Niente è più come prima


di Elisabetta Bordieri

Mi sembro un asintoto matematico, quella retta a cui una curva tende indefinitamente senza mai raggiungerne il contatto. Mi estendo all’infinito, mi avvicino senza arrivare ad allinearmi mai a niente. Tanto meno a te. Alla fine sto qui. Sempre qui. E oggi questo cielo plumbeo e livido non aiuta certo a venirne fuori. Il ricordo del tuo viso si dissolve seguendo ritmi disarmonici, si sfrangia in modo asimmetrico. Come uno smembramento sproporzionato dei tessuti delle guance che si allungano verso l’esterno e poi vengono sfilacciati e strappati via a brandelli. Continua a leggere

Il sussurro delle streghe, di Elisabetta Bordieri


Quella sera stessa, ogni singolo strato dolomitico di certezza si era polverizzato. Lamine di singulti sostavano eretti sull’atrio del tempio della mia anima coagulata dal logorio del tempo. Sentivo come denti asserragliati di mostri impazziti dilaniarmi lo stomaco. Tutt’intorno un’aria pesante e sabbiosa catramava i miei polmoni. Sensazioni oleose e impure che non avrei mai voluto provare, e poi per cosa e per chi? Alla fine avevo chiamato i soccorsi. Non pentita. Solo consapevole. Lo avevano portato via da poco. Io ero ancora lì bloccata in casa mia, seduta, appoggiata al tavolo dove nemmeno poche ore prima stavo cenando. Con lui. E aspettavo. E parlavo. Continua a leggere

Fascino oscuro, di Elisabetta Bordieri

spiaggia
Ne aveva incontrati di uomini di quel tipo. E soprattutto conosceva alla perfezione l’arte subdola delle loro torve lusinghe dalle quali si teneva a debita distanza. Ma era proprio quel genere di maschio, tronfio e seducente, che Margaret sceglieva con meticolosa accuratezza per le sue attività, solo che forse questa volta era stata un po’ troppo incauta e precipitosa. In ogni caso aveva assolto il suo compito e, soprattutto, ottenuto ciò che le serviva per i suoi studi. Si preparò un Gin Tonic e, con il bicchiere in mano, si accovacciò a terra, in una posizione terapeutica come una strega nelle umide latebre del suo covo, e si lasciò andare a quel piacevole e malsano ricordo. Continua a leggere

Tra me e lui, di Elisabetta Bordieri

Venezia
Strano come si possano assemblare parole scrivendo di passione e mistero con una maestria tale da riuscire a calibrare le astrazioni della mente e poi non essere in grado di dare loro foggia e ossatura nell’esatto momento in cui dovrebbero saper carezzare la pelle appena conosciuta e incontrata. Strano come lui sia stato capace di farlo. Ma cos’è strano e cos’è normale? Continua a leggere

Sorridi, respira e vai piano

Chitarra 2
di Elisabetta Bordieri

Curioso come i pensieri a volte riescano a districarsi apparentemente senza conseguenze rovinose in policrome vie lascive e poi si riammassino violentemente dando vita a tanti piccoli grumi di fango opprimenti ma risolutivi, senza dare nemmeno modo di chiedersi come si siano coagulati. Ma questo Caterina lo avrebbe colto solo dopo il risveglio e a distanza di qualche ora. Provò ad alzarsi prima del trillo della sveglia quella mattina per riservare un tempo elusivo a un monastico cappuccino fatto in casa ma, soprattutto, per consacrarsi con dovuta cura a una doccia per ripulire dalle tossine della noia gli spazi angusti di un’energia ormai in disuso. Ignorando la carezza del semplice getto d’acqua, ma confidando nel fragore famelico di uno scroscio impetuoso di pioggia, aprì il rubinetto per lavare quel torpore che da mesi l’accompagnava. Continua a leggere

Il potere della nebbia, di Elisabetta Bordieri

nebbia
Avrebbe dovuto capirlo allora, quando ancora ogni cosa era avvolta da una candida nebbia che come velo lambiva la sua pelle, quando ancora la polizia brancolava nel buio più nero, quando ancora correre era solo un piacere, quando ancora lei era la donna che era. Continua a leggere

Click, di Elisabetta Bordieri

piazza
Non leggo mai le mail di sconosciuti. So che potrebbero essere spam o virus. Ma quella, non so perchè, la lessi.

Da: nessuno. Oggetto: nessuno.

