Metafore, teatri della memoria ed effetti di nebbia nell’Isola del giorno prima di Umberto Eco (terza parte)

bleupart

Roberto de la Grive non ha a che fare coi rarissimi codici del Nome della Rosa né con l’ammasso di parole scritte che passano sotto agli occhi di Belbo, Casaubon e Diotallevi nel Pendolo di Foucault. Nei precedenti romanzi, la lettura del mondo dipendeva in qualche modo anche da alcuni testi. Nell’Isola del giorno prima, dove invece la presenza di libri è apparentemente minima, per paradosso il protagonista finisce per vivere all’interno di un proprio Romanzo. Ma, in prima istanza, gli elementi che Roberto si trova a indagare sono l’universo, il mondo e i comportamenti degli uomini che lo abitano; tutti dati che, in quanto formanti un testo, posseggono una loro intentio operis che prevede un determinato Lettore Modello. Eco riflette sull’uso e sull’interpretazione delle metafore in alcune pagine dei Limiti dell’interpretazione, constatando però subito che produrre modelli per l’interpretazione è più facile e, forse, più proficuo, che non indagarne i meccanismi generativi. Occorre tuttavia tentare una focalizzazione di tali processi, e valutare se il ricorrere a esse, da parte di Roberto, sia un valido strumento conoscitivo, tralasciando per ora i meccanismi interpretativi[1]. Continua a leggere

L’ESTATE FREDDA di Gianrico Carofiglio

di Massimo Maugeri

L'estate freddaÈ difficile pensare a un’estate più fredda di quella che attraversò il 1992. Nel mese di maggio, l’assassinio di Giovanni Falcone. A luglio, l’uccisione di Paolo Borsellino. Delitti di mafia terribili che avrebbero lasciato un segno indelebile nella storia della Repubblica e della lotta alla mafia. Da qui il titolo del nuovo romanzo di Gianrico Carofiglio, scrittore ed ex magistrato: “L’estate fredda” (Einaudi, pp. 352, € 18,50). Un titolo ossimorico che mette in risalto il contesto difficilissimo in cui si trova a operare il maresciallo dei carabinieri Pietro Fenoglio, protagonista di questa storia ambientata venticinque anni fa. Il racconto prende spunto dal rapimento e dalla successiva uccisione del figlio di un capo clan. Accade che il giovane boss sospettato del sequestro decide di collaborare con la giustizia. E qui si aprono pagine importanti della narrazione, affidate alla confessione e alla scelta di utilizzare i verbali delle dichiarazioni rilasciate dal collaboratore di giustizia al pubblico ministero… che, dunque, acquisiscono la valenza di “forma narrativa” a tutti gli effetti. Continua a leggere

ZERO K di Don DeLillo

Zero Kdi Massimo Maugeri 

L’eterna battaglia dell’uomo contro l’ineluttabilità della propria fine. Il tentativo indomito di oltrepassare i limiti. I nuovi scenari offerti dall’evoluzione della scienza e della tecnologia. Sono queste alcune delle tematiche fondamentali trattate in “Zero K” (Einaudi, pagg. 248, euro 19 – Traduzione di Federica Aceto), il nuovo romanzo del maestro della letteratura americana Don DeLillo. Una parola chiave su tutte: criogenesi (o crioconservazione). Continua a leggere

La poesia e “La prima verità”

di Massimo Maugeri

La prima veritàIl nuovo romanzo di Simona Vinci, “La prima verità” (Einaudi Stile Libero Big, p. 408, € 20), vincitore del Premio Campiello 2016, ha un rapporto molto forte con la poesia. Il titolo del romanzo deriva, in effetti, proprio dal verso di una delle poesie che Ghiannis Ritsos, grande poeta greco del Novecento, ebbe modo di scrivere a Leros, l’isola/manicomio in cui, partendo da vicende realmente accadute, la Vinci ha ambientato il suo romanzo.
Parliamo di poesia con l’autrice di “La prima verità”.

