I muscoli del capitano

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Oggi vince chi urla di più. Lo sappiamo bene: è lo stile televisivo sdoganato da spettacoli di second’ordine spacciati per intellettuali, mentre l’unico oggetto certamente smarrito è il ben dell’intelletto. E’ una gara a chi la spara più grossa, in un mondo che si lascia convincere solo dai muscoli del capitano, per dirla con Francesco De Gregori. Continua a leggere

Ci sei

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Mancava solo questo per finire.
Ho imparato a innalzare grattacieli,
cattedrali dai nobili pinnacoli,
persino ponti sospesi sul nulla;
volavo e facevo volare, come
certi aeroplani che si lasciano
dietro una scia lucente d’illusioni.
Mancava solo un piccolo dettaglio
che ho scoperto per caso, disperando
d’oltrepassare il muro che isolava
me da lei. Basta poco per trovare
la porta: ecco, un po’ più in là, ci sei.

Co’ ‘sta concordia

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Raddrizzare la barca: un simbolo
potente di questi anni dedicati
ad affondarla, a replicare inchini
al parolaio di turno. Non sappiamo
se il fianco martoriato sia di nuovo
disposto a navigare, se il popolo
gabbato sia convinto a farsi ancora
gabbare e rigabbare. Ma sappiamo
che l’unica speranza, questa volta,
è che i piloti inetti,
finalmente, abbandonino la nave.

Di chi sai

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Non ho neanche bisogno di vederlo,
il mare. Ormai lo so a memoria
l’orizzonte spezzato dalle nuvole,
la linea azzurra, nella quale i soliti
ricordi sono grani di un rosario
che si prega da solo, come chiacchiere
di vecchi tra panchine appollaiate
sul golfo, riti stanchi di esistenze
trascinate tra un quarto di Verdicchio
e un’invettiva al mondo, incomprensibile
alla mente di chi sa di non essere
più in corsa. Invece io mi ci sento
dentro come mai, nuvola che passa
da un orizzonte all’altro, dalla linea
che unisce il monte al cielo, i nostri sogni
con la mano sapiente di chi sai.

Indistruttibile

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C’è un punto all’orizzonte in cui s’incontrano
finito ed infinito: più lo guardo,
più mi convinco che il nostro arrancare
su sentieri difficili sia un modo
per prepararci all’attimo del volo,
in cui l’onda del tempo e dello spazio
saranno un nodo solo, un lungo abbraccio
del cielo e della terra, l’impressione
esatta che l’intrico di cui scrivo,
quel labirinto fitto, inestricabile,
la fitta al cuore che ti prende quando
ti pare tutto perso, per l’inganno
del nemico di sempre, solo allora,
nel nucleo incandescente dell’amore,
sarai di nuovo vivo, indistruttibile.

Agenda

Da qui

Dai secoli dei secoli, da quando
ancora il mondo non c’era, e il tempo
nemmeno, con i suoi
inevitabili ritardi, guarda
che cosa aveva in mente, che disegno
preparato nei minimi dettagli,
che sorpresa impensabile. La storia
è un’attesa che ripaga di tutto,
della lotta infinita, il corpo a corpo
con l’angelo di Dio, la sua missione
disperata di convincere, l’atto
di fede necessario per esistere,
per esserci: questo è l’amore, questo
dai secoli dei secoli segnava
il calendario.

Prima stazione

Non riesci a stare dietro a tutti quanti:
la lista dei messaggi non ha fine,
un fiume in piena supera le sponde,
tracìma nelle notti, dentro i sogni,
mentre i tuoi occhi fissano il soffitto
bianco come un foglio che non sei in grado
di riempire, tu, che hai fatto del mondo
un’unica pagina da scrivere,
mentre adesso qualcuno ti ha chiamato
al silenzio, per riuscire a condurti
nel deserto e parlare finalmente
lui: come un ruscello silenzioso
che s’inalvea negli angoli del cuore
senza far male, senza pretendere di dare
o di ricevere, soltanto – vedi? –
restituendoti a te stesso, amore.

Come se

E poi, e poi: il giorno che ritorna
avrà sempre qualcosa a che vedere
col passato, quando venisti fuori
mezzo morto, al punto che ti fecero
il battesimo tipo estrema unzione,
cercando di salvarti da quel limbo
che ora non esiste per decreto.
Un giorno, quindi, che si porta dentro
la paura della morte, il tempo
breve che è la cifra del nostro andare
per il mondo, del cambiare, pur sempre
con dolore, del resistere o cedere
alle mille tentazioni nascoste
nel cammino. Ma per la prima volta
avverti con chiarezza che la data
ha molto più a che fare col futuro:
è come se si aprisse uno scenario
nuovo, crollasse, finalmente, un muro.

