L’Ulisse di Dante e i soldi alla cultura

di Eugenio Scalfari

Come sempre sa fare quando prende in mano la penna e si inoltra in un discorso pubblico Alessandro Baricco comincia da lontano, usa la logica, ragiona sulle premesse pianamente, non è mai provocatorio ma didascalico. Pone questioni, sollecita risposte che sono già contenute nelle domande.

A che cosa serve la cultura? E spiega: serve a migliorare l’anima delle persone, a farle riflettere, a renderle più tolleranti verso i diversi da sé, quindi a scoprire il valore della democrazia e della solidarietà, a ricacciare indietro le pulsioni della violenza. Perciò la democrazia, cioè lo Stato democratico, ha un interesse primario a promuovere la cultura, ad allargarne le radici e le fronde.

E poiché il nostro mondo è in preda a un rigurgito di violenza e d’intolleranza, lo Stato democratico è chiamato a intraprendere una necessaria alfabetizzazione incoraggiando la nascita di quella che lui chiama una “intelligenza di massa”.

Chi non è d’accordo con questo “incipit”? Io lo sono completamente. Continua a leggere