Poesie per un compleanno – Paginauno

libroPoesie per un compleanno, Edizioni Paginauno (Milano), a cura di Max Ponte. In uscita a marzo 2018

In questa raccolta di 47 poeti e 47 poesie, il tema del compleanno viene affrontato in tutte le sue declinazioni, la festa e la gioia, ma anche lo smarrimento e l’angoscia. Poesie per un compleanno si presenta così come un libro in grado di lasciare il segno. L’elenco dei poeti qui riuniti è di alta risonanza a partire da Maram Al Masri (una delle più importanti poetesse arabe contemporanee), Maria Grazia Calandrone, Tomaso Kemeny, Gabriela Fantato, Savina Dolores Massa. Le poesie dei poeti stranieri (in lingua francese, russa, romena, spagnola, portoghese) presentano anche il testo originale in appendice. Fra questi segnaliamo la presenza di Suzanne Dracius, fra gli autori più noti e apprezzati della Martinica. Non mancano protagonisti della poesia italiana contemporanea come Caterina Davinio. E, nella sequenza, i testi selezionati di poeti esordienti. Il libro inaugura la collana “La sposa del deserto” diretta da Max Ponte.

Link al sito casa editrice 

I destini del libro e della lettura

Arcadia
di Giorgio Gizzi

Una domenica di mezza estate, un gruppo di persone raggiunge il Pizzo Cefalone, un monte di 2533 metri che permette la vista piena del Corno Grande e della Val Maone e che scopriranno caro a Fosco Maraini: partiti dalla Libreria Arcadia di Roma di buon mattino hanno messo nei loro zaini borracce, pomodori e formaggio e poesie da liberare in alta quota, al vento. Non hanno pagato biglietto, non c’era altro ad unirli se non la condivisione di un’esperienza e la voglia di godere insieme di qualche ora del loro tempo. Riprendendo una tradizione che accomuna i viandanti delle alture del Neghev ai frequentatori dell’arco alpino, hanno letto versi in uno scenario impareggiabile, respirato bene, fatto delle scoperte, spezzato insieme il pane e le pagine. Continua a leggere

Mi diceva un tempo mia nonna (e altre rischiose considerazioni d’inizio estate)

Questo articolo/riflessione nasce da un post di Simone Brambilla uscito su Nazione Indiana (qui). Il pezzo di Simone è molto intenso ed elaborato, e ne condivido appieno i punti. Tuttavia le sue parole mi hanno fatto sorgere con maggior urgenza un dubbio (una domanda) che già da tempo mi circolava nella testa e che ho avuto modo di riconoscere anche in molti dei miei coetanei durante interminabili discussioni sulla produzione letteraria italiana, sulle case editrici, sugli editor, sugli agenti, sul numero di persone che comprano e leggono libri, e sulla generale ignoranza del Paese.
È qualcosa che credo valga la pena condividere.
Negli ultimi tempi numerose sono state a questo proposito le iniziative, le riflessioni, le proposte, le analisi e le prese di posizione. Qualcuno dei miei interlocutori, in accordo con quanto viene sostenuto da molti, soprattutto in rete, suggeriva occorresse penetrare maggiormente nella società italiana e innalzarne la sensibilità letteraria, proponendo ad esempio testi di maggiore qualità. Continua a leggere

La fiera «Più libri più liberi» 2010, qualche dato certo e qualche idea stravolta

di: Guido Tedoldi

La Fiera della piccola e media editoria «Più libri più liberi», che si è tenuta a Roma dal 4 all’8 dicembre scorsi, è servita a chiarire alcune idee (almeno 3, ma forse anche di più) che molti hanno intorno all’editoria e alla letteratura contemporanee.

Per esempio risulta, dai dati pubblicati sul sito web della manifestazione e avallati da ricerche effettuate dall’Aie, l’Associazione italiana degli editori, che in Italia i libri elettronici hanno mercato, e che in pochi mesi questo mercato è cresciuto a velocità sensazionale. Dal sito risulta che i libri digitali venduti nell’ultimo anno sono stati 665˙000, i titoli disponibili nella nostra lingua sono 5˙900 (erano 1˙619 a gennaio 2010, 2˙567 a giugno) e che tutto questo genera un giro d’affari di quasi 3,5 milioni di euro, che è un millesimo del fatturato globale dell’editoria italiana.
Tutto ciò potrebbe sembrare poco significativo, ma si accompagna a un altro dato ben più consistente: oltre 1 milione di italiani (1˙091˙000 per la precisione) ha dichiarato di aver letto almeno un e-book nella vita, e oltre 2 milioni con età superiore ai 14 anni percepiscono se stessi come lettori anche se abitualmente non leggono libri in formato cartaceo. Non sembra neanche di essere nell’Italia «che non è un Paese per lettori».
Continua a leggere

