Aut aut


C’è un libro di Sören Kierkegaard intitolato Aut aut. Tratta della scelta, che prima o poi si pone, tra l’estetica e l’etica. Fare ciò che mi piace o ciò che devo. Dal punto di vista cristiano, il dilemma si potrebbe rendere così: vivere per sé o per Dio; cercare la soddisfazione personale o lasciarsi guidare dallo zelo per il Regno dei Cieli; scegliere tra l’egoismo e l’amore. Le definizioni si possono moltiplicare, ma il senso è quello. Meno scontato è il fatto che, se optiamo per Dio, l’altro e l’amore, bello e buono convergono: la vera bellezza, come aveva intuito Dostoevsky, è quella del bene e della verità, in barba a Lucifero e a tutti i portatori della falsa luce dell’io.

MODELLO POETICO: CATALOGO [ESERCIZI DI STILE]

«Tutti i vizi, quando sono di moda, passano per virtù»: così, per Molière, autore e attore. Il tarlo dell’immagine è assillo/assioma anche per chi non recita – per chi redige. La versione pubblica della propria-persona-poeta. E si pretende [nel pullulare/paupulare di performance]: i poeti completi vestono completi da poeta. È credo «buono e giusto» somigliare allo scritto steso – è nel come [complessi di gusti, si stereotipa lo stile che sia: forma/foggia, abito/accento], il crimine. Perpetuato ai danni del carisma speciale, in nome della classifica speculare. La foga in voga è rogo: si chiede di dire «si vede – è poeta!».

«Limae labor et mora» – il precetto si declina per divise. Estetiche, estatiche, ça va sans dire. Continua a leggere