Mi è testimone la terra: un dialogo a tre voci

Prisco Tini Genti FOTO
Le poetesse Francesca Genti e Milena Prisco discutono il libro di Francesca Tini Brunozzi

a cura di Guido Michelone

Genti. Mi è testimone la terra è un poema con una struttura molto coesa e con una divisione in tre parti, di cui la prima speculare alla terza (quella centrale è una sorta di intermezzo). Il tema principale è la morte e i morti: si tratta di una poesia-confessione perché parla dei morti sparsi come in una rete cosmica in cui sono pronti a dialogare; e quindi nel libro è protagonista sia la morte come assenza sia in qualche modo l’assenza quale elemento che modifica il rapporto dell’interlocutore, con un’idea di metamorfosi continua. Si tratta inoltre di un concetto di tempo circolare, la morte come una tappa, con un’idea buddista, dal momento che l’Autrice da alcuni anni ha abbracciato la filosofia buddista: del resto anche il titolo è una parafrasi di una frase del Buddha. Continua a leggere

Pro/vocazioni. Dieci domande a scrittori e poeti italiani.# 7 FRANCESCA GENTI.

a cura di Franz Krauspenhaar

Sei uno scrittore. Chi te lo fa fare?

Non lo so. Quando durante l’infanzia ho scritto la mia prima poesia non mi sono chiesta perché lo facessi e neanche dopo.

Però sono contenta e fortunata perché la scrittura ha attratto verso la mia persona cose molto importanti e belle: amicizie, incontri, viaggi, scambi di ogni genere. Attraverso la pratica della scrittura ho esaudito molto desideri, capito alcune cose e fatto parecchie scoperte.

Amori e odi letterari. Per favore alla voce odi non citare solo gente defunta.

Da un libro esigo che mi insegni qualcosa, anche piccola, almeno una parola che non conoscevo, una situazione inesplorata, uno stupore, non amo il meccanismo dell’identificazione e quando leggo un libro voglio trovare altro da me, essere proiettata fuori e altrove.

Amori letterari: Bret Easton Ellis, Sandro Penna, Gertrude Stein, Clarice Lispector, Joseph Conrad…  Andando tra gli italiani viventi perché so che è qui che vuoi andare a parare J dico: Gemma Gaetani, poetessa spesso fraintesa, Tommaso Labranca, Piersandro Pallavicini.

Antipatie letterarie (odio è davvero troppo): tra i famosi Alessandro Baricco, tra gli sconosciuti Walter Binaghi, tutte le scrittrici italiane della corrente “pompino&mojito&movida”, scrittori noir ipersopravvalutati che  “fotografano con spietatezza questa Italia”.

Non amo molto l’eccessivo sperimentalismo in poesia anche perché spesso i suoi rappresentanti se la tirano senza averne davvero donde.

Mi è sempre stato antipatico Antonio Moresco, ma ho letto il suo ultimo libro “Gli incendiati” e mi è piaciuto molto, quindi mi sono ricreduta. Continua a leggere

Intervista a Francesca Genti. Di Guido Tedoldi

(Francesca Genti. Poesia)

Intervista a Francesca Genti
di Guido Tedoldi.

Ciao Francesca,
di seguito nel testo trovi 3 domande che mi sono venute in mente dopo aver assistito al tuo reading del 15 ottobre all’Arci Turro. Non te le ho poste in quella sede perché, alla fine di un impegno durato tra una cosa e l’altra più di un’ora, mi è sembrato che avessi voglia di rilassarti più che di parlare (ancora e ancora) della tua arte. E poi per il motivo che porre domande scritte permette a me di essere più preciso e profondo, e a te di rispondere in maniera più pensata.

L’elemento notevole delle tue poesie, e che mi sembra interessante al punto da parlarne su LaPoesiaELoSpirito, è che alcune di esse raccontano storie. E queste mi sono sembrate le più riuscite. Altre, invece, descrivono sensazioni, e quelle mi sono sembrate più convenzionali…
…Ehm, forse è meglio che io faccia un passo indietro. Continua a leggere

Giornate di una Manga Girl

kamikazeGiornate di una Manga Girl. Su Poesie d’amore per ragazze kamikaze di Francesca Genti

di Cristina Babino

La poesia di Francesca Genti ha colore d’uniposca. Di quelli argentati , o d’oro, o d’un pastello vagamente fluorescente, con un po’ di fantasia, buoni per forgiare graffiti sui banchi, o le panchine, sui sedili in formica degli autobus, sullo zaino dell’Invicta. E’ un colore acceso e denso di fumetto, che squarcia il buio d’una notte ricorrente e ingombrante – una notte di periferia postatomica, o soltanto industriale – luccicante come gli occhi esagerati di un personaggio manga. Parallelo, questo, già suggerito da Marco Simonelli in una sua nota sottile e puntuale (qui, dove si citano tra gli altri, in modo alquanto convincente, come precedenti ispiratori, Penna e la Cavalli), e che pare tanto più calzante quante volte si vedono ricorrere nei testi che compongono la raccolta riferimenti di chiara ascendenza nipponica: così quello «schianto pazzesco in kawasaki» , o quei «molti ciliegi giapponesi in fiore», quei «fiumi di sakè». E così, ovviamente, le ragazze kamikaze del titolo, anche nella versione al singolare nel testo di apertura Milano di notte: «Vorrei essere la slava del metrò / che combatte gli albanesi attaccabrighe. / La ragazza kamikaze poesia / che ti uccide e si sfracella in quattro righe». Continua a leggere