Di cosa parliamo quando parliamo di libri (elettronici) (a milioni)

di: Guido Tedoldi

Nello scorso mese di maggio, in concomitanza con la Fiera del libro di Torino, sono stati annunciati i lanci di 3 piattaforme diverse per la distribuzione di libri elettronici, altrimenti detti e-book. I gruppi editoriali Gems, Rcs e Feltrinelli hanno annunciato Edigita, la Mondadori si è immediatamente accodata dicendo di star lavorando da tempo a una propria libreria in internet e Ibs, negozio che in internet già da anni vende libri di carta seguendo il modello dell’americana Amazon, si è detta pronta a far concorrenza ai primi 2 gruppi nello stesso mercato. Ognuna di queste aziende si è detta pronta a rendere disponibili migliaia di libri.
Poi ad agosto si è saputo che in tutto il mondo ci sono quasi 130 milioni di libri, per la precisione 129˙864˙880. Li ha contati Google, privilegiando il numero di titoli più che quello delle copie o delle versioni (i criteri con cui li ha contati sono spiegati in internet al seguente link: http://booksearch.blogspot.com/2010/08/books-of-world-stand-up-and-be-counted.html). Il conto lo ha fatto Google perché ha in progetto di digitalizzare tutti i libri del mondo, trasformando i tomi di carta custoditi in tutte le biblioteche (e magari anche nelle librerie e nelle edicole) in file digitali scaricabili da internet.
Cioè, 130 milioni era il numero di libri aggiornato allo scorso 1 agosto. Poi c’è stato un aumento, la cui misura hanno tentato di calcolare Francesco Cataluccio e Andrea Di Stefano sul Domenicale del Sole24ore (il loro articolo è anche leggibile nel web sul Fatto Quotidiano, al link: http://www.ilfattoquotidiano.it/2010/07/30/ebook-la-sfida-della-qualita/45849/). Cataluccio e Di Stefano riportano una notizia diffusa dal Dipartimento di Fisica dell’università di Stanford, la cui direzione ha deliberato di costruire una nuova biblioteca. Nell’edificio però non ci sarà nemmeno un libro di carta – soltanto computer ed e-reader sui quali gli studenti potranno consultare tutti i libri in formato elettronico. Le edizioni cartacee verranno immagazzinate in un altro edificio, posto a 60 chilometri di distanza, il quale dovrà essere bello grosso, perché ogni anno vi entreranno circa 100˙000 nuovi libri e riviste… e stiamo parlando soltanto dei libri interessanti per un Dipartimento di Fisica!
Continua a leggere

Lettera aperta a Greenpeace di Mario Bertasa

Ciao,
sai che i libri che compri potrebbero contenere tracce di foresta pluviale? Dal Salone Internazionale del Libro di Torino lanciamo la nuova classifica “Salvaforeste” sull’editoria italiana, che rivela come la maggior parte dei libri venduti nel nostro Paese sia una minaccia per le preziose foreste di Sumatra e gli ultimi oranghi indonesiani. L’Italia, infatti, è il più importante acquirente europeo di carta indonesiana e il maggior cliente del campione della deforestazione APP (Asia Pulp and Paper).

Al nostro questionario “Salvaforeste” la maggior parte degli editori ha risposto dimostrando trasparenza, ma ha dichiarato di non poter fornire informazioni chiare sulla propria carta e quindi non ha una politica sostenibile. In questo gruppo si trovano i principali gruppi editoriali italiani  Mondadori, RCS Libri, Gruppo Giunti e Gruppo Mauri Spagnol.  Continua a leggere

La piccola editoria italiana, o del coma

di: Guido Tedoldi

Dopo la visita alla 19ª edizione di «Parole nel tempo», piccoli editori in mostra al Castello di Belgioioso (PV)

