Lettura di “Quasi estate” di Giovanna Menegus


di Fabrizio Centofanti

Giovanna Menegus scrive parole sull’acqua, nell’erba, dovunque le cada l’occhio: quello interiore, i sensi interni dei Padri, che se ne intendevano di teologia, e quindi di poesia.
“Da dove è tornata ora questa luce”: è il mistero dell’ispirazione che nessun critico potrà mai spiegare, ma nemmeno il poeta, che la accoglie come l’albero la pioggia, secondo la famosa icona di Siddharta. È un gioco di luci e ombre, che rischia di perdersi nel nulla: “al falò grande della notte / che presto ricade / in silenziosa / cenere”. Ma non può, perché “l’oscura corrente del Verbo / […] sostiene l’universo”. Continua a leggere

BMW (di Ambra Stancampiano)

Il giorno che sono andato a prendere la BMW c’era un sole giallo e cattivo.
Guardavo dallo specchietto della mia vecchia 127 lo squallore del rione in cui sono cresciuto con un fremito su per lo stomaco: potevo farcela, ne stavo uscendo.
Il venditore mi ha fatto firmare un sacco di carte e ha preteso documenti e buste paga, poi mi ha consegnato le chiavi. Scintillavano.

La BMW mi aspettava nel garage della concessionaria, bellissima come la donna della tua vita quando la immagini da ragazzino.
Il commesso ha disattivato l’antifurto col telecomando, quel bip bip mi è sembrato più dolce del suono di un’arpa.
Sono salito sull’auto, mi sono lasciato avvolgere dall’abbraccio degli interni in pelle, mi sono guardato intorno: quella era la mia macchina. Neanche colei che si sentiva padrona della mia vita poteva interferire. Era la prima cosa solo mia a parte il lavoro con cui mantenevo entrambi in quel quartiere di merda.
Mi sono guardato allo specchietto, ho sfoderato il mio sorriso da venditore; inutile rovinarsi la giornata coi brutti pensieri, a mamma la macchina sarebbe piaciuta.

Al mio ritorno tutto sembrava più bello, perfino le baracche in misto cemento e lamiera attaccate ai pali della corrente per rubare la luce al comune. La BMW mi faceva sentire una spanna al di sopra del degrado che mi circondava, mentre la gente affacciata alle finestre e ai balconcini si passava la notizia che “Micuzzu, u figghiu da ‘za Tana, si fici i soddi” più velocemente dei miei 90 cavalli. Continua a leggere

Educazione sentimentale # 1


(i redattori di La Poesia e lo Spirito hanno recentemente aderito alla proposta di descrivere in un post quella che potrebbe essere chiamata la loro educazione sentimentale, tipicamente un libro che li abbia molto colpiti e che abbia sensibilmente contribuito a formarli quali essi sono. Pubblico qui il primo contributo, dovuto al “nume tutelare” di questo splendido blog, Fabrizio Centofanti.
A. S.)

Mi è facile rispondere: i libri che mi hanno segnato sono soprattutto quelli di Calvino.

Detto così, sembra banale: letture scontate, logore perfino a scuola. Chi non si è mai sorbito Marcovaldo? Eppure, per me, è stato un incontro folgorante. Non ci crederete, ma quando morì, nel 1985, mi fecero le condoglianze.

Cosa mi piaceva di lui? Tutto, anche quei tratti che a molti sembrano la negazione della letteratura, chiamata a compromettersi, a perdersi, a rischiare fino a contraddirsi, per sondare il territorio infido e per certi versi inconoscibile che è l’altro. Continua a leggere

Nella Nazione Indiana


Echi

Estrema terra appare in questa sera
il pensiero di te, la lontananza
infida, l’attimo della finitudine,
del sacro vuoto d’amore,
dell’ignoranza indomita di qualsivoglia
umore, attonita baldanza,
attratta, astrattamente indotta
dal nulla che ti affoga, ti ride
sulla faccia. Apprendimi, sollevami,
scarta la tovaglia che si arriccia,
stropiccia il cuore, con l’unica
voce che mi strappa al dolore,
all’umido biancore del ritorno.

[continua a leggere qui]

Perché di questo si tratta. 12.

papiro
B) Il Vangelo come non l’avete mai letto, (2014), si divide in due parti: una prima più esegetica, dove a parlare è lo studioso di Sacra Scrittura e una seconda dove l’esegesi lascia il posto al racconto. Nella seconda parte del libro procedi per immedesimazione, una tecnica che ricorda quella precedentemente utilizzata in Nessuno è più importante di te, e le voci dell’autore e del protagonista spesso si fondono in un’unica voce. Continua a leggere

Perché di questo si tratta. 11.

Beato Angelico
B) Leggendo Diventare se stessi, si ha la sensazione che questo divenire si realizzi più per ri-costruzione che per costruzione.

F) Ricostruire è importante, ma il problema è la prospettiva, o meglio la chiave con cui l’operazione si conduce. Si dice che il diario sia terapeutico, ed è vero: l’importante è che crei una distanza dal magma della vita, dalle reazioni più istintive, dal mare agitato in cui ci si trova troppo spesso a vivere. Ricostruire il passato significa vederlo con gli occhi dell’oggi, dalla roccia che appare nuovamente, dopo una tremenda mareggiata. Continua a leggere

Perché di questo si tratta. 10.

Anima
B) Quotidianità e altrove, un altrove che è territorio dell’anima in cui convergono ricordi d’infanzia, volti di persone appartenenti al passato, emozioni e desideri provati per un istante e che si sono fissati per sempre nella carne come tatuaggi indelebili. Via di fuga e al tempo stesso tesoro prezioso al quale attingere, dove l’alto sentire e il più basso desiderio, come scrivi nella poesia Chopin, possono toccarsi. Continua a leggere

Perché di questo si tratta. 9.

