Giorno divino

La bontà di Dio è diversa dalla nostra: risplende. Se la accogliamo e la facciamo nostra, la gente se ne accorge, ne ha bisogno. Dobbiamo dare un’aria di famiglia, quella della Trinità, perché siamo tutti bambini di Dio. La nostra vocazione è creare una fraternità che scende dall’alto, e non sarebbe mai possibile a livello orizzontale. Occorre vivere al centro di sé stessi, in una unione radicale con Gesù, e allora ogni giorno diverrà divino.

Uno di famiglia


Da che mondo è mondo, a Dio si è parlato con formule o gesti rituali. Per questo Gesù non ha voluto propinarne altri, e ha insegnato una preghiera che più semplice di così non ci può essere: quattro invocazioni, che nel Vangelo di Matteo, già più ecclesiastico, diventano sette.
Il Figlio di Dio vuole essere trattato come uno di famiglia. Se continuiamo a interpellarlo in codice, nel gran giorno ci dirà: “non vi conosco”.

Articolare la sofferenza: il caso di Fritz Zorn, di Andrea Sartori

Pubblico di seguito, con leggere modifiche, parte del saggio Patire l’individuale. Sofferenza come critica in Löwenthal, Zorn e Žižek, che apparirà in «La società degli individui», anno XII, 2009. I passi sono tratti dal libro di Fritz Zorn, Marte. Il cavaliere, la morte e il diavolo, Gabriele Capelli Editore, Mendrisio 2006 (già Mondadori, Milano 1978, e prima ancora, nell’originale tedesco, Kindler Verlag, München 1977). In questa versione ho omesso, per facilitare la scorrevolezza della lettura, l’indicazione delle pagine. Ringrazio la redazione de «La società degli individui» per aver acconsentito all’estrapolazione.

Continua a leggere