La piccola editoria italiana sta morendo. O magari stanno morendo soltanto i piccoli editori che da 19 anni hanno fatto di Belgioioso un appuntamento fisso di fine estate – e che per questa edizione hanno scelto di non esserci. Alcuni di loro, probabilmente, erano a Torino per i «Portici di carta», altra fiera della piccola editoria programmata negli stessi giorni, sabato 26 e domenica 27 settembre. Se hai un’azienda formata da poche persone e con un magazzino minimo, o sei di qua o sei di là. Sta di fatto che qua c’erano visibilmente parecchi stand in meno rispetto al passato.
Quest’anno, però, a Belgioioso è mancato anche il pubblico. Io ho assistito in prima persona a una decina di «Parole nel tempo» e ricordo edizioni (anche quella dell’anno scorso, 2008) in cui il pubblico era tanto che non c’era verso di spostarsi con efficacia tra i vari stand e le varie stanze del castello. Ci si pestava i piedi, ci si doveva contorcere tra braccia/gambe/teste per vedere bene un libro o anche leggere un certo titolo potenzialmente interessante. E non c’era verso di scegliere un orario migliore di un altro (tipo: vado la domenica all’ora di pranzo così i primi visitatori se ne sono già andati e gli ultimi verranno dopo mangiato) perché c’era sempre pieno. Continua a leggere

Editori italiani contro Google books

di Maurizio Bono

Da una parte, la promessa dell’ utopia: se il giudice americano accetterà il compromesso siglato tra Google, l’ associazione degli scrittori americani Authors Guild e l’ associazione degli editori Usa AAP, non ci sarà (virtualmente) più nessun libro “introvabile”. Milioni di volumi fuori commercio entreranno nel data base di Google che li distribuirà a pagamento online. Dall’ altra la realistica obiezione dei danneggiati: altre associazioni di autori Usa, l’ associazione “Consumer Watchdog”, il principale concorrente di Google nel campo dei libri online Amazon, le associazioni degli editori tedesca, austriaca, francese e da ieri anche l’ associazione degli editori italiani (Aie). Che con un articolato intervento destinato alla Corte di New York (la prima seduta del processo è il 7 ottobre, la sentenza è attesa per novembre) spara a zero sul piano Google sollevando tre obiezioni: la violazione del diritto d’ autore – che di norma scade a 70 anni dalla morte dello scrittore, mentre con l’ accordo in discussione lo farebbe appena un’ opera non è più disponibile in libreria -, lo strapotere che Google così acquisirebbe rispetto agli altri e i margini troppo elevati di errore rilevati nel data base. Il capitolo degli errori è il più dettagliato e gustoso: una ricerca dell’ Aie sugli autori italiani del ‘ 900 inseriti in Google Books rileva che nell’ 81 per cento si considerano «fuori commercio» e quindi riproducibili titoli di autori (da Calvino a Gadda, da Eco a Moravia e Pasolini) che non lo sono affatto. Continua a leggere

Se il libro non vende è sbagliato

di Antonio Gnoli

Giulio Lattanzi è da quasi cinque anni a capo della Rcs libri. È un manager puro che tiene la barra dritta sul conto economico, che progetta strategie finanziarie, opera fusioni, alleanze, acquisizioni. Insomma è uno che per il mestiere che fa non piacerebbe all’ editore Giuseppe Laterza che, in un’ intervista apparsa su queste pagine, si è detto molto preoccupato del ruolo di queste figure che rischiano di alterare il mercato librario «Il manager», dice Lattanzi, «è un’ esperienza più complessa, meno caricaturale di come Giuseppe Laterza l’ ha dipinta». Converrà, che fare libri non è la stessa cosa del produrre automobili o panettoni. «Lavoriamo dentro un’ impresa con un forte tasso di innovazione, la cui molla culturale è la creatività. Più della metà del fatturato della nostra casa editrice proviene dai titoli nuovi che pubblichiamo. Non sappiamo in anticipo se venderanno bene. Ma siamo consapevoli che il loro successo è essenziale per l’ andamento della casa editrice. Il profitto non è un obiettivo, è un vincolo che vale tanto per l’ azienda automobilistica, quanto per quella che produce libri». Ma il successo non può essere la sola componente? «Pienamente d’ accordo. Però non si può sputare sull’ industria culturale e servirsene. Il bello dei libri è che quando si vendono concorrono alla formazione di una coscienza e garantiscono una pluralità di opinioni e di punti di vista che il cinema e la televisione non potrebbero soddisfare». Continua a leggere

