Rosa

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Ti ripenso da qui, come un naufragio
riemerso da un passato ormai remoto:
non hai occhi né orecchi per capire
che cosa ha funzionato, e cosa no.
Ti perdi dentro il rosa condensato
del fragile orizzonte di Sirolo.
Il male ti ha plasmato, come ruggine
lasciata imputridire. Solo quando
sarà venuto l’Angelo vedremo
il tuo volto brillare, come l’oro.

Certo che eravamo inimitabili

Momo libertà
[un mio giovane e caro amico, che chiameremo Momo Getter, mi ha fatto leggere pochi giorni fa questo testo che scrisse sette anni fa, quando aveva diciott’anni. Io ci ho sentito dentro una tale pienezza e ricchezza di vita, che gli ho chiesto di lasciarmelo pubblicare; e lui ha acconsentito, quindi ecco a voi. a.s.]

Certo che eravamo inimitabili… Non avevamo che un palco d’estate per noi, giovani diciottenni, eppure… la musica delle notti di luglio pulsava nelle nostre vene, in un duo meraviglioso con il nostro cuore immaturo. Eravamo gli stessi dell’aprile e del maggio, ma guardavamo con un misto di gioia e malinconia a quell’estate finalmente nostra… Quel sogno che facevamo ad occhi aperti, che tagliavamo con le nostre utilitarie fiammanti, che affumicavamo, che drogavamo, anche, forse, ma che certo la vita non ci vietava, né ci offriva per caso. Continua a leggere