C’era scritto questo:

’11 maggio. Come una tempesta. Così sarà il tuo incontro con Stefano. Stai solo attenta alla famosa -quiete dopo la tempesta-, potresti non saperne uscire’.

Fissai per un po’ quelle parole che suonavano sibilline, ma poi riflettei che per prima cosa io non credo nemmeno agli oroscopi, figuriamoci ad una mail anonima, e poi che, al momento, non c’era nessuno Stefano all’orizzonte nella mia vita, quindi cliccai sul tasto ‘Elimina’ e via. ‘Sei proprio sicuro di voler eliminare questo messaggio?’ Lo chiede sempre il computer prima di eliminarne uno completamente, perchè mai stavolta me ne stavo lì a temporeggiare? Continua a leggere

“Ovunque (tu sia) 2”

pioggia

di Elisabetta Bordieri

Un inverno da dimenticare con l’idea di lui ancora lì, conficcata lì, dentro, come una punta scheggiata di una lama che gira e rigira e sconquassa ogni fibra e tessuto. Si era ritrovata in mezzo a brandelli di anima da rimettere in piedi, ma non sapeva come fare, provava a prenderne uno per cercare di ricostruire un tassello e subito un altro le scappava via dalle mani. Le mani, quelle mani che solo pochi mesi prima le avevano fatto vivere un momento di un assurdo meraviglioso e che ora la schiaffeggiavano dappertutto. Continua a leggere

Stelle, di Fabrizio Centofanti

di Elisabetta Bordieri

da qui

Quando pochi mesi fa ho incontrato Fabrizio a Roma, nel porgermi il libro mi ha detto “guarda che è un libro difficile”. Che strana definizione, ho pensato, detta poi dall’autore stesso suonava ancora più misteriosa. Così mi sono catapultata dentro le pagine a cercare di dipanare il filo con cui il don (senza volerlo?) mi aveva aggrovigliato. Ed è stato come bere un buon vino d’annata. L’ho fatto respirare, l’ho versato con delicatezza in un bicchiere accogliente, l’ho girato e scaldato con la mano, l’ho annusato e respirato fino in fondo, l’ho assaporato e ascoltato i profumi che emanava. Continua a leggere

Ovunque, di Elisabetta Bordieri

pioggia

Non si accorse nemmeno del foglietto incastrato nei tergicristalli che continuava a scorrere sui vetri grondanti di una pioggia satura di giorni come quelli. Raggiunse la galleria dove l’aspettava la sua quasi socia con la solita calzante ironia e dove, in evidente ritardo, arrivò fradicia di noia.

“Alla buon’ora”

“Traffico e pioggia”

“Un bel connubio, un titolo da dare alla tua prossima opera”

“Non ci sarà una mia prossima opera, non scatto da secoli”

“Potresti tornare a farlo”

“Non mi interessa più. Lo sai”

“Io so solo che invece dovresti” Continua a leggere

Un libro ancora da leggere

Di Elisabetta Bordieri

Quando Martina si affacciò alla finestra, quello che vide fu solo neve e freddo e ghiaccio e sale. Si affacciava tutti i giorni, tutte le mattine alla stessa finestra, ma il paese di cinque anime, dove era finita a sopravvivere ormai da anni e anni, non concedeva altro. Tutte le migliori aspettative, nel giro di poco, tutte andate in fumo, così il dolce paesino piccolo, isolato e di gente semplice si era rivelato uno stucchevole agglomerato gretto, dimenticato e di gente ottusa. Continua a leggere

