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Bruges la morta

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Georges Rodenbach (1855-1898) pubblicò quel piccolo gioiello che è Bruges la morta (ora di nuovo per Fazi nella traduzione di Catherine McGilvray, pp. 105, euro 15) a puntate, su «Le Figaro», tra il 4 e il 14 febbraio del 1892; una maniera alquanto decadente, questo “studio delle passioni” umane, di celebrare la festa degli innamorati. Le passioni ne escono frastornate, allibite, massacrate. La storia – che tra l’altro fu, per Pierre Boileau e Thomas Narcejac, tra i semi del loro noir D’entre le morts (La donna che visse due volte, in Italia, da cui Hitchcock trasse il film Vertigo) – è quella di Hugues Viane, vedovo da un lustro, trasferitosi nel capoluogo delle Fiandre occidentali perché quella città dalla pelle vellutata, col suo Beghinaggio e “le note salmastre delle campane di parrocchia”, rappresenta un’equazione perfetta tra la sposa deceduta e la morte del tempo che tra i quais funerei è perpetuamente celebrata. Aggrappato al mistero delle danze macabre e ammaliato dai reliquiari bisbiglianti la memoria della giovane moglie – sotto teca, perfino la fatal treccia degli ultimi giorni di malattia –, Hugues, ebbro di salvifico dolore, riedifica la grande piramide della religiosità infantile sulla cui vetta siede la speranza. Di riunirsi a lei, un giorno, di mandar lontano l’impulso di togliersi la vita. Continua a leggere

GIORDANO, di Andrea Caterini

di Massimo Maugeri

Questo, l’incipit del libro: “Quella notte non succedeva niente. Da mesi sfogliavi un mucchietto di fotografie. Ormai non le guardavi nemmeno più. La prima la infilavi dietro all’ultima, e quando l’ultima diventava la prima ricominciavi il giro”.

Un romanzo scritto in seconda persona, la voce di un figlio che si rivolge a un padre, un garage che diventa rifugio e luogo d’esilio, un contesto famigliare difficile. Sono tanti i temi trattati da Andrea Caterini nel suo romanzo Giordano (edito da Fazi). Ma chi è il protagonista? Continua a leggere

Intervista alla scrittrice e archeologa Giorgia Lepore, autrice de “L’abitudine al sangue”

Giorgia Lepore vive in Puglia, a Martina Franca. È archeologa e insegnante di storia dell’arte nelle scuole superiori. Ha al suo attivo varie coordinazioni di scavi in siti archeologici di tutta Italia e pubblicazioni in riviste specializzate e atti di convegni. Con la pubblicazione del romanzo “L’abitudine al sangue” (Fazi), esordisce anche come romanziera.
Si tratta di un romanzo storico dove protagonista è Giuliano, figlio dell’imperatore di Bisanzio, posto dal padre a capo dell’esercito suo malgrado. Il giovane non riesce a sopportare l’idea della perdita di vite umane, la vista e l’odore del sangue. Con l’aiuto dell’amata Eucheria trova il coraggio di ribellarsi al ruolo impostogli, ma subisce la dura e impietosa vendetta paterna. “L’abitudine al sangue” – romanzo ben scritto, avvincente, dolente e capace di indurre alla riflessione – approfondisce, tra le altre cose, il difficile percorso interiore del protagonista.
Ho avuto modo di discuterne con l’autrice.
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