L’unica cosa concreta che in fondo abbiamo

“Tutti i personaggi della letteratura sono fantasmi. Emma Bovary e i Finzi-Contini sono fantasmi. Sono fantasmi gli eroi dei cicli bretoni, i re shakespeariani e i mostri di Lovecraft. Achab e la sua balena sono fantasmi” dice Francesco Longo in un bell’articolo sull’ultimo libro di Michele Mari, aggiungendo, subito dopo, che è la consapevolezza che la letteratura sia l’unica “scienza esatta dei fantasmi”, appunto, a innervare il nuovo libro di Mari.
La recensione di Longo è come sempre accurata e condivisibile, né mi sognerei mai di metterne in discussione i nodi focali, e l’unica ragione per cui mi sono permesso di citarne l’incipit è che quel “tutti i personaggi della letteratura sono fantasmi…” ha liberato dal sistema di controllo che vi avevo costruito attorno, tutta una serie di riflessioni che da tempo gravitavano ai margini di alcuni dei miei post.
Non ci sono dubbi circa i fantasmi. Nessuno sano di mente al giorno d’oggi ne metterebbe in discussione l’esistenza. Io ad esempio Continua a leggere

Mare fuso: la natura secondo Mimmo Jodice

Si è appena conclusa al Palazzo delle Esposizioni di Roma una mostra monografica su Mimmo Jodice, doveroso tributo a uno dei maggiori fotografi italiani di tutti i tempi. Un percorso soprattutto cronologico e implicitamente tematico che mette in contatto con la storia e lo stile di questo artista partenopeo che pur avendo viaggiato in tutto il mondo ha probabilmente espresso il meglio raccontando la sua Napoli.
Dagli esordi sperimentali degli anni ’60 con foto strappate e sovrapposte (“Paesaggio interrotto”, “Frattura” o immagini di “Taglio” alla Fontana), passa presto a rappresentare il proletariato, non solo quello urbano con le fortissimi immagini di una “Ercolano” pasoliniana, o la serie dell’ “ospedale psichiatrico”, ma pure quelle della fabbrica, con alcuni scatti presi anche nelle acciaierie di Terni. La sua scelta totale del bianco e nero storicizza le figure, le congela in modo statico ed eterno come lava su Pompei, fino a che inizia a ribaltarsi: non sembra essere più l’umanità della figura ciò che interessa, ma l’essenza archetipa che incarna. Comincia così la sere di immagini dove la presenza carnale-umana sparisce, sostituita da simulacri: sono le statue il soggetto rappresentato, statue o immagini andriformi spesso mutile, corrose, sfigurate, alle quali Jodice dona a volte cinetica usando un effetto di zoom, in modo forse un po’ ripetitivo e pleonastico. Continua a leggere