Eppure era ancora primavera

di Elisabetta Bordieri

“…..Lisa stava correndo a perdifiato da più di un’ora. Come se scappasse. La sensazione era quella, tanto era lo sfinimento. Non si voltò indietro mai. Ormai non sentiva più nemmeno il dolore alle gambe. Voleva solo sbrigarsi. La testa le martellava dentro. Ma tra poco sarebbe arrivata. Ancora poco e ce l’avrebbe fatta. Continuava a correre senza tregua. Ormai sapeva che le rimanevano poche forze. E soprattutto poco tempo. Corri Lisa. Corri. Non ti voltare. Corri. Guarda solo davanti a te. E corri. La notte sembrava non finire mai. Si dibatteva così tra un surreale sudore e le bianche lenzuola. Tra un sogno e la realtà. Come se le gambe sbattessero penosamente sullo spigolo del letto. Come se le braccia si dimenassero a tenere il ritmo costante di una sfrenata corsa. Come se la testa sembrasse una trottola senza carica. Ma non era così. Ogni parte del suo corpo giaceva nell’immobilità della stanza. E Lisa era persa dentro il divenire del suo sogno….. ” La sala d’attesa era deprimente, in realtà era un corridoio alle cui pareti, di un colore bianco spento, erano appesi dei manifesti posticci tenuti su da un adesivo poco efficace, le sedie, di un metallo freddo, erano lì una in fila all’altra, stanche e vuote e così sarebbero rimaste. Nemmeno i due tipi pensarono di sedersi. Erano lì da più da più di due ore e aspettavano. “…..per quanto ancora avrebbe dovuto correre Lisa non lo sapeva. Sapeva però che non doveva mancare poi molto. Sentiva che nell’aria c’era qualcosa di impalpabile, un sapore buono che le diceva che c’era quasi. Ed infatti poco dopo arrivò. Si fermò di scatto. Ogni sensazione di stanchezza svanì all’improvviso. Il suo intero corpo riacquistò le forze che sembrava non aver mai perso. Continua a leggere

Lo avevo giurato

di Elisabetta Bordieri

“Oddio e ora che si fa?”

“Si cerca di uscire da questo temporale indenni”

“Vivi vorrai dire”

“Di’ come ti pare. Passami quella cima lì per terra”

“Ci salverà una corda?”

“Passamela, voglio vedere di tenere bloccato il timone in qualche modo e scendere in coperta a telefonare”

“Non puoi usare il cellulare?”

“Non c’è campo, uso la radio”

“Ok ma sbrigati, non mi fido di un pezzo di corda che guida la barca”

“Niente non va. Dobbiamo cavarcela da soli” Continua a leggere

E sono già via

di Elisabetta Bordieri

Semaforo rosso.

Oggi poi li becco tutti io.

Si insomma non è proprio rosso, è giallo.

Dicono sia la stessa cosa e che ti devi fermare lo stesso.

Allora a che serve il giallo?

Come sempre inchiodo, perchè a questo serve il giallo.

Altrochè a farti rallentare! Regolarmente freni bruscamente per paura delle multe, delle telecamere nascoste sugli alberi e ti pianti sull’asfalto, sperando che quello dietro non ti entri dentro con tutta la famiglia.

Mi fermo.

In testa solo questa maledetta storia, quel maledetto incontro. Continua a leggere

Gli ultimi bagliori del giorno

di Elisabetta Bordieri

Arrivò tardi.
A fatica si sedette a terra.
Gambe distese.
Sguardo lontano.
Aveva fatto quello che avrebbe dovuto fare già da tempo.
Non si sentiva in colpa nemmeno un po’ ma solo sollevata.
Si chiedeva ora dove fosse lui e se aveva capito.
Stava meglio. Di questo era sicura, stava sicuramente meglio.
Però continuava a chiedersi cosa aveva sentito poco prima, quale percezione.
Le onde erano alte.
Almeno per lei.
Avrebbe voluto sentirle addosso. Continua a leggere

Sempre

di Elisabetta Bordieri

-Perchè non è possibile?
-Lo sai il perchè.
-No, non lo so, prova a dirmelo.
-Esistono strade impercorribili.
-Ah si?
-Si.
-Credevo tu potessi permetterti altro genere di risposte.
-Ne ho, solo che questa è l’unica ora che puoi permetterti tu.
-Non mi basta.
-Deve bastarti.
-Sei ingiusto.
-Sei lontana.
-Da cosa?
-Dal capire.
-Non voglio capire.
-Lo vedo.
-Ora basta.
-Come vuoi.
-Non è come voglio io ma come vuoi tu! E’ sempre come vuoi tu!
-Le solite accuse.
-Non è un’accusa, è un dato di fatto, guarda cosa hai fatto!
-Forse hai ragione tu, ora basta.
-Sei a corto di risposte vedo…
-Ascolta…
-Si, ascoltare è la mia migliore occupazione, dimmi.
-L’oro si purifica solo con il fuoco.
-Senti, se pensi di parlare con le frasi fatte lascia perdere.
-La sofferenza…
-La sofferenza!? Serve per redimersi? O cosa? Serve per crescere? Ti prego…
-Non vuoi ascoltare, hai già le risposte pronte, le mie non ti servono.
-Tu stai parlando con le parole di altri.
-Beh di altri….Sei tu che stai parlando con le frasi fatte e di altri, non io.
-C’è tanta pochezza in giro.
-Si lo so.

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