Allez Botescià: un eroe di tutti i tempi

Sabato 7 maggio 2011 alle ore 15,00, all’Info Point della Provincia di Genova, al Porto Antico, nei pressi di Palazzo Millo, sarà presentato Bottecchia, Tunué Edizioni, fumetto di cui sono autori Giacomo Revelli e Andrea Ferraris (che ha lavorato alla sceneggiatura insieme a Revelli, e realizzato i disegni).

La storia è quella di Ottavio Bottecchia, il primo vincitore italiano del Tour de France nel 1924, scomparso nel 1927 in circostanze misteriose: fu trovato agonizzante nella campagna friulana, dove stava allenandosi, probabilmente a causa di un pestaggio fascista. Continua a leggere

Giuseppe Genna: un’installazione fascista.

[Riprendo da Facebook – il noto social network – di qualche giorno fa.  – Franz Krauspenhaar.]

Giuseppe Genna Ho bannato Franz Krauspenhaar per le sue opinioni da autentico fascista, quale so che è. Da ora in poi banno tutti i fascioqualunquisti. Sarò lieto d’altro canto di essere cancellato al più presto dall’elenco dei vostri contatti Facebook, se pensate che tanto sono tutti uguali, che la vedova di Almirante fa bene a dirle certe cose, etc.

Ieri alle ore 0.37

Mi piace: Enrico Miceli, San Glinglin, Antonio Lorenzo Falbo e altri 68 piace questo elemento.

Federico Miozzi Standing ovation.

Giuseppe Genna Non mi frega un cavolo di quello che può fare dire scrivere Franz Krauspenhaar.

Toti Balia Ci hai messo anche troppo…

Giuseppe Genna Non sono solito bannare, se non ci sono motivi gravi o moleste rotture di palle. Franz lo conosco, non dico sia un amico, ma lo conosco. Non si è mai dimostrato maleducato pubblicamente qui o con me in privato. E’ la prima volta che enuncia… le sue cazzate fascioqualunquiste e destrorse, che in questi anni ho letto vergate da lui in Rete. Prima non c’era motivo. Ora sì. Chiarito questo, il problema non è Franz, bensì quello che altrove ho definito “OGM nazionale che sceglie Berlusconi”. Sottolineo che da stasera siamo in guerra con la Libia, ripudiandola (la guerra, non la Libia, ché tutto abbiamo fatto finora tranne che ripudiare la Libia) per Costituzione. E che oggi è apparsa a Roma la scritta di ingresso ad Auschwitz. L’italiano medio non pare reagire? Io reagisco, non essendo reazionario. Continua a leggere

Il Capitano Mario (XII)

di
Maria Frasson

(puntate precedenti: I, II, III, IV, V, VI, VII, VIII, IX, X, XI)

L’estate con i cugini

Trascorrevamo la villeggiatura estiva in Val d’Intelvi con i cugini di Como, carissimi, con i quali andavamo d’accordo perfino sulle reciproche, inconsapevoli date delle gravidanze che iniziavano, tanto la prima quanto la seconda, singolare appuntamento, sempre a distanza di quindici giorni. Quando visitai la Carmen col suo piccolo (il primo figlio), nato nella notte, ricordo che mi disse, con le parole del cuore: “Maria, è una gran cosa!” e ci abbracciammo con lacrime di gioia. Italo, il cugino-fratello, condivideva con la stessa espressione sul viso, con lo stesso velo sugli occhi. Anticipo per me della stessa esperienza imminente.

Altrettanto doveva avvenire alla nostra seconda maternità.

È strano come fra Italo e Mario si fosse stabilito a prima vista un rapporto di reciproca simpatia, di comprensione, di fraternità, pur fra due uomini diversi per età, orientamento professionale e consuetudine di vita. Io ci pensavo con gioia, essendone il fulcro convergente e con gratitudine per questo ulteriore dono celeste.

Quando i due cuginetti, Carla e Giuliano, non camminavano ancora, stavano sempre insieme nello stesso box, oppure nelle reciproche carrozzine, affiancati, ed erano naturalmente al centro dei nostri affetti e dell’ammirazione dei villeggianti.

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Il Capitano Mario (X)

di
Maria Frasson

(puntate precedenti: I, II, III, IV, V, VI, VII, VIII, IX)

L’IMPERO

La sera del 9 maggio 1936 dal balcone di Palazzo Venezia, Benito Mussolini proclamava all’Italia in festa la vittoria e la fondazione dell’Impero “riapparso sui colli fatali di Roma”.

Quella sera, con la mia amica Carmina ascoltavamo la radio stando sul terrazzino sotto un limpido cielo stellato. Fu un’emozione esaltante. E non fu cosi solo per noi giovani, ma per tutti gli Italiani. Il giorno dopo Ugo Oietti, uno dei più quotati giornalisti-scrittori, ne scrisse, mi pare, sul Corriere della Sera, un articolo bellissimo, intitolato “Notte sull’Impero”. Ricordo, tuttavia, che mentre noi due commentavamo il giorno dopo la nostra felice impressione con l’amica Giuliana, che era figlia del direttore del giornale locale, persona assai colta ed autorevole che io stimavo molto, ci sentimmo dire da lui, in tono pacato: “Eppure ricordatevi che questo è il principio della fine”. Parole che allora mi stupirono: parole profetiche, ma anche ora mi chiedo: come mai tanta lungimiranza? E in quel momento? Il fatto è che noi allora eravamo giovani e non potevamo capire.
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INTRODUZIONE di Sergio Luzzatto a “Via Rasella. La storia mistificata” di Rosario Bentivegna.

  [A futura memoria…]

 

di Sergio Luzzatto

Bruno Vespa non si accontenta, con la trasmissione «Porta a porta», di tenere semi-quotidiana compagnia ai nottambuli del Belpaese. Verso la fine di ogni anno, pensa bene di offrire a tutti gli italiani – ai dormiglioni come ai tiratardi – qualcosa come un libro-strenna da regalarsi a Natale. Così, per una manciata di euro i più devoti fra gli aficionados possono disporre, fra i variopinti pacchetti sotto l’albero, di una versione rilegata del brunovespismo televisivo.
I titoli dei volumi firmati da Vespa fra il 1994 e il 2001, cioè fra il primo e il secondo governo Berlusconi, sono istruttivi in se stessi: bastano da soli a testimoniare – oltreché ovvie esigenze di richiamo commerciale – una certa maniera di pensare la storia dell’Italia contemporanea. Il cambio (1994), Il duello (1995), La svolta (1996), La sfida (1997), La corsa (1998), Dieci anni che hanno sconvolto l’Italia (1999), Scontro finale (2000), La scossa (2001): presi uno per uno, i titoli dei libri di Vespa scandiscono ogni volta un presunto momento epocale, quando non suggeriscono un’emergenza nazionale o addirittura una crisi rivoluzionaria. Presi in serie, viceversa, essi alludono alla consolante evidenza per cui più tutto cambia, più tutto è la stessa cosa… Se poi si guarda ai titoli delle ultime due strenne, la Storia d’Italia da Mussolini a Berlusconi (2004) e Vincitori e vinti (2005), si scopre come l’ambizione dell’autore non si limiti più alla volontà, propria di un giornalista, di raccontare il presente in un modo più disteso di quanto lo consenta la stampa quotidiana o periodica. Da un anno a questa parte, Bruno Vespa ha voluto aggiungere al proprio un secondo mestiere: si è messo in testa di parlare agli italiani da storico. E a giudicare dai numeri delle vendite, in molti gli hanno riconosciuto le carte in regola per farlo.

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