-Simona, che rapporto hai con la poesia?
La poesia è il mio grande amore, forse il primo. Credo che la prima cosa che ho pubblicato su una rivista quand’ero all’università sia stata una poesia. Un po’ me ne vergogno, perché credo che scrivere poesie sia difficilissimo. È più facile scrivere racconti o romanzi. Continua a leggere

ATLANTE DEGLI ABITI SMESSI – intervista a Elvira Seminara

di Massimo Maugeri

Atlante degli abiti smessiElvira Seminara, giornalista e pop artist, vive ad Aci Castello: una bella località sul litorale catanese. Ha pubblicato ottimi libri tradotti in diversi paesi. Tra gli altri segnalo: per Mondadori, L’indecenza (2008); per nottetempo Scusate la polvere (2011) e La penultima fine del mondo (2013). I primi due romanzi sono stati messi in scena nel 2014 e nel 2015 dal Teatro Stabile di Catania.
Per Einaudi ha pubblicato, di recente, il bellissimo Atlante degli abiti smessi: uno dei romanzi più originali pubblicati negli ultimi anni.

Elvira Seminara ha nel suo dna l’attitudine specialissima di riutilizzare in chiave artistica “cose” giù usate, che vengono dunque “ri-create”, “ri-generate”: caratteristica peculiare che trova riscontro anche nelle parole.

Ho avuto il piacere di incontrare Elvira per questa chiacchierata…

– Cara Elvira, partiamo dal titolo di questo nuovo romanzo che è molto suggestivo: “Atlante degli abiti smessi”. In che modo gli abiti che non si utilizzano più possono tracciare una sorta di mappa? E in che modo questa mappa può trasformarsi in narrazione? Continua a leggere

ANNA di Niccolò Ammaniti

di Massimo Maugeri

Anna«Figli miei adorati, vi amo tanto. (…) La mamma se ne sta andando per colpa del virus che si è diffuso in tutto il mondo. Queste sono le cose che so sul virus e ve le racconto così, senza bugie. Perché non le meritate». Sono frasi tratte da un quaderno che riporta sulla copertina consunta il titolo “Le cose importanti”. Le ha scritte Mariagrazia, madre di Anna: la ragazzina tredicenne protagonista del nuovo romanzo di Niccolò Ammaniti (“Anna”, Einaudi, p. 275, € 19).
Ci troviamo in una Sicilia attanagliata da questo virus (“la Rossa”) che, partendo dal Belgio, ha cominciato a diffondersi ovunque decimando la popolazione. Si manifesta con macchie rosse sulla pelle, tosse, febbre, croste sulle narici e sulle mani. E non lascia via di scampo. Colpisce tutti, tranne i bambini. Anche loro tuttavia sembrano destinati a soccombere, giacché il virus è legato agli ormoni della crescita ed è praticamente impossibile sopravvivere a lungo superata la soglia dei quattordici anni di età. Continua a leggere

Tra disuguaglianza e inutilità della resistenza

Il prezzo della disuguaglianza. Come la società divisa di oggi minaccia il nostro futurodi Massimo Maugeri

Se qualcuno mi chiedesse, come consiglio di lettura, di indicargli due libri capaci di sintetizzare le problematiche della società legate agli intrecci cancerosi tra finanza, sistema bancario, politica ed economia, ne consiglierei due: un saggio e un romanzo.
Il primo è di Joseph E. Stiglitz: Premio Nobel per l’Economia 2001. Si intitola “Il prezzo della disuguaglianza” (Einaudi, € 23, p. 476). Il sottotitolo recita: “Come la società divisa di oggi minaccia il nostro futuro”.
Stiglitz affonda lo sguardo sul livello di disuguaglianza raggiunto dal reddito americano in questi ultimi anni (picchi mai visti da prima della Grande depressione). Basti pensare che negli anni del boom, precedenti alla crisi finanziaria del 2008, l’1% dei cittadini si è impossessato di più del 65% dei guadagni del reddito nazionale totale. Paradossalmente, mentre il Pil cresceva, la maggior parte dei cittadini vedeva erodere il proprio tenore di vita. Ma anche nel pieno della recessione, l’1% guadagnava il 93% del reddito aggiuntivo creato nella cosiddetta «ripresa», senza rendersi conto che «il loro destino è collegato a quello dell’altro 99%».
L’analisi di Stiglitz si può estendere a molti Paesi occidentali, compreso il nostro, per i quali vale la seguente constatazione (tratta dalla prefazione del libro): «la disuguaglianza è causa, nonché conseguenza, del fallimento del sistema politico e contribuisce all’instabilità del nostro sistema economico, il quale a sua volta contribuisce ad aumentare la disuguaglianza, in un circolo vizioso che è come una spirale discendente in cui siamo caduti». È possibile riemergere? Stiglitz prova a fornire soluzioni. Continua a leggere

