Amerò quelle gambe anche quando saranno vecchie e scarne e con tutti i peli bianchi

In ritardo di circa un anno rispetto alla piuttosto infuocata polemica che rese vivace l’estate del 2009, ho ripreso in mano Principianti, il volume che raccoglie la versione originale dei racconti di Raymond Carver che, mutilati di un buon 60% costituirono la prima e celebrata raccolta Di cosa parliamo quando parliamo d’amore (1981), che avevo iniziato a leggere proprio in concomitanza con la querelle accesa da Carla Benedetti e proseguita da altri.

Già un anno fa mi ero fatto un’idea piuttosto chiara della questione, tanto da averne scritto un appunto che rimase lì, fra le note del mio palmare, senza che lo riprendessi più in mano. Il fatto è che allora non avevo qui con me (in Sicilia, dove passo le mie vacanze) il libro “ufficiale” e dunque l’impossibilità di fare confronti mi aveva frenato. Poi l’inverno è trascorso senza che ritrovassi l’impulso di verificare la qualità e la quantità dei tagli subiti da Carver da parte del suo editor Gordon Lish, cosa che ho quasi casualmente potuto fare in questi giorni.

Mi ero fatta un’idea, dicevo, grazie alla lettura dell’epistolario Carver/Lish riportato in appendice nel volume dell’Einaudi. La lettura comparata delle due edizioni dei racconti di Carver me l’ha confermata. Il lavoro di Lish sui racconti di Carver lo si può serenamente definire un atto di violenza.

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Che cosa scriveva Carver prima di essere Carver

di Alessandro Baricco

Esce in Italia, da Einaudi, nella traduzione di Riccardo Duranti, un libro che viene da lontano, che ha una storia affascinante, e che per 27 anni, inutilmente, l’establishment letterario mondiale ha cercato di far dimenticare. Tutti sapevano che c’era, ma pochi l’avevano letto. Nessuno poteva pubblicarlo. A suo modo, un libro proibito. Si intitola Principianti (euro 19,pgg.VIII-294). A scriverlo è stato Raymond Carver, alla fine degli anni Settanta, quando non era nessuno: diciassette racconti in parte già pubblicati su riviste, in parte inediti. Finì nelle mani di un editor di Knopf, un editor non qualunque, una specie di genio dell’editing: si chiamava (si chiama tuttora) Gordon Lish. Il testo di Carver gli sembrò eccezionale. Non si limitò a decidere di pubblicarlo: lo prese e ci lavorò duro. Ne uscì un libro molto diverso, con centinaia di correzioni e il 50 per cento di pagine in meno. In questa versione fu pubblicato nel 1981col titolo Di cosa parliamo quando parliamo d’amore. L’esito fu clamoroso. A tutt’oggi quel libro è considerato una pietra miliare della letteratura di fine secolo: il minimalismo letterario nasce lì, e lo fa con una violenza e un fascino che non hanno risparmiato quasi nessuno. Va sottolineato che il lavoro di Lish non è riassumibile semplicemente in un accurato e ipertrofico lavoro di pulizia: le sue correzioni, oltre a tagliare, costruivano uno stile, aggiungevano frasi, cambiavano i finali, modificavano i personaggi. Benché le storie e l’approccio iniziale fossero genuinamente carveriane, lui portò in quel libro una genialità, una radicalità e un’audacia che gli varrebbero quasi lo statuto di co-autore. Per questo il caso di quel libro è pressoché unico, e infinitamente curioso: sarebbe come scoprire che Moby Dick, prima dell’intervento di un editor, era lungo la metà, non era un racconto in soggettiva da Ishmael e non prevedeva nessuna enciclopedia sui cetacei. Alla fine la balena perdeva. Sono colpi… Continua a leggere