Tre post per tre libri: 3. Una casta che vive di sogni e di parole

di Ezio Tarantino

[Il primo post è qui, il secondo qui]

Il terzo libro è “Spingendo la notte più in là” , di Mario Calabresi. Come nel caso del libro di Lenci questo libro me lo sono trovato in casa (non l’ho cioè scelto e comprato appositamente) e questa è una curiosa coincidenza. Perché l’assunto del libro del figlio del commissario Luigi Calabresi, come è noto, ha molte parentele con quello di Lenci: perché sia fatta veramente giustizia occorre dare voce alle vittime. Non è ammissibile che di quella pagina, tristissima e oscura della nostra storia, a rendere testimonianza ci siano quasi esclusivamente gli sconfitti, gli assassini.
Il punto di vista della vittima è il solo modo, sembra di capire, per provare a trovare giustizia, non solo quella privata, evidentemente indispensabile, ai parenti delle vittime, per sentirsi almeno parzialmente risarciti dallo Stato per il quale il più delle volte la vittima aveva dato la vita, ma anche per ricostituire il tessuto virtuoso della solidarietà sociale, che se non è imbastito sul fondante valore della Giustizia, cioè sul riconoscimento certo dei ruoli di vittima e colpevole, non può produrre una società sana. Continua a leggere

Gli Idioti

di Nadia Agustoni

Amare i libri e amare un libro. Questa storia potrebbe iniziare così. Incomincia però negli anni Ottanta quando era difficile vivere in provincia con grandi ideali e con poche prospettive. In parte mi salvò la ricerca interiore a base di letture, camminate in collina, amicizie lontane. Dimenticavo: c’era anche la bicicletta. Dalle mie parti, nei paesi intorno a Bergamo, ci sono state subito ragazze nel ciclismo agonistico. Uno dei miei fratelli seguì da tifoso un giro d’Italia femminile a cui partecipava la figlia di un suo amico. Mi teneva aggiornata. La bicicletta era evasione. Non sognavo gare. Sognavo però delle storie.

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