Vivalascuola. I precari della scuola

Noi siamo quelli che si possono cambiare,
i disponibili, i tappabuchi della scuola, quelli
che possono aspettare, che non lasciano
memoria, nomi senza volto e senza storia
a settembre in classe
a giugno fuori dal portone,
pedine d’una cinica scacchiera sgangherata
che vuole il pregio di dirsi istituzione.
(Francesco Sassetto, qui)

Una scuola precaria
di Claudio Nicrosini

Un tema difficile, un soggetto frammentato
Il tema del precariato fra i lavoratori della scuola, in un certo senso, risente della natura segmentata e frammentaria del suo oggetto. Ne è difficile uno sviluppo sintetico ed efficace, perché l’oggetto stesso “sfugge” e si modifica costantemente. Esistono, in effetti, diverse forme di precariato: diverse graduatorie, diversi contesti regionali Continua a leggere

Vivalascuola. A 15 anni: se non a scuola dove?

Nell’apprendistato, dice il Governo. In un Paese (l’Italia) dove nel 2008 il 47% della popolazione aveva come titolo di studio solo la licenza di scuola media inferiore. Dove l’abbandono scolastico sfiora il 22% (la media europea è del 15%). Dove (rapporto Isfol) sono 126.000 (5,4%) i giovani tra i 14 e i 17 anni fuori da qualsiasi persorso di istruzione e formazione. Nel 2006 il Governo allora in carica in Italia innalzò l’obbligo scolastico a 16 anni. Adesso il Governo stabilisce che a 15 anni si possa accedere all’apprendistato, introducendo un conflitto tra norme, essendo vigente la Legge 296/06 che fissa a 16 anni l’età minima per lavorare. Si torna a una precoce scelta tra istruzione e avviamento a un lavoro che non c’è (v. qui e qui).

E se provassimo con la scuola?
di Marina Boscaino

Basta dare uno sguardo all’organizzazione dei sistemi scolastici dell’Europa dei 27 per rendersi conto dell’errore compiuto Continua a leggere