Salut d’amour

da qui

Eppur si muove, qualcosa, nel mare
che da questa terrazza di Sirolo
è una coppa di vino tutto azzurro:
il sangue del Signore, misto a cielo.
Da quanti anni manchi da quassù,
con la tua voce lenta come il vento,
che è il solo a regalarmi una carezza
in questa fine d’agosto. Sul ferro
arroventato della balaustra
si specchia la paura di un bambino,
la domanda d’amore che tu solo
sapevi soddisfare, ad ogni costo.

La poesia e lo spirito

Da qui

L’ultimo giorno ha qualcosa di strano:
l’idea di abbandonare, di venire
traditi da qualcosa, o da qualcuno.
La montagna è sempre lì, la superficie
dell’acqua si scompone ancora in righe
minuscole, le foglie della felce
annuiscono al vento, nella fede
semplice delle cose che rimangono
quello che sono. È questo l’argomento:
il divenire dell’uomo plasmato
dallo Spirito, che lascia qualcosa
ed è lasciato, che trova la vita
perdendola, che ama abbandonato,
poesia che nasce solo dalla prosa.

Alithòs anesti

da qui

Sapessimo a che ora quella pietra
si potrà ribaltare un’altra volta.
Ma proprio come allora correranno
le donne, ad avvertire chi non crede:
non è che un’abitudine, l’inganno
di potercela fare senza aiuti,
la paura ancestrale delle vele
spiegate, che chissà in quale mare
ti potrebbero spingere, chissà
quale patria sconosciuta potrebbe
apparire all’orizzonte. Per quanto
mi riguarda, so solo che la pietra
non c’è più: i suoi bendaggi di fronte,
il sudario piegato da una parte
vedo. E credo: solo questo so,
del biglietto strappato al calendario.

Giobbe

da qui

Fino a quando? si chiedeva il profeta.
Ingenuamente, forse, perché il fondo,
con Dio, non è mai fondo a sufficienza:
se c’è qualcosa che deve morire
e invece è ancora in piedi, stanne certo,
prima o poi morirà. Ma un po’ alla volta,
a fuoco lento, lasciandoti il tempo
di struggerti fino all’ultimo grammo
d’infelicità.

Natale e quale

da qui

Potessimo vedere più lontano
delle luci che da giorni attraversano
in lungo e in largo la nostra città.
Potessimo sentire che la voce
che conta non è quella d’improbabili
e stolide illusioni. Se cantassimo
sulle note del vento che c’ispira
da dentro, avrebbe senso intasare
la rete di messaggi. Se parlassimo
la lingua degli ultimi, resteremmo
meno soli a fare notte fonda,
in attesa di un’alba che non viene.

Intero

da qui

Appesi sulla costa, nell’azzurro
che ci ha visto cullati dall’incanto
di una bellezza pura, irraggiungibile
agli artifici e ai trucchi del serpente
e i suoi emissari; chiamati ad amare
un Progetto pensato nei dettagli
dalla mente di Dio, anzi dal cuore:
soltanto aprendo il nostro sull’abisso
del rischio calcolato, del timore
previsto e prevedibile, del fiato
sospeso per la spada che separa
il bene e il male, la menzogna e il vero,
decisi a ritentare la fortuna,
anzi la fede in chi ci ha letto dentro,
in chi ha visto affacciarsi da qui sopra
il sogno bello di un amore intero,
vivo, tra il Magnificat e la luna.

Rimedio

da qui

E non ti sembra vero, palpitare
all’unisono col tempo, pensare
a quello che da allora
aveva aperto un varco all’ignoranza
del Tutto, mentre ora
si affaccia dal terrazzo il panorama
intero, l’emozione
dell’unico possibile rimedio,
con l’estasi del duplice tornare
e ritornare insieme:
passando, le parole si trasformano,
i muri si frantumano,
e il filo si sbroglia a poco a poco.
S’infiamma l’alternanza
del nero e del bianco, nella schiuma.

In strada

Da qui

Davanti alla finestra aperta, come
stelle nude che brillano nel buio,
tutto l’amore del mondo in un cono
d’ombra in cui aggrappati alla linea scura,
retta e tesa dello sguardo, andare
incontro al deflagrare
di uno stesso ignoto
desiderio, laddove già si cela
il cuore del Progetto, la bellezza
di un panorama rosa tutto aperto,
in strada, nella notte, senza posa.

56. Abitare

da qui

Il presente e il passato s’intrecciano nel tessuto logoro della memoria. Le immagini dell’università si confondono con quelle della naja: androni enormi e freddi, angoli invasi dalle ragnatele, un’aria da colonia penale accentuata dalla sagoma del capitano in canottiera che ti sgrana, mentre ancora sei mezzo addormentato, il rosario osceno delle sue avventure. Continua a leggere

54. Romanzo

da qui

Dovresti scendere nei particolari: ritrarre l’atmosfera surreale che regnava negli incontri coi collaboratori della cattedra, l’aleggiare di proposte sempre al di sopra delle possibilità: una storia della letteratura italiana in cui a ognuno sarebbe stato richiesto un certo numero di voci, convegni su autori sconosciuti di cui non avresti sospettato l’esistenza. Continua a leggere

51. In quelle pagine

da qui

Che poi, alla Sapienza, ciò che conta è il non detto: sia quando, da studente, cerchi di orientarti fra i centottantamila colleghi sconosciuti, sia quando, da collaboratore, sei costretto a esaminare le ragazze che ti guardano promettendoti qualcosa, chissà che, ma sempre spudoratamente, in contrasto con l’incertezza patologica di un Zeno Cosini o di un Filippo Rubè, di cui ti stanno esponendo le avventure. Continua a leggere

46. Shomér, Ma Mi-Llailah?

da qui

Hai dovuto cambiare postazione: anche il salone col poster di Taormina e i fiori di Van Gogh era un antro troppo freddo per l’influenza che non vuole abbandonarti, quasi avesse scoperto il luogo perfetto per le sue devastazioni. Continua a leggere

Se sei triste

da qui

Leggi queste righe, amica: soltanto
per capire se ancora
c’è un filo che ci unisce,
se non tutto è andato perso di noi due,
per la smania inspiegabile di evadere
proprio nel momento in cui
qualcosa sta per accadere, un gesto
è sul punto d’infrangere la scorza
dell’abitudine, del sogno insano
di desiderare l’altro così
come lo vuoi, senza lasciargli dire
la parola che ti spiazza, compiere l’azione
che ti strappa alle certezze, rompere
il muro che s’alza quando il bozzolo
sta per cedere, la faccia nascosta
del tuo io apparire in piena luce.
No, non ci stai, ti sembra molto meglio
sbattere la porta senza rumore,
far credere di non aver sentito
il vento che passava, il passo lento
del nuovo, che ti abbraccia troppo forte,
come il grido di un bambino, il riso
sguaiato del demente. Se sei triste,
posso mandarti un fiore da quaggiù,
una lacrima scaduta da tempo.