Lo scholapost : il lato B delle cose

scholapost
di Francesco Forlani

Lo scorso Aprile il mondo della scuola è stato scosso da una triste vicenda relativa al romanzo Sei come sei, di Melania Mazzucco, adottato in due quinte ginnasio del Liceo Giulio Cesare di Roma. Dall’articolo pubblicato sulla Stampa raccogliamo in un passaggio la pietra dello scandalo: «Quel libro rivela un chiaro contenuto pornografico – accusa il presidente di Giuristi per la vita, Gianfranco Amato -. E tra l’altro è tutto fortemente ideologico, perché oltre alla relazione tra i due gay c’è anche la vicenda della fecondazione assistita grazie a un utero in affitto. Questa non è la normalità e la scuola non può assolutamente sostituirsi alle famiglie nell’educazione dei ragazzi». Continua a leggere

Riletture. Francesco Forlani, Parigi, senza passare dal via. Marino Magliani, Amsterdam è una farfalla.

di
Roberto Plevano

Questi di Francesco e Marino sono due libri belli, personali, ottimamente scritti, soprattutto autentici e veritieri, nel senso che qui la finzione letteraria mantiene solide relazioni, e risuona, con realtà che sono parte dell’esperienza di molti lettori, e non è posticcio infingimento.

A prenderli in mano a qualche tempo dalla pubblicazione, nella prospettiva dunque dello scenario, ultimamente un po’ difficile da caratterizzare, della narrativa italiana, questi due testi possono essere letti come variazioni – tra le prime forse – su un tema che – è facile prevedere – sarà visitato in futuro assai spesso: la vita e la condizione dell’intellettuale italiano (anzi, meglio cominciare a definirlo homme de belles lettres, intellectual, Intellektueller, che si esprime perlopiù in lingua italiana) a cui capita di essere formato – spesso assai bene – in Italia e di proseguire naturaliter il corso della sua vita, appunto intellettuale – spesso assai produttiva – fuori dall’Italia, permanentemente.
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Parigi, senza passare dal via, di Francesco Forlani

Forlani
di Massimo Rizzante

Il libro di Francesco Forlani è la storia della nascita di una rivista letteraria, La bête étrangère, avvenuta a Parigi agli inizi degli anni Novanta del secolo scorso. Nulla di più improbabile, in apparenza. Ricordo che già all’epoca tutti gli agenti dell’informazione planetaria erano concordi: le riviste erano morte, avevano perso il loro fascino, la loro aura, la loro capacità di sobillare l’anima dei lettori, di condurli in qualche luogo ignoto alla ricerca di se stessi. A vent’anni di distanza, quel certificato di morte giace o meglio naviga, senza alcuna scialuppa di salvataggio, nel mare della Rete. Perché dunque raccontare oggi la nascita di qualcosa che tutti ritengono già defunto? Continua a leggere

Intervento, di Giuseppe Granieri

uomo che scrive
Forse dovrei/potrei aspettare a scrivere queste righe. E, comunque, non è l’urgenza che mi spinge a scriverle. Piuttosto, sento che mettere per iscritto questo pensiero serva ORA. E, forse, potrebbe non servire più in là: sento che cogliere l’eccezionalità del momento, possa servire a qualcuno, me compreso. Continua a leggere

Vivalascuola. Detachment – Il distacco: note su un film e su una malattia

detachment volto vuoto

Negli ultimi 20 anni si è passati dalle permissive baby-pensioni al sistema previdenziale odierno, senza la benché minima valutazione della salute della più numerosa categoria professionale… Solo nel giro dell’ultimo anno si sono avuti: la cancellazione della dispensa dal servizio per i docenti inidonei all’insegnamento; l’abolizione del ricorso alla causa di servizio nel pubblico impiego; il demansionamento nel ruolo ATA sempre per gli insegnanti inidonei… Una sorta di accanimento – ai limiti dell’incostituzionalità – sui “deboli“, resi tali da malattie sviluppate durante il lavoro, dopo aver tolto loro anche la possibilità di richiedere un indennizzo a titolo di risarcimento. Una netta inversione di marcia deve essere attuata dalla politica governativa nei confronti della scuola e dei suoi protagonisti: gli insegnanti. (Vittorio Lodolo D’Oria)

Detachment – Il distacco: note su un film e su una malattia
di Renata Morresi

A metà del film c’è l’episodio del gatto. Il ragazzo con l’apparecchio – un ragazzo dolce, coi capelli mossi che gli cadono sulle spalle – lo prende in braccio con cura. È a scuola, all’aperto, davanti la palestra. Continua a leggere

