Marco SCALABRINO – Parleremo dell’arte che è più buona degli uomini

Parleremo dell'arte vol  1 - SAGGI

Prefazione di Pietro Civitareale

Nell’uso corrente, critica vuol dire sinteticamente “scelta del meglio” e, se poi ci riferiamo alla letteratura, il problema della critica letteraria si apre da molti angoli e secondo diverse sollecitazioni. Ecco allora la critica nella poesia, la critica cioè che si determina all’interno della vita stessa della poesia nel suo prodursi; ecco la critica dei poeti agli altri poeti, la critica cioè che si attua su di un piano paritario di specializzazione e di affinità operative, ed ecco la critica della poesia intesa come attività appropriata ed orientata, per se stessa, al giudizio secondo la linguistica, la sociologia, la psicoanalisi, la filosofia, eccetera. Le domande, e le risposte che ne scaturiscono, possono essere molte e sommuovono tutto il contesto del discorso generale sul tema. Continua a leggere

SAPIENZIALI di Gianmario LUCINI. Recensione di Marco Scalabrino

SAPIENZIALI - copertina

 

Tutti compresi nell’Antico Testamento, “i libri sapienziali – detti anche poetici, per la loro forma letteraria, e didattici, perché insegnano in senso generale la sapienza – sono: Proverbi, Giobbe, Qohèlet, Cantico dei Cantici, Sapienza, Siracide, e risalgono ai secoli V – I a.C.”

Ad essi ovviamente, sebbene in un ordine appena differente, si rapporta Gianmario Lucini, oltre che, vedremo, ai profeti Isaia, Geremia ed Ezechiele nonché alle Lamentazioni e ai Salmi.

 

Cos’è, in senso biblico, la Sapienza? cosa sono i Sapienziali? quali sono le asperità teologico-morali che scaturiscono da questa rivisitazione di quei testi, lascio alla altrui specifica competenza il compito di delucidare. Continua a leggere

Cesare ODDERA, Niente parole d’amore per un fucile. Recensione di Narda Fattori

Cesare Oddera, Niente parole d’amore per un fucile, Edizioni CFR

Si può parlare dell’amore in molti modi perché ci sono diverse forme d’amore: quello carnale, sessuale, quello ermeneutico, della bellezza, quello disseminato su tutte le creature e su tutto il creato, quello platonico, quello adorativo, quello mistico, quello sofferente, quello gaudioso e trionfante,..
Tante forme d’amore possono ispirare tante forme di poesia anche se spesso quelle che ricordiamo sono i versi di Prévert o di Garcia Lorca, o di Neruda,… quelli che hanno nutrito la nostra adolescenza, struggimento dell’anima (e chi non ricorda” Barbara- Tre fiammiferi…- Posso dire le parole più tristi stasera,…”) ; sono versi del mistero dell’amore e del suo incanto, sono versi di sofferenza per la perdita o sull’incapacità di dirlo con le parole, con gli esatti gesti. Sono fulminazione di genio poetico. Sono numerosi i versi sull’amore, carnale e non; più frequentemente si parla dell’amore perduto, raramente di quello che si sta vivendo, perché è un sentimento abbastanza esclusivo: quando si ama non si scrive d’amore, semplicemente l’amore si vive. Ci sono poemi sull’erotismo, taluno prezioso, altri pencolanti pericolosamente sul volgare. Continua a leggere

La giusta collera. Scritti e poesie del disincanto. Recensione di Marco Scalabrino.

La giusta collera

 

Scritti e poesie del disincanto

 

a cura di Gianmario Lucini

Èpos Collana di poesia politica e sociale

Edizioni CFR – Piateda (SO) 2011

di Marco Scalabrino

Cade anche oggi il disgusto …

lo raccolgo, a volte …

pregando Dio che …

mi faccia crescere artigli di demenza,

denti di rinuncia e la risata insana

del folle che corre ignudo

a squartare leoni.

(da Il disgusto) Continua a leggere

Ennio Abate, Immigratorio

Martedì 13 dicembre 2011
ore 18
alla Palazzina Liberty,
Largo Marinai d’Italia 1
Milano

Luca Ferrieri e Donato Salzarulo
parlano di

Immigratorio
di Ennio Abate
(edizioni CFR – ottobre 2011)

«Di qui, non serve dirlo, il titolo forte e attualissimo dell’opera. Questo libro non è però la storia di una migrazione interna, né solo l’allegorizzazione, per mezzo di quella, dei grandi movimenti migratori di oggi: è soprattutto la ricostruzione di una condizione stabile della civiltà moderna, e del modo in cui il soggetto ha trasformato in destino la scelta dell’emigrazione» (dalla Prefazione di Pietro Cataldi)

Immigratorio

Mai in alberghi o nei letti sontuosi della memoria.
Mai.
Per i vicoli, ti dico, fu tutta
la mia trepida lussuria. Abbandonai
la gialla casa mediterranea
palpeggiata nella malinconia
degli aranceti
sotto piogge di primavera
(un vento aspro, là a redarguirci!). Continua a leggere

Gianmario LUCINI – A FUTURA MEMORIA


Che il mondo debba essere madre amorosa e nutrice, di tutti, e che non debbano esserci diseguaglianze marcate tra le persone, e violenta ingordigia, è un sogno che in tanti, da sempre, ci portiamo dentro. Memoria ancestrale di un eden perduto, dell’Uno intrauterino? O paura? Il sentimento di giustizia, in fondo, non è estraneo all’estetica, perché un mondo iniquo viene avvertito come brutto e spaventevole, oltre che invivibile, e perché sub limen s’avverte paura e distanza da ciò che è terribile. Sentimento, quello di paura, che abbiamo visto crescere in questi ultimi anni assieme alla precarietà economica, prendendo atto che chi occupa posti di potere lo fa, il più delle volte, solo per tornaconto personale; siamo sempre più consapevoli – anche grazie ai media e alla rete – che un’élite agguerritissima sta segnando, e forse ha già segnato, i nostri destini. Continua a leggere

“L’impoetico mafioso”. 105 poeti per la legalità. Recensione di Marco SCALABRINO

“Ci siamo abituati: tutti i giorni … morti ammazzati stesi sull’asfalto … ma questa indifferenza … è un sintomo del male”, Davide Puccini.

Muove Gianmario Lucini, nella prefazione a questo volume, dal confronto fra il ruolo della poesia nell’età classica e quello nell’attuale società. “La poesia epica parlava della pòlis, del suo popolo e della sua vita, dei suoi problemi, dei suoi dubbi, delle sue paure ataviche. Era una poesia capace di stare dentro la società storica e proporsi con un ruolo molto chiaro, quello di interprete della umanità più profonda, di metterla in scena anche nelle sue contraddizioni e nei suoi dolorosi paradossi. La poesia contemporanea invece, troppo spesso, è la noiosa e monocorde proposta di un Io poetico solipsistico, che non si cura dell’altro, ma solo di se stesso, non si sente responsabile del processo di comunicazione ma si mette gegenstand, di fronte, troppo spesso da un pulpito, dall’interno di un gioco le cui regole non sono chiare a nessuno. Non c’è da meravigliarsi se la gente non legge poesia.” Continua a leggere