Il sorriso

Il sorriso è importante. Vuole dire: ci sei, ti riconosco, non avere paura. In fondo, viviamo ancora nella giungla. Potremmo dover contenderci, da un momento all’altro, un pezzo di pane, per una improvvisa carestia. Ma se ti sorrido, voglio dire: siamo qui, ora, abbiamo fiducia, nonostante.

Il segreto

Gesù, nel Vangelo, lo spiega in tutti i modi: il segreto è l’unione, la fiducia. Noi, invece, siamo quelli che diffidano, che partono per un paese lontano, come il figlio prodigo. Salvo ritrovarci, puntualmente, nella carestia. Chissà se prima o poi ci lasceremo convincere. “Riversati in me”, dice il Cristo alla Bossis.

Un atto

Abbiamo bisogno di un vestito nuovo, per entrare in cielo. La veste bianca del battesimo, un cuore rinnovato da un atto di fiducia. Aveva ragione don Mario: il contrario della paura non è il coraggio, è la speranza. Basterebbe un atto di vera fiducia, e poi di volontà, e la speranza diverrebbe la vita di ogni giorno.

La Madre

Bisogna contare sulla Madre, Immacolata e Addolorata. Colei che ha accolto in maniera perfetta il progetto di Dio, corrispondendo ad ogni sua speranza. È un’alleata potente, della quale è rischioso fare a meno. Con Lei, tutto diventa più semplice, meno faticoso. Un Padre, un Fratello, una Madre: la compagnia necessaria e sufficiente per giungere alla meta.

Nulla ti turbi

Nulla ti turbi, nulla ti spaventi. Diceva bene Teresa la grande, con la sua intuizione tutta femminile. Mi sono accorto che due degli articoli che avevo programmato sono stati cancellati. Chi sarà stato? Il nuovo editor, con cui devo prendere ancora confidenza? Un hacker, che non ha niente di meglio da fare che perdere tempo nella bacheca di WordPress? Poi ti ricordi di Gesù, dell’annuncio evangelico di pensare soltanto a quello che rimane, al convincersi una volta per tutte che il mondo, coi suoi mille desideri, è una trappola destinata a diventare ruggine e a sparire. E allora anch’io dico con Teresa: nulla ti turbi, nulla ti spaventi. Pensa solamente a ciò che è eterno.

Il dono


Dio si serve di noi. Potrebbe fare da solo, ma è interessato a produrre comunione, solidarietà, legami. Nel Primo Testamento agiva per mezzo degli angeli: è il suo metodo, il suo stile. Per questo, per quanto ci riguarda, dobbiamo solo fissare Gesù, tenercelo stretto, prendergli la mano come quella di un gigante che protegge da tutto. Confidiamogli le debolezze, perché ci accoglie con slancio, come il padre con il figlio prodigo. La vita si capisce dalla parte del dono, altrimenti è un mistero impenetrabile.

Fidarsi


La persona più amabile è la meno amata. In genere ci inganniamo sull’amore: ci fidiamo di gente capace di tradirci, ci affezioniamo a personaggi che magari, in nostra assenza, sparlano di noi. È quasi un topos accorgersi di queste incongruenze, toccare con mano l’ingenuità nei rapporti quotidiani.
Ciò detto, la persona più amabile è la meno amata. Ma neanche questo è generalizzabile: quanti martiri sono morti per amore di Cristo? Loro hanno scelto di fidarsi della Persona giusta, di Colui che non li avrebbe mai traditi.

Preoccupazioni


Si potrebbe scrivere una Storia della preoccupazione, un’Analisi comparata delle ansie quotidiane. Tutti ci preoccupiamo per qualcosa: famiglia, salute, lavoro. Cosa dirò a quello, se lo incontro? Mi accoglieranno in quell’ambiente? Mi accorderanno le ferie programmate? Altre domande sembrano più serie. Pensiamo ai luoghi di persecuzione: mi arresteranno? Finirò impiccato o crocifisso?
Il Vangelo ci propone una ricetta valida per tutte le occasioni: fidarsi di Dio. Se mi abbandono a Lui come un bambino ai propri genitori, non devo aver timore: qualunque cosa accada, sarà per il mio bene. Solo così è possibile comprendere le parole di uno che, a seconda dei punti di vista, è un alienato o un santo: per me vivere è Cristo, e morire è un guadagno.