Dentro

Dentro, di Sandro Bonvissuto è un libro bellissimo.Ha il colore bianco della purezza, la forza di una scrittura profonda ,sicura magica, e lascia cadere parole ingioiellate.
c’è in fondo la chiave di un tempo inesploso,il vertiginoso lavoro che la parola ha disegnato , ognuna definita dal proprio peso.
c’è lo stupore di attraversare uno spazio indefinito ,presente in ogni altrove e in ogni anima e c’è il tempo che corre.
un libro e allo stesso tempo uno di quei rarissimi esempi dove è difficile trovare un confine proprio come quei “gigli vicini per puro caso”. è un libro felice amaro pungente grande e sorprendente.
dove si trovano alcune frasi cosi belle come fossero una causa urgente e disperata che il tempo inalterato provvederà a custodire. Per sempre.

Sandro Bonvissuto – Dentro – Einaudi 2012 – 184 pagine –

leggendolo, amandolo ho sentito infine la stessa astratta maliconica felicità che mi ha fatto provare questa poesia diSergejKruglov,magistralmente tradotta da Manuela Vittorelli e che lascio come un piccolo dono

“Amici lontani hanno spedito un regalo:
un batticoda, fragile uccello invernale,
imprigionato nella mica ghiacciata dell’Erebo-Neva.

Acquerello piumato, dolore glaciale,
Tutto fiorisce sulle pietre assolate
Sotto il dolce lentissimo bacio del cielo”

L’incontro di Michela Murgia

Si legge col piacere leggero di una girata in bicicletta questo racconto lungo di Michela Murgia, a conferma di uno stile agile e ben calibrato, capace di dipingere con toni ora ironici ora poetici la vita estiva e la maturazione di un gruppo di tre amici in un paese di fantasia, Crabas, che si richiama con un simpatico scambio di lettere al luogo in cui l’autrice stessa è nata e tuttora vive (Cabras, ndr).
La storia si costruisce attorno ai giochi dei tre ragazzini, al senso d’appartenenza della comunità di cui fanno parte e agli eventi che la metteranno in discussione quando, per una sciocca ripicca tra clerici, verrà deciso di creare una seconda parrocchia in un territorio che a memoria d’uomo ne aveva avuta sempre una.
Memoria d’uomo, appunto: perché le componenti dell’oralità e del racconto tramandato e quelle della tradizione e dell’identità date per scontate si scontrano qui con Continua a leggere

Natan ZACH – SENTO CADERE QUALCOSA. Poesie scelte 1960-2008

Impero e vecchietta

Di qui si vede l’impero,
da lì, una vecchietta, con la sporta della spesa in mano.
Quante vecchiette con le sporte
furono necessarie per costruire l’impero,
quante sporte restarono vuote,
quanti imperi crollarono nella polvere.
Onore ai costruttori degli imperi!
Onore ai loro distruttori!
Ma la vecchietta con la sporta
e i denti che le mancano in bocca
è comunque la speranza del futuro.

Continua a leggere

La vita oscena

di Marilù Oliva

La vita oscena” è l’ultimo romanzo di Aldo Nove, uscito nel 2010 per Einaudi nella collana Stile libero, stessa dei precedenti Puerto Plata Market (1997), Superwoobinda (1998), Amore mio infinito (2000) e La più grande balena morta della Lombardia (2004), Mi chiamo Roberta, ho 40 anni, guadagno 250 euro al mese… (2006).