Stelle
B) I personaggi di Stelle sono colti su di una soglia critica della loro vita. Mentre alcuni si trovano costretti a fare i conti con un fallimento o un inciampo che investe e mette sottosopra la loro esistenza e i loro progetti, altri si scontrano con gli spazi esigui che la realtà mette a disposizione per la realizzazione di aspettative e speranze. Da qui parte una riflessione sull’esistenza, sulla solitudine, sulla difficoltà di accettare e dare un senso alla sofferenza e ai propri limiti, ma anche sulla ricerca della felicità. E loro sono lì, o forse sarebbe meglio dire noi siamo lì, in bilico tra la concretezza fragile del quotidiano e il bisogno, a volte inconscio, di spingersi oltre, verso un qualcosa che la ragione con i suoi limiti non permette di abbracciare, anche perché ritenuto non necessario. Continua a leggere

Perché di questo si tratta. 8.

labirinto
B) Sono tanti i livelli di lettura che È la scrittura, bellezza!, Yehoshua e Stelle offrono, colpisce la stratificazione di senso. Sembrano dei labirinti, all’interno dei quali ogni lettore – e questo si nota soprattutto nel blog perché la reazione è più immediata – segue un suo filo personale per trovare l’uscita, diverso da tutti gli altri e al tempo stesso complementare e indispensabile a tutti gli altri. In Stelle, nella seconda parte dal titolo Fofner, scrivi che il lettore deve fare la sua parte, è lui che mette insieme i pezzi, le tessere sparse del mosaico che si va definendo a poco a poco. Continua a leggere

Perché di questo si tratta. 7.

Scrivere
B) In È la scrittura, bellezza! proponi una riflessione, ironica ma anche un po’ amara, sulla scrittura e sulla letteratura, sul mondo dell’editoria e quello degli ambienti letterari di tendenza che animano il web e non solo, sugli snobismi intellettuali, nonché sulle scuole di scrittura e l’aspetto più commerciale di questa pratica. Il rischio, mi pare di capire, è che, tra le altre cose, ci si dimentichi che scrivere può anche essere una passione disinteressata, grazie alla quale chi scrive riesce, o almeno ci prova, a dare una forma e una consistenza al mondo e a se stesso. La scrittura, quindi, come processo creativo.
Dopodiché è vero che si scrive per essere letti, nessuno intende certamente negarlo. Così come nessuno intende affermare d’essere immune dalla vanità. Continua a leggere

Perché di questo si tratta. 6.

Lpels
B) È la scrittura, bellezza! (2012), Yehoshua (2013) e Stelle (2012), sono accomunati da una caratteristica: la sovrabbondanza. Mi riferisco ai tanti personaggi, agli intrecci, alle citazioni e ai riferimenti letterari. Insomma, per il lettore non è sempre facile mantenere la rotta. Questi tre romanzi, pubblicati a puntate sul blog La poesia e lo Spirito, come la maggior parte dei tuoi testi, hanno suscitato molti commenti. C’è stata molta partecipazione, al tempo stesso, però, hanno anche ricevuto critiche di incomprensibilità. Continua a leggere

Perché di questo si tratta. 5.

papa Giovanni
Luther
B) In Nessuno è più importante di te (2012), si intrecciano due voci, quelle di papa Giovanni XXIII e di Martin Luther King. Il romanzo nasce dalle biografie di questi due grandi uomini che tu racconti in prima persona, dall’interno, attraverso un processo di immedesimazione. Verità storica e finzione letteraria si mescolano e fluiscono continuamente l’una nell’altra. E anche la voce dell’autore si confonde e si fonde con le voci dei due principali protagonisti. Continua a leggere

Perché di questo si tratta. 4.

Caravaggio Matteo
B) In Non superare le dosi consigliate affronti una riflessione sull’esistenza attraverso le opere di Caravaggio. Perché Caravaggio?

F) È di gran lunga il mio pittore preferito: forse perché intreccia l’arte e la vita in quel modo inestricabile di cui parlavo sopra. Il suo realismo è al tempo stesso il timbro utopico di chi aspira a fare una cosa sola di forma e contenuto. Continua a leggere

Perché di questo si tratta. Intervista di Barbara Pesaresi a Fabrizio Centofanti. 1.

overnature.com-381
B) Le parole della felicità è un piccolo saggio edito nel 2005. Il titolo sembra contenere la promessa di una conquista certa. Ma già nell’introduzione aggiusti il tiro e parli di possibilità, infatti scrivi: “Lo scopo di questo piccolo libro è offrire delle chiavi per entrare in contatto in modo originale con le parole della fede nelle quali si nasconde la possibilità, per l’uomo, di essere felice”. Chiudi con questa riflessione: “La felicità, in fondo, è qualcosa che già esiste. Qualcosa per cui, forse, non abbiamo ancora trovato le parole.”
Sembra esserci una contraddizione tra la promessa iniziale e la considerazione finale. O forse è la consapevolezza che ogni tentativo teorico di spiegare qualcosa di così inafferrabile come la felicità, anche se supportato da una esperienza personale, ha in sé un angolo cieco dove la percezione di chi ascolta o legge registra un vuoto? Continua a leggere

Fabrizio Centofanti e il Vangelo come non l’avete mai letto

vangelo di fabrizio
di Guido Michelone

È obiettivamente difficile riassumere – anche perché verrebbero banalizzati – i contenuti del nuovo libro di Fabrizio Centofanti dal coinvolgente titolo Il Vangelo come non l’avete mai letto, ma è ancor più arduo collocarlo in un genere predefinito. Continua a leggere