76. Prima o poi

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E finì lì?
Finire è una parola impegnativa. Il ménage con Eleonora era sempre più complesso, faticoso. Gli unici momenti sereni erano quelli nella casa al mare, le ore passate sotto il sole a sognare chissà cosa, perché non sai mai se i sogni dell’uno incontrino quelli dell’altra. Continua a leggere

39. Rattoppi

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Le hai aperto la porta come in trance. La mansarda non è più bella, da quando vi ha fatto irruzione con la faccia da Medusa: non vedeva l’ora di pietrificarti, di dar ragione a coloro che le avevano riferito il tradimento, che ti avevano colto mano nella mano insieme con quell’altra. Continua a leggere

22. Ferite

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Non riesci a vedere in lei una terrorista, eppure è così, ne sei sicuro.  Sei bloccato al primo capitolo del tuo romanzo: potresti dargli una svolta, una deviazione dal percorso; un pentimento per l’omicidio in banca, la clandestinità, la fuga perpetua da investigatori e polizia. Possibile che pensi solo alle azioni proletarie, alla battaglia contro i mulini a vento della finanza mondiale? Continua a leggere

10. Luce azzurra

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Ha tutti i soldi della gita: non c’è problema, quindi. Questo gli sembra troppo, in ogni caso. Non ha mai visto un hotel così lussuoso: letti sospesi in aria, luci soffuse che gli pare di stare in discoteca: quanto costerà una notte? Chiama la portineria: mi serve un computer con urgenza. Due minuti e arriva l’inserviente con un Mac, ultimo modello. Accende, entra nella posta, clicca su scrivi. Futura@gmail.com. Continua a leggere

7. Grigio

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Non fare sciocchezze, Filippo, lascia perdere.
Ormai ho deciso don, non cambio idea nemmeno se mi ammazzi.
Ti ammazzo?
Sorride, come sa sorridere lui solo. La chiesa è un uovo gigante da cui entra una giostra di colori, come se il grigio dei mattoni ci fosse per vincerlo col caleidoscopio che esplode soprattutto il pomeriggio, quando si entra e si rimane folgorati, senza fiato.
Scherzo, comunque non ritorno indietro. Vado da Mattea. Continua a leggere

93. Qualcosa che non va

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Cosa aspetti? Chissà se e quando lo potrai vedere. Non puoi restare qui tutta la vita. Non hai mangiato, sei stanca, senti ancora il dolore acuto sulla fronte: da un momento all’altro crollerai, anzi, sei già crollata.
Ti ho trovata.
Per poco mi ammazzavi.
Lo sai che non sbaglio un colpo: se avessi voluto, l’avrei fatto.
Hai rapinato altri negozi?
E’ il mio mestiere. Continua a leggere

88. Quello che è successo

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Stai sognando? Come puoi saperlo? Potresti darti un pizzicotto. E se fosse un’illusione, la vita, un gioco crudele che qualcuno si diverte a manovrare toccando lo schermo del computer o direttamente col pensiero? Chi ti dice che i poliziotti tedeschi che gridano parole incomprensibili non siano personaggi programmati per far guadagnare punti al giocatore? E se il protagonista fosse Arturo? Se l’obiettivo fosse liberarlo dalla morsa in cui lo stringono, dalle manette che lo bloccano con le braccia unite sulla schiena? Qual è il tasto giusto per dare uno strattone a entrambi e uscirsene dal pub, chiamare un taxi e sparire per le strade di Berlino? E’ possibile ottenere un bonus che faccia arrivare dei rinforzi, magari Marius con la Smith & Wesson, a gettare lo scompiglio tra gli astanti, a sparare frantumando lampadari in legno che cadono con un boato sordo sul pavimento in cotto?
Lasciatelo, non ha fatto niente!
Convinciti, è solo un brutto sogno: ti svegli e decidi di presentarti a casa sua con la busta stracolma di giocattoli; ti guarderà perplesso e dirà che non ha figli, che non possono servire; te ne andrai contenta, perché sai che è lì, al sicuro, a scrivere romanzi che lasciano col fiato sospeso alla fine di ogni pagina, perché così gli hanno insegnato: non potrebbe ribellarsi? Se mandasse all’aria i consigli delle scuole di scrittura e concludesse il capitolo con un respiro di sollievo, la sveglia che suona e tu che passi le mani tra i capelli, ti concedi un minuto per adattare il corpo al nuovo giorno, ti sfili il pigiama e ti avvii sotto la doccia ed ecco, ci trovi lui che ti abbraccia sfiorandoti le labbra e dicendo in un sussurro Gilda ti amo, come ho fatto, finora, senza te? E’ assurdo permettere al lettore di rilassarsi e godersi lo spettacolo delle effusioni sotto il getto caldo, avvolti nella schiuma gonfia del sapone, le mani che percorrono la schiena, le cosce, fino al bosco dove Arturo litigava col cugino e il padre lo puniva trascinandolo nel sentiero polveroso come in un film western? Sarà per questo che ha cominciato a scrivere? Per dimostrare che aveva ragione, che Michelino lo aveva fregato un’altra volta? Il romanzo è un modo per condurre la storia così come vorremmo che accadesse, come l’acqua che bagna i vostri corpi, il tuo sesso che esplode di piacere, l’urlo improvviso del poliziotto che lo trascina via mentre ti aggrappi con tutte le forze e gli stringi le mani intorno al collo, sì, Arturo, così, Gilda, Gilda! e l’acqua accarezza i capelli, è un massaggio che spazza via la stanchezza delle attese, no, fermatevi!, dove lo portate! e ti chiedi ancora se sia un sogno, se sia possibile la felicità di sentirlo dentro te, e come sia entrato di mattina, infilandosi nella doccia a tua insaputa, e pensi che non ti vuoi svegliare, che non è giusto che gli agenti ti spingano violentemente contro il tavolo, dove batti la testa e svieni e non ricordi nulla di quello che è successo.

80. Da qui

da qui

Che t’importa dei poliziotti che vagano per il locale? Del gestore che continua a sorridere di sbieco? C’è lei che bussa alla porta, con la busta di giocattoli.  Non le hai chiesto di cosa si trattasse, magari era stata a un sexy shop, di Amsterdam o Londra, se provassi a domandare? Il gestore è gesso immobile, il sorriso imbalsamato, i poliziotti ostentano sicurezza e indifferenza scrutando le facce dei clienti, e tu che quasi speri ti diano una lezione.
Cosa c’era nella busta? Continua a leggere

68. Vetrine

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Verso dove state correndo disperati? La gente, ai tavolini, vi guarda come foste marziani. Lanci occhiate rapide alle vetrine dei negozi, ti soffermi per un attimo su una pizzeria dalla tenda tutta rossa, come i ricci di cui sei andata sempre fiera, ma che razza di pizze fanno qui? Sembrano crostate. Arturo ha ancora il casco sulla testa, s’immagina inseguito da un elicottero della polizia tedesca, per questo devia di scatto trascinando per la mano la giovane che si lascia sfuggire un grido soffocato, nella piazza piena di cabine telefoniche, due ragazze con il passeggino si fermano impaurite, togliti il casco! Continua a leggere

Cara

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Cara, lo sai che stamattina sono
incerto se venire o meno. Voglio
che non siano le solite parole
di quando s’intraprende una salita
impegnativa: si presenta un foglio
pieno di consigli, rimbomba il suono,
la retorica vuota di chi vuole
consolare, ma invece della vita
porta la morte della sua coscienza
a posto. Ma del suo sentirsi buono
non sappiamo che farcene, di dita
che contano, onde siccome suole,
amica, sai, possiamo fare senza.
Invece voglio chiederti perdono
se verrò allegro come sempre, sole
in minore rispetto all’infinita
felicità di Dio,
ridicolo di fronte alla Presenza.

Baci

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Vorrei scrivere di nulla, sapere
che le parole sparse per il mondo
sono sassi che affondano nel fiume
il ricordo di un bacio rifiutato
chissà perché chissà perché ti chiedi
macché non era un bacio
le avevi chiesto di fare l’amore
lei voleva arrivarci lentamente
fu allora che imparasti la prudenza
l’azzurro degli occhi non bastava
mancavano le stelle
le nuvole leggere
per fare un cielo
ci vogliono cose senza senso
per chi vuole disporre e possedere
senza capire che il segreto è solo
saper scrivere di nulla, trovare
i sassi sprofondati
nel fiume come baci ancora in volo.