“L’attenzione” di Angelo Andreotti

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«Dimentica chi sei, perché in virtù di questo iniziale oblio tu sarai mio ospite.» All’ingresso del suo nuovo libro di versi, Angelo Andreotti accoglie il lettore con queste parole di Edmond Jabès. A indicare che la poesia, l’esperienza che il lettore-ospite (e il poeta-autore) provano qui non è diretta ed emotiva: passa necessariamente attraverso un distacco da sé e dalle cose, attraversa oblio, perdita e lontananza per restituirli, il sé e le cose tutte, in una «dizione piana e meditativa» modulata da «figure d’ombra», «presenze lievi e discrete», come scrive nella bella prefazione Antonio Prete.
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Uomo è chi è ospite – Edmond Jabès.

Ci sono libri che ti seguono, nella vita, come cani al guinzaglio. Ed altri, che ti passano vicino e sfuggono come lepri. Ce ne sono altri che sentono il tuo odore, e lo riconoscono e vogliono rimanere con te, farti visita, tornare a trovarti sempre, divenire compagni di viaggio, e non smettono nemmeno se tu li scacci, o se fuori c’è il temporale.

Uno di questi libri è per me Il Libro dell’Ospitalità di Edmond Jàbes.

Il motivo per il quale queste poesie continuano a visitarmi, a chiedermi conto, a tornare, è per me ignoto. Continua a leggere