“Il giro dell’oca”, di Erri De Luca

Recensione di Francesco Improta

Erri De Luca, Il giro dell’oca, Feltrinelli 2018

Con Il giro dell’oca (Feltrinelli, 13 euro) Erri De Luca, dopo alcune incertezze palesate recentemente, ritrova il passo sicuro del narratore, oserei dire dell’affabulatore, per la straordinaria fascinazione che esercita sui suoi lettori – se le sue storie, come egli stesso confessa, non provenissero dalla realtà di cui è stato, a seconda dei casi, protagonista o testimone. In questo libro, confrontandosi con la sua realtà più intima e ripescando da quel crepaccio che è la sua memoria alcuni ricordi familiari, parla della sua mancata paternità. Continua a leggere

Luigi Maria Corsanico legge Erri De Luca

da qui

Erri De Luca
Considero valore
da “Opera sull’acqua e altre poesie” – Einaudi, 2002
Lettura di Luigi Maria Corsanico

“Los Sueños”, Astor Piazzolla (Guitarra:Toni Iñiguez)

Fotografia : L.M. Corsanico

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Intervista a Erri De Luca, di Giuseppe Granieri

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De Luca, se fosse un ragazzo di 25 anni, con la sua prima raccolta di racconti, o con il primo romanzo finito, quindi alla sua prima esperienza editoriale, pubblicherebbe con un editore a pagamento o con uno dei servizi online di self-publishing?

“Sconsiglio editori a pagamento che promettono inesistenti distribuzioni in librerie e promozione stampa. Pubblicarsi in rete è un modo per lanciare il proprio sassolino nello stagno, un modo per comprare un biglietto della lotteria, dunque se fossi un esordiente di oggi punterei sulla divulgazione in rete, evitando le incresciose attese di risposta da una casa editrice”. Continua a leggere

I pesci non chiudono gli occhi – Erri De Luca

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Quando hai dieci anni ti pare che tutto il mondo non può fare a meno di riconoscere la tua adultità, la tua bambinaggine adultomorfa. Quando hai dieci anni è come cinquanta anni dopo del non ora, non qui ma nel 1960, a Ischia, e tu ancora non lo sai a dieci anni come ci ripenserai a quella prima stagione della vita – la stagione dei poeti, dicono –, ancora non sai lo scrigno che sei in quell’epoca in cui spighi e decanti la delicatezza che si nasconde nel velluto di una carezza femminile, la crudezza.
Lo saprai soltanto a cinquant’anni.
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“Il peso della farfalla”, di Erri De Luca

Recensione di Alberto Pezzini

E’ un libro leggero come una ragnatela, questo.

Erri De Luca, Il peso della farfalla, Feltrinelli 2009, pagg. 70,  è pensato per l’inverno, anzi per il Natale.

Lui è un cacciatore eccezionale, l’altro è un camoscio fuori dalla norma:il re dei camosci. La loro storia è un abbraccio mortale. Il cacciatore insegue la preda che regna sulle montagne, sui maschi più giovani, sulle femmine dominate e sui piccoli nati in primavera. La caccia terminerà con la più grande disillusione mai provata prima. La consapevolezza di avere quasi rubato un sogno, quello del camoscio. Continua a leggere

“Il giorno prima della felicità” – Intervista a Erri De Luca

Testo introduttivo e intervista di Giovanni Agnoloni

Dopo il recente articolo di Elena F. Ricciardi, torniamo a parlare dell’ultimo romanzo di Erri De Luca, Il giorno prima della felicità (ed. Feltrinelli), con un’intervista all’autore. Continua a leggere

Il giorno prima della felicità

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Erri De Luca, Il giorno prima della felicità, Feltrinelli, Milano, 2009

di Elena F. Ricciardi

“I viaggi sono quelli per mare con le navi, non coi treni. L’orizzonte dev’essere vuoto e deve staccare il cielo dall’acqua. Ci deve essere niente intorno e sopra deve pesare l’immenso, allora è viaggio”

Non tutti i libri sono un viaggio. Non tutti i viaggi, dice Erri De Luca, lo sono. Solo quando hai l’impressione di camminare sull’acqua e la tua fede che le parole possano offrirti un valido punto d’appoggio vacilla ad ogni passo e la scia lasciata dal percorso degli occhi incontro al narratore sembra svanire; quando svanisce il ricordo del punto di partenza, eppure lo senti inciso nel cuore così profondo da diventare tu stesso memoria, punto fermo, e nello stesso tempo radice sradicata che si nutre di quell’abisso spalancato dentro il nero tracciato sul foglio che ti sovrasta come un cielo rovesciato; se leggendo provi il medesimo sgomento del nomade di fronte all’infinito, lo stesso nodo alla gola di chi non può stare di notte “in mezzo alle stelle e neanche scrollarsele di dosso” solo allora il viaggio è cominciato. Continua a leggere

