Il dono


Dio si serve di noi. Potrebbe fare da solo, ma è interessato a produrre comunione, solidarietà, legami. Nel Primo Testamento agiva per mezzo degli angeli: è il suo metodo, il suo stile. Per questo, per quanto ci riguarda, dobbiamo solo fissare Gesù, tenercelo stretto, prendergli la mano come quella di un gigante che protegge da tutto. Confidiamogli le debolezze, perché ci accoglie con slancio, come il padre con il figlio prodigo. La vita si capisce dalla parte del dono, altrimenti è un mistero impenetrabile.

Fidarsi


La persona più amabile è la meno amata. In genere ci inganniamo sull’amore: ci fidiamo di gente capace di tradirci, ci affezioniamo a personaggi che magari, in nostra assenza, sparlano di noi. È quasi un topos accorgersi di queste incongruenze, toccare con mano l’ingenuità nei rapporti quotidiani.
Ciò detto, la persona più amabile è la meno amata. Ma neanche questo è generalizzabile: quanti martiri sono morti per amore di Cristo? Loro hanno scelto di fidarsi della Persona giusta, di Colui che non li avrebbe mai traditi.

Preoccupazioni


Si potrebbe scrivere una Storia della preoccupazione, un’Analisi comparata delle ansie quotidiane. Tutti ci preoccupiamo per qualcosa: famiglia, salute, lavoro. Cosa dirò a quello, se lo incontro? Mi accoglieranno in quell’ambiente? Mi accorderanno le ferie programmate? Altre domande sembrano più serie. Pensiamo ai luoghi di persecuzione: mi arresteranno? Finirò impiccato o crocifisso?
Il Vangelo ci propone una ricetta valida per tutte le occasioni: fidarsi di Dio. Se mi abbandono a Lui come un bambino ai propri genitori, non devo aver timore: qualunque cosa accada, sarà per il mio bene. Solo così è possibile comprendere le parole di uno che, a seconda dei punti di vista, è un alienato o un santo: per me vivere è Cristo, e morire è un guadagno.