Bildungsroman inverso che parte dalla fanciullezza e arriva alle soglie dell’età adulta senza comportare una crescita intesa come acquisizione di consapevolezza, questo struggente romanzo è un tracciato tutto interiore che conduce il lettore dall’infanzia alla perdizione del protagonista, perdizione intesa come vita svuotata – la recherche, semmai, potrebbe acquisire valore di significato se questa non portasse ogni volta al non-sense dell’esistenza.

Continua a leggere

Intervista a Massimiliano Panarari

Da Notte di Nebbia in Pianura

Intervista di Angelo Ricci

Massimiliano Panarari insegna Analisi del linguaggio politico all’Università di Reggio Emilia ed è l’autore di L’egemonia sottoculturale-l’Italia da Gramsci al gossip, edito da Einaudi.
Gli ho posto alcune domande, prendendo spunto dal suo saggio. Continua a leggere

QUELLE STANZE PIENE DI VENTO di Francesca Di Martino

QUELLE STANZE PIENE DI VENTO di Francesca Di Martino
Einaudi, 2009 – pagg. 190 – euro 15,50

Recensione di Francesca Giulia Marone

Un ritorno alle proprie origini, un viaggio all’indietro nella nebulosa del passato alla scoperta di una Napoli ammantata di odori sconosciuti, l’incontro con un intrigo di volti che nasconde in sé il suo segreto.
È il viaggio di una donna matura, Anna, che si lascia alle spalle il vuoto di una vita irrisolta nelle stanze di una tranquilla casa sul lago nel Nord Italia per tornare sui suoi passi e incrociare la sua ricerca personale con quella del mistero che copre la morte violenta di due giovani amanti.
La vicenda è ambientata in una Napoli dei giorni nostri dove ci sono segni del passato nascosti sotto la patina della modernità. Alì, un ragazzo tunisino che vive con la famiglia alla Pignasecca – quartiere variopinto e saturo di colori e contraddizioni – viene trovato morto, ucciso da un colpo di pistola, così come la sua ragazza Teresella (pugliese d’origine trapiantata a Napoli con il padre), senza una apparente spiegazione al gesto estremo. Li trovano di fronte al mare luccicante di Santa Lucia stretti in un ultimo abbraccio disperato (forse un suicidio?). Continua a leggere

IL FANTASMA ESCE DI SCENA di Philip Roth

Nathan Zuckermann, personaggio letterario e alter ego di Philip Roth, ritorna sulle pagine del nuovo romanzo del celebre scrittore americano: “Il fantasma esce di scena” (Einaudi, pagg. 230, € 19, traduzione di Vincenzo Mantovani), pubblicato lo scorso anno negli Usa con il titolo di “Exit ghost”.
Un ritorno in scena per… uscire di scena. Sì, perché a quanto pare questo libro dovrebbe segnare “l’addio” del buon vecchio Zuck.
Il personaggio Zuckermann appare per la prima volta nel 1974 in “My life as a man”, dove svolge il ruolo di alter ego letterario dello scrittore Peter Tarnpool (a sua volta alter ego di Roth). La sua prima comparsa da protagonista, datata 1979, avviene nel romanzo “Lo scrittore fantasma”: qui il giovane Zuckerman rende visita al suo idolo E. I. Lonoff, affermato autore “auto-reclusosi” in una baita.
Zuckerman ritorna da protagonista in altri romanzi, tra cui “Pastorale americana” (1997) – il capolavoro di Roth – fino a “La macchia umana” (2000), romanzo da cui – nel 2003 – è tratto un film omonimo diretto da Robert Benton, con Antony Hopkins e Nicole Kidman (la parte di Zuckermann viene interpretata da Gary Sinise).
A livello di curiosità segnaliamo che Zuckerman appare anche in “La terra sotto i suoi piedi”, romanzo di Salman Rushdie ambientato in un mondo popolato da alter-ego letterari. Continua a leggere