Un consiglio a “papi”: censura la Bibbia, è sovversiva e anche un po’ volgare

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immagine da qui

di Erri De Luca

Il prossimo, lo straniero, l’altro: che farsene è l’ordine del giorno di un paese fragile di nervi. La geografia d’Italia è spudoratamente spalancata agli sbarchi e alle invasioni. Oltre alle mille miglia di coste, le Alpi, anziché sbarramento, sono servite da scivolo di eserciti verso le vallate. Popoli, schiere, epidemie, espulsioni, pellegrinaggi hanno premuto con più vigore di oggi sul sistema nervoso e immunitario degli antenati. Continua a leggere

Il parere di uno sconosciuto di nome Gesù

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di Erri De Luca

Che ci faceva seduto per terra a tracciare lettere ebraiche sulla polvere di Gerusalemme? Si trovava sul percorso che dal tribunale andava verso il luogo dell’esecuzione. Per le lapidazioni si usava una fossa larga in cui stava la persona condannata. Dal bordo superiore la folla in cerchio scagliava pietre in basso. Un corteo passava portando una donna condannata per adulterio. Uno sconosciuto, un galileo, sta accovacciato in terra, scrive sulla polvere. Il corteo si ferma presso di lui, per chiedergli un parere. Strana legge quella che a sentenza di morte emessa e in via di esecuzione, chiede a un passante un ultimo parere. Un’ultima parola poteva avere grado di giudizio, ribadire, sospendere, annullare una sentenza. Da noi si litiga per la poca certezza della pena: lì e allora la più grave sentenza di un’aula di tribunale si poteva annullare per strada. Quella legge prevedeva la condanna a morte ma sperava fino all’ultimo di non doverla applicare. Continua a leggere

Erri

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Fra due ore viene da noi Erri De Luca. La tentazione è sempre quella: dargli i miei libri, chiedergli di entrare in redazione, parlargli di noi. Dopo un po’ prevale la saggezza, l’antica attitudine all’ascolto. Di me bambino non ricordo parole: solo quelle degli altri. M’incantavano, gli altri. La pelikan macchiata di Vincenzo Cerere; la maestra Battistoni; gli occhi azzurri della Persighetti. Il mondo era vero perché c’era l’altro. Oggi, la malattia è quella dell’io: i miei libri, le mie azioni, i miei progetti. Comprendo meglio l’impronunciabile nome dell’Onnipotente: Eyeh asher eyeh, Io sono colui che c’è. Che c’è per te. Dio non esiste senza l’altro. Senza la pelikan di Vincenzo Cerere; senza la faccia da schiaffi di Lele Tuccimei. Dovremmo tornare alle elementari per capire che cos’è l’amore. Sentire l’odore delle uova che la maestra Spina faceva colorare a Pasqua.
Tra due ore viene Erri. Gli chiederò se ricorda qualcuna delle sue parole di bambino.

L’ospite incallito

[…] La nostra terra inghiottita non esiste sotto i piedi,
nostra patria è una barca, un guscio aperto.
Potete respingere, non portare indietro,
è cenere dispersa la partenza, noi siamo solo andata.

 

 

È il 13 Luglio. Sono sdraiato nella mia tenda e provo a continuare a leggere. Ma non riesco a concentrarmi, la mia mente è fissata su quella parete. La parete Rakhiot, su quel stramaledetto seracco in mezzo alla parete. In quella fascia di ghiaccio, che ci ostruisce la via di salita.
Un mese fa quando arrivammo al campo base, questa parete mi fece paura. Le foto invece, danno l’impressione che faccia parte del mondo delle fiabe. La parete vista da “Fairy Meadows” si erge con tutta la sua maestosità per 3 chilometri verso il cielo.
Ben 9 chilometri di placconata separano la vetta del Ganalo Peak ad ovest dalla vetta di Rakhiot ad est. Però sono le scariche di ghiaccio che mi procurano paura.
Sono appesi dappertutto su questa montagna, sicuramente già da secoli fanno tremare tutta la valle ed inducono la gente del paese ad avere rispetto e sacralità. Dal basso mi è parsa una montagna ostica, tanto da lasciarmi perplesso e scettico per tutto il periodo che siamo qui.

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