Credo

sepolcro

C’è ancora chi crede al peccato della improbabile coppia di progenitori, col serpente, la mela e tutto il resto.
In questi termini letterali, naturalmente non ci credo. Non credo a una perfezione originaria, da cui sarebbe scaturita la caduta. Non credo che la morte fisica sia stata generata dal peccato. Credo piuttosto che Dio abbia dato impulso all’universo, o agli universi, e che tutto si sia dipanato in modo imperfetto in quanto creaturale. Il male non nasconde alcun mistero: esiste perché esiste l’imperfetto, e può essere vinto solo a poco a poco, assecondando la tensione verso il bene che alberga in ogni uomo e in ogni donna. Credo che nelle religioni ci siano valori che potremmo condividere, ed è un dovere la solidarietà di chi persegue ideali almeno in parte equivalenti. Le guerre sante non sono che un assurdo logico. Siamo noi a dare un senso all’universo. Ogni atto di bene è una luce che si accende nella tenebra del caos originario. Collaboriamo a un’opera preziosa: perché perdere tempo? Il peccato è negare che, gesto dopo gesto, possiamo costruire il paradiso che vedevamo all’inizio della storia, ma che ora scorgiamo profilarsi all’estremo limite di essa, come sbocco finale di una tensione verso ciò che non è più imperfetto. Amo questo mondo che ha fatto di me una persona responsabile. Amo chi mi ha graziato con offerte di vita, rendendomi persona libera. Libero è solo chi ha ricevuto doni, senza che si chiedesse un contraccambio. Libero è chi lascia spazio al Bello, al Bene, al Vero. Così, passo dopo passo, mi dirigo al giardino accanto alla città, dove c’è un sepolcro nuovo che mi attende, un giovane dalla veste bianca, una pietra rotolata sul passato, la prima lama di luce del futuro.

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