Vivalascuola. E cosa faccio adesso?

Sugli scritti che seguono, soltanto due annotazioni, di segno opposto. La prima, ha a che fare con il ruolo della scuola che, sebbene con qualche critica, risulta essere stata per tutti e tre i ragazzi (nonostante tutto) positivo. La seconda concerne l’assenza (o la troppo vaga presenza) nei tre scritti di una possibile via d’uscita collettiva dalla condizione di impasse in cui il nostro Paese si trova. Chi ha vent’anni oggi ha assimilato per osmosi l’individualismo, l’egoismo sociale, la menzogna meritocratica. Ecco quindi un compito degno per i più adulti: ricordare ai ragazzi che l’uomo è una creatura politica e che l’indebolimento dei legami sociali e solidali e la loro sostituzione con l’arida contabilità del pareggio di bilancio dello Stato non porterà molto lontano. (Giovanna Lo Presti)

La scuola è finita, rimbocchiamoci le maniche
di Pierluigi Matozzo (neodiplomato Itis, Milano)

Era incredibile, sì, è successo solo qualche mese fa, ma ricordo vividamente come mi sentivo: l’apparente sensazione che tutte le mie preoccupazioni fossero finite, mi sentivo padrone della mia vita… Insomma, la libertà… Continua a leggere

Vivalascuola. Scuola giovani lavoro

Scrivo queste poche righe in una condizione di incredulità e con un gran dolore nel cuore. La scuola è il luogo della tutela. Il luogo a cui affidiamo tutti i giorni i nostri figli, in cui entrano i nostri studenti, il nostro luogo di lavoro. Ciò che è accaduto a Brindisi è inconcepibile. Lunedì entriamo nelle nostre scuole proponendoci di raccontare, di commentare, di analizzare l’orrore di questo avvenimento. Dovremmo entrare listati a lutto. Dovremmo trasmettere – noi che li vediamo tutti i giorni, timorosi, indolenti, silenziosi, sorridenti – il grido di orrore con cui la scuola reagisce alla propria profanazione. Più di qualsiasi minuto di silenzio, la forza delle nostre parole deve essere il modo per dire che, qualunque sia stata la matrice di un atto tanto insensato e bestiale, noi – insegnanti e studenti – non ci stiamo, né ora né mai. Lunedì tutte le scuole d’Italia devono chiamarsi Morvillo Falcone, per Melissa che non c’è più, per Veronica e tutti gli studenti feriti, per i nostri ragazzi e per questo sventurato Paese che merita altro. (Marina Boscaino)

Tra scuola e lavoro mettiamo il futuro
di Marilena Salvarezza

Tra scuola e lavoro c’è sempre stato un legame forte quanto contraddittorio, con un’oscillazione costante tra due poli estremi. A uno l’appiattimento sui bisogni del mondo del lavoro e la spinta a “canalizzazioni precoci”, all’altro il distacco della scuola dal territorio e dalla realtà Continua a leggere

“Bar Atlantic”, di Bruno Osimo

Da Postpopuli.it

Recensione e intervista di Giovanni Agnoloni

Bruno Osimo

Bar Atlantic

(ed. Marcos y Marcos)

Un’opera brillante ma dalla sostanza profondamente seria. Bar Atlantic di Bruno Osimo – studioso di lingua e cultura ebraica e traduttore – è un romanzo edito da Marcos y Marcos che ha per protagonista Adàm, un docente universitario parcellizzato fra tante sedi accademiche sparse per il Nord Italia. Tante quanti i sono i giorni lavorativi della settimana.

La sua vita è un mosaico di momenti vissuti al volo, tra carrozze ferroviarie, amanti diverse in città diverse e un beato stordimento, che lo porta a lasciarsi andare a questo flusso ininterrotto di esperienza con ironia e spirito giocoso. Lo stesso che l’autore mette nelle spassose note a pie’ di pagina, che costellano il libro con un tocco che mi viene spontaneo associare ad alcune delle uscite più felici di Woody Allen.

Ma i temi, dicevo, sono seri. Su tutti, il precariato; lo spaesamento che induce in chi lo vive e si ritrova spezzettato in una serie sfilacciata di momenti. Manca un baricentro. Per Adàm il surrogato di questo ancoraggio interiore è l’adorata moglie, che pur cornifica abbondantemente, e anche il bar del titolo dell’opera, dove si consuma una confortante ritualità di gesti. Continua a leggere