54. Altre stelle

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Mi chiamo Peter.
Ha qualcosa di strano, te ne accorgi adesso.
Lo vediamo insieme?
Non posso sedere accanto a una donna sconosciuta.
Perché mai?
Potevi risparmiarti di bere quelle birre.
Il mio credo non me lo permette.
Quale credo? Continua a leggere

74. Così lontani, così vicini.

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Lo chiamano Monte delle Beatitudini: un prato verde curato nei dettagli, palme, querce, sicomori circondano il tempio intorno al quale corrono arcate bianche che sostengono lo slancio della cupola più scura. La vista migliore è dall’alto, di fronte all’ingresso principale, con la testa fra le piante che digradano fino alla soglia del cancello in ferro, l’elmetto grigio del santuario e il verde raso che si getta nel lago incorniciato dai monti contrapposti. Magdalenne starebbe ore a contemplare la linea curva all’orizzonte, i confini fra terra, mare e cielo che richiamano l’equilibrio difficile tra vicinanza e lontananza, rispetto e amore, passione e correttezza. Continua a leggere

Pishta

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Sai solo urlare – non è vero -,
se bastassero i soldi, nella vita,
da quando sei caduto sul lavoro,
la calce viva, colata sulla faccia,
perché sai, gli appuntamenti strani
non si trovano mai nell‘organizer
dei ricchi, ma i gitani, i barboni, gli alcolisti,
centrano sempre il giorno dell’incontro
fatale. Tu resisti, Pishta, io ci sarò,
anche se tutti ti daranno addosso,
quando si è fatto tardi e le finestre
si riempiono di luci artificiali,
tu solo stai seduto sotto il raggio
di un fato imponderabile
cui non mancano i giorni per tradirti.
Resisti, zingaro fratello,
pensa a tua figlia,
che scrive giorno e notte,
a tua moglie di cui non sai più il nome,
e il pianto di un bambino
nella casa di fronte ti ricorda
che il mondo ricomincia ogni momento,
lì vicino.

12. Interruzioni

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Ora che si è trasferito da Venezia, Marco è aggredito dalla nostalgia. Al posto del cuore ha un dolore sottovuoto fatto di immagini e suoni: il Palazzo Ducale e il campanile di San Marco gli appaiono sotto un grumo di nuvole e sprazzi di cielo azzurro intenso; un gabbiano entra nel quadro come un segno di arrivo o di partenza, il grido di una natura non contaminata da stratagemmi umani. Continua a leggere

5. Traduzioni

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Amerigo ha un cruccio: sa che può scrivere solo in una lingua, l’italiano, escludendo inevitabilmente i lettori potenziali di altre parti del mondo. Non ha mai creduto nella traduzione; è convinto che un’idea, un sentimento, possano esprimersi esclusivamente nel vocabolario in cui sono stati concepiti. E’ appena uscito dalla Piccola Casa della Divina Provvidenza, dove ha visto immagini che non riesce a traghettare in un discorso: facce improbabili di minorati fisici e mentali, occhi strabuzzati, paralisi, grida scomposte, pianti senza lacrime. Il rovescio del mondo non ha nome, è un silenzio che si oppone alla volontà di trasformare la materia nella trama  di verbi, sostantivi, segni d’interpunzione, capitoli e volumi. La scrittura è un fallimento, il tentativo di imitare Dio, che peraltro non ha scritto nulla; nemmeno, pare, nella versione umana del Figlio, che aveva altro a cui pensare: Amerigo ne intravede il motivo, tornando dai volti segnati dallo spasmo, le lingue bloccate, le mani rattrappite. Comprende la misura della superbia umana, convinta di gestire la complessità del mondo che invece sfugge come sabbia tra le dita, dichiarando inafferrabile l’essenza della vita. Gli sembra di aver scoperto un continente nuovo, depositario di una lingua ignota; è un esploratore che contempla uno scenario inedito di cui bisogna indovinare il senso, che si intuisce tormentato come tutto ciò che è nuovo e strappa alle abitudini consuete. I pensieri lo assalgono, lo turbano, e solo all’ultimo si accorge di un uomo che attraversa avanti a lui, di fronte all’edicola, come se