Nella follia

da qui

Personaggi strani, quelli che scrivono nei blog, non si capisce bene cosa vogliano. Alternativi alla carta, interattivi, vivi, ivi, si potrebbe dire: disponibili a fare del presente una storia condivisa in cui autore e lettore intreccino un dialogo serrato. Non è più utile leggere il Corriere della Sera, le pagine grandi come ali spiegate, i nomi noti, Panebianco, Stella, Sartori, Galli della Loggia? Continua a leggere

La preghiera del mondo. Le radici del rapporto mistico tra il fedele e il Signore

et-resurrexit

L’eterno bisogno di rivolgersi a Dio

di Pietro Citati

Qualche giorno fa, uno dei maggiori editori italiani mi ha detto che gli unici libri che oggi, in Italia, abbiano un pubblico sicuro, sono quelli di argomento religioso. Mi duole moltissimo che proprio ora si concluda, col numero 96, la collana: Basilio di Cesarea, Frate Ivo, Anastasio Sinaita, Riccardo di san Vittore, Pietro il Venerabile, Efrem il Siro, Simone Studita, Macario l’Egiziano, Aelredo di Rievaulx, Teodoro di Mopsuestia, Baldovino di Ford, Sergio di Reshayna: testi di trentadue o quaranta pagine, a buon prezzo, ben tradotti e con prefazioni scrupolose, usciti dalla laboriosa officina della comunità di Bose. Tra gli ultimissimi vorrei ricordare Nella Scrittura è il regno dei cieli di Nilo di Ancira: un monaco di Ankara, vissuto tra il quarto e il quinto secolo discepoli di Giovanni Crisostomo. Aggiungo uno dei più grandi scrittori cristiani, Isacco di Ninive, nato nell’attuale Qatar, e vescovo di Ninive (in Iraq) verso la fine del settimo secolo. Continua a leggere

I letterati – Inchiesta di Pasquale Giannino

effetto-polaroid

Risponde Franz Krauspenhaar

Un APS è un autore a proprie spese e la Manuzio è una di quelle imprese che nei paesi anglosassoni si chiamano “vanity press”. Fatturato altissimo, spese di gestione nulle […] Il sistema Manuzio era molto semplice. Poche inserzioni sui quotidiani locali, le riviste di categoria, le pubblicazioni letterarie di provincia, specie quelle che durano pochi numeri. Spazi pubblicitari di media grandezza, con foto dell’autore e poche righe incisive: “un’altissima voce della nostra poesia”, oppure “la nuova prova narrativa dell’autore di Floriana e le sorelle” […] in fondo anche Proust e Joyce hanno dovuto piegarsi alla dura necessità, i costi sono tot, noi ne stampiamo per ora duemila copie, ma il contratto sarà un massimo di diecimila. Calcoli che duecento copie vengono a lei, omaggio, per inviarle a chi vuole, duecento sono di invio stampa […] ne distribuiamo milleseicento […] Stampa effettiva: mille copie in fogli stesi di cui solo trecentocinquanta rilegati. Duecento all’autore, una cinquantina a librerie secondarie e consorziate, cinquanta alle riviste di provincia, una trentina per scaramanzia ai giornali, nel caso gli avanzasse una riga tra i libri ricevuti […] Sarebbe infine arrivato il momento della verità, un anno e mezzo dopo. Garamond gli avrebbe scritto: Amico mio, lo avevo previsto, Lei è apparso con cinquant’anni di anticipo. Recensioni, lo ha visto, a palate, premi e consensi della critica, ça va sans dire. Ma copie vendute pochine, il pubblico non è pronto. Siamo costretti a sgombrare il magazzino, a termini di contratto (accluso). O al macero, o lei le acquista a metà prezzo di copertina, com’è suo privilegio.

Umberto Eco, Il pendolo di Foucault Continua a leggere

Da ciò che batte sotto la pelle al formalismo dei dizionari.

di Franz Krauspenhaar

Rispondo qui al pezzo di giuliomozzi Scrittori e professionisti, pubblicato su Vibrissebollettino, per mantenere una promessa e soprattutto rispondere alle domande del patròn di quel sito.
Il tutto è partito da un pezzo mio, pubblicato su Nazione indiana, Siamo i fangio della cultura che non paga. E che ha fatto il giro dei blog letterari. Continua a leggere