremmo sostare o metter piede. Il dolore è ostico. Gesù non chiede di far finta di nulla, o di non avvertirne la presenza, il peso, il fastidio che arreca. Suggerisce di caricarsi della croce con amore: è questo che ci unisce all’Uomo dei dolori, che ben conosce il patire. E che nessuno potrà mai superare, in questo campo.

Offerta speciale


C’è qualcosa di più che accettare il dolore, ed è sceglierlo in prima persona. Il solito cristiano masochista, penserà il mio fedele lettore. Rassicurati: è la diatriba che sostengo intorno a certe formule della celebrazione eucaristica. Quando il prete alza l’ostia proclama, guidato dall’apposita rubrica: ecco l’Agnello di Dio, che toglie il peccato del mondo. Mi oppongo strenuamente a questa traduzione. Togliere suppone un atto semplice, vagamente magico, in ogni caso poco impegnativo. Il verbo originale suggerisce un altro senso: sollevare, prendere. L’Agnello – Cristo – non toglie, ma prende su di sé, compie un gesto con cui si addossa consapevolmente una sofferenza in grado di salvare. L’arte dell’Agnello immolato è un esempio per noi. È l’offerta, il sacrificio, termini in via di estinzione nel nostro vocabolario quotidiano. A grave detrimento dell’amore.