Edward Sorel e I diari bollenti di Mary Astor


di Guido Michelone

Come per gli Stati Uniti nel 2016, anche in Italia prontamente si sta celebrando un piccolo grande capolavoro editoriale: si tratta della prima biografia su Mary Astor (1906-1987), attrice hollywoodiana negli anni ’30 e ’40, nell’immaginario popolare e per lo star system ricordata soprattutto quale protagonista femmina accanto al macho Humphrey Bogart nel Falcone maltese, che segna il debutto alla regia di John Houston e che resta tra i migliori film di tutti i tempi.
Il libro sull’algida diva si incentra soprattutto sul processo tenutosi nel 1936 a Los Angeles contro l’attrice (già celeberrima), per colpa dei diari bollenti a cui si riferisce il titolo: la Astor, fin dal debutto nel mondo della celluloide, consegna a un quaderno i suoi incontri piccanti, ovvero i numerosi amanti, fuori dal set professionale e ovviamente ben lontano dal focolare domestico.
Mary, sul grande schermo, si ritaglia il ruolo della femmina altezzosa, austera, persino angelicata, mentre nella vita quotidiana cambia spesso mariti, tradendoli e restandone tradita: si sposa con uomini squattrinati (o meno importanti di lei), cade in seri problemi di alcolismo cronico, fin quasi a compromettere la carriera, convertita in quella di brillante scrittrice: due romanzi e soprattutto due notevoli autobiografie. Sfruttata anche dei genitori di origine tedesca, la Astor da quel processo – riscoperto per caso da Edward Sorel tra vecchi giornali sotto un pavimento di linoleum – riesce a uscire vincitrice e al contempo a salvare la faccia all’intero (ipocrita) star system e studio system nella cosiddetta Mecca del Cinema.
Tuttavia non è la storia di Mary a impressionare (i due volumi Hollywood Babilonia dicono molto di più e di peggio); ciò che colpisce favorevolmente è il modo in cui viene elaborato questo libro: narrato in prima persona (e alla prima prova autoriale) da un noto designer newyorkese cresciuto nel Bronx (e divenuto poi vignettista celeberrimo e rimasto sempre politicamente impegnato a sinistra), il volume è frutto di un ripensamento durato circa mezzo secolo, che parte dall’amore platonico verso l’attrice e giunge a una revisione critica che a sua volta diventa un po’ storia del cinema e un po’ riflessione su se stesso a ritroso, dalla giovinezza alla vecchiaia.
Alla fine, il testo non sembra opera di uno scrittore all’epoca ottantaseienne, per l’arguzia, la freschezza, l’autoironia, che trapela dalle pagine, illustrate da sue amabili caricature a china colorata: il racconto delle vicende della Astor s’intreccia con quello esistenziale di Sorel medesimo, fino a diventare un unicum che abbraccia cronaca, saggistica, sismologia, memoriale, lasciando il lettore certamente soddisfatto.
Edward Sorel, I diari bollenti di Mary Astor (traduzione di Matteo Codignola), Adelphi Edizioni, Milano, 2017, pagine 169, € 20,00.