Azione Atzeni

di Francesco Forlani

Correva da solo, fuori dal branco, ruvido e schietto, ancora capace di stupirsi, indignarsi, ridere. Perché era un uomo vero, in un ambiente in cui crescono a vista d’occhio individui virtuali. Perché era un uomo antico che anticipava il futuro. Uno per cui contava l’essere e non l’apparire. Per questo non l’avete mai visto e non l’avreste mai visto in un talk show.
Privilegio degli scrittori è proprio quello di continuare a parlare anche dopo la loro scomparsa fisica. Se sono autentici, come Sergio era, il seme che hanno gettato non va perduto
” – Ernesto Ferrero

Azione Atzeni

Comunicato stampa

In occasione dell’uscita del nuovo numero di Reportage, storico trimestrale di giornalismo, scrittura e fotografia, che ha dedicato largo spazio alla figura di Sergio Atzeni, le librerie torinesi Voyelles, Torre di Abele, Trebisonda e I Comunardi propongono Azione Atzeni, una serie di incontri interamente dedicati agli aspetti meno conosciuti dell’opera dello scrittore sardo. In collaborazione con l’ Associazione Sarda Kintales, la rivista Reportage e il programma radiofonico Cocina Clandestina gli incontri, che si svolgeranno nella settimana che precede il Salone Internazionale del Libro e prevedono la partecipazione di intellettuali, editori, traduttori, artisti e lettori appassionati saranno così ripartiti: Continua a leggere

Mancando a se stesso. Il canto alla dissipazione di Francesco Forlani.

Di Livio Borriello

Che si può dire con le parole? Le parole possono dire ciò che siamo? Ciascuno di noi, in realtà riesce a dire qualcosa di ciò che è dicendo cose che non è, e lasciando quindi inespresso quel che era. La cosa si complica nel caso di Francesco Forlani, che sembra manifestare una certa renitenza ad essere qualcosa, o almeno qualcosa di fissato. Forlani è infatti un dissipatore, un dispositivo di dispendio che esiste in quanto si rilascia e sperpera nel mondo. Forlani si produce nel mancare a se stesso, è quella cosa che è dove prima sarebbe stato, e dove dopo era stato, perché non è mai quello che è appena stato e che sta or ora per essere. E’ una migrazione continua, un esiliarsi incessante, una sparizione perpetua, che come certi animali selvatici è identificabile solo dalle tracce del passaggio, borre, escrementi, carcasse delle vittime, impronte, ricordi annebbiati di chi l’ha visto, che però non sa dire bene se si trattava di un gatto, una pantera fuggita dal serraglio di un miliardario, lo yeti nemmeno tanto rasato, un’ipnagogia da sbronza, o il pezzo di un oggetto esploso che sarà poi ritrovato nei paraggi. E’ il nomade perfetto, il girovago e saltimbanco. Si firma spesso effeffe, e in questo senso l’ho chiamato talvolta l’effeffervescente. Con termine moderno, è il performativo, o il processuale, colui che si definisce in itinere. Continua a leggere

Pasquale VITAGLIANO – Cibo senza nome

Notte, è notte, è notte
pietra contro pietra,
foglio su foglio,
mattone dopo mattone,
ho spolpato la mia colpa
di essere – come dici tu –
perfettamente senza costrutto;
un talento inutile
riverso sul letto, un addio scordato,
secreto da una sagoma di carta
che esecra un duttile congedo
che chiama morte la più infantile
posa della vita.
Segreta è la lettura di questa vita apocrifa
che non tramanda la propria
verità palese, ma resta pensile
dentro una docile rete che pure
i denti non squarciano.

Sa di fame il morso delle mie parole.

* Continua a leggere

chiunque cerca chiunque

francesco è per me più di un amico
è stato la mia ombra in giornate di pioggia e compagno di risate in giorni pieni di sole
mi ha fatto diventare personaggio di un racconto
mi ha dato nuova linfa per le lettere e abbiamo parlato della poesia come con nessuno mai
e con lui ho in comune un grande amore per la stessa città: Parigi Continua a leggere

Kafka Hotel

da qui

Non c’era posto per loro nell’albergo: meglio così? A volte è difficile capire dove sia meglio vivere, o meglio morire.

Benvenuti all’hotel Occidente

Proprio all’angolo di strada Kafka oggi ha visto un manifesto
Sopra c’era scritto andate e fate presto
All’ippodromo di Clayton oggi viene assunto personale
e la paga è buona e non si mangia male Continua a leggere

Photoshopoem Luigia Sorrentino

Questo triptyque è apparso su Nazione Indiana. E’ nato su la poesia e lo spirito.
effeffe

Ogni cosa del fiume
di
Luigia Sorrentino

L’asse del cuore

I

con il mantello disteso sul petto
frantuma la roccia sotto il ponte
si tiene all’abisso come sponda
sommersa, come ogni sponda erosa
corre sotto, l’acqua, giù nell’abisso

non conosce nessuno, neanche
lo spirito del fiume
manto di bronzo abita l’esilio
e piange, la casa
ogni cosa del fiume è deserta
assente ogni cosa divina
fa ritorno alla terra di sempre
la terra che esalta ogni vivente
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Gaja in the canto

GajaTilden

di
Francesco Forlani
(per il dìversario di Gaja)

Allora versami da bere, Gaja ed alza il braccio
la mano che lo tiene, il gomito e la bocca
in bacio del cristallo le dita intorno al piede
del calice che hai in canto e con le labbra un sorso

da dedicare a tutti i giorni e agli altri amici
e il riso ridipinga i gesti, ogni memoria,
e faccia il vino buono e la brigata salva
sia un fiume in piena di vita sul suo corso

“Autoreverse” a Milano

Lunedì 16 febbraio alle ore 18.30 presso la Libreria Equilibri, via Rodolfo Farneti 11 (MM Lima), a Milano, Helena Janeczek e Giorgio Morale presentano Autoreverse (ed. L’ancora del Mediterraneo 2008) di Francesco Forlani.

“Autoreverse” a Fahrenheit‏

Domani 9 gennaio, dalle ore 15, sintonizzatevi su Radio 3 per sentire a Fahrenheit‏ la presentazione del libro del giorno: Autoreverse del redattore de lapoesiaelospirito Francesco Forlani.

Proponiamo per l’occasione una recensione del libro uscita di recente.

Pavese e l’hotel dei destini incrociati
di Francesco De Core

Piccole storie individuali risucchiate nell’alveo mitico della vicenda dello scrittore

Ventisette agosto 1950. Cesare Pavese chiude il libro della vita in una stanza dell’albergo Roma, la 313, a Torino. Uccidendosi con i barbiturici. Nulla di cruento, tutto studiato. La morte arriva, cercata, voluta: l’ultimo demone si sfilaccia in poche frasi, in versi disperati. Continua a leggere

Rete!

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di

Francesco Forlani

 

Scriveva Albert Camus che di tutti gli spettacoli che il mondo gli aveva dato agio di vedere, ciò che in conclusione poteva dire di sapere sulla morale e sugli obblighi degli uomini, era nella sua squadra di calcio che lo aveva imparato. (Car, après beaucoup d’années où le monde m’a offert beaucoup de spectacles, ce que finalement je sais sur la morale et les obligations des hommes, c’est au sport que je le dois, c’est au RUA que je l’ai appris.)

Di tutte le partite disputate – numerose quanto quelle sognate – ricordo ogni cosa. Le grida dagli spalti, la faccia dell’allenatore quando distribuiva le magliette nello spogliatoio, il dolore alle ginocchia su cui il pietrisco del campo ti aveva inciso terni lapilli e gocce di sangue pronte a calare giù lungo i parastinchi.

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Anteprima Sud 12 – edito

 

Dodici Quando tutto manca

(considerazioni in margine al nuovo Sud, n°12)

 

Lo diceva spesso mia madre e più che l’annuncio di un problema era la proposta di una soluzione. Quando tutto mancava, infatti, ci stava sicuramente qualcosa d’altro a cui appigliarsi, sempre. Mancava poco per finalmente sbarcare il lunario. Ma con queste lune…La vera questione a differenza di quanto leggiamo sui giornali non è arrivare alla fine del mese, ma partire da quello successivo. Ci sono infatti strane regole in economia ma una rappresenta per i più un vero flagello e che si può sintetizzare con il seguente teorema. Quanto ci è dovuto arriva sempre dopo e quello che dobbiamo lo dobbiamo subito. E guai a protestare! Il vero nodo che spezza il pettine delle fluenti e rigogliose chiome del precariato è in quella fatalità, quando al momento della consegna del lavoro commissionato, e in cui si spera  di riscuotere, ci viene notificato dal nostro committente  che per accadere, accadrà,il pagamento, ma non subito.

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*Les italiens: Manila Benedetto

 

Lettera di apertura

Cara Manila,

Tanti mi dicono che Torino è come Parigi. E io rispondo, forse. Perché in fondo ogni città del mondo è come Parigi.

Perfino la pioggia può essere la stessa. La questione è nel come, Torino non è Parigi. Forse nemmeno Parigi è più Parigi. Il cafè Flore non è Jean Paul Sartre e il Select Hemingway.
Perché Parigi è i suoi marciapiedi, le linee incrociate delle sedie in vimini dei bistrot o quelle rotanti delle insegne dei Tabac. Lo ricordi anche tu del resto nella splendida citazione di Kafka, quando risponde a chi gli chiede di Parigi, è una linea. Proust, Miller, Hemingway li calpesti a Parigi e ogni giorno si compie il gesto surrealista per antonomasia, secondo Breton, quello di scendere in strada e sparare sulla folla. Tutte le città sono come Parigi, allora. Perfino la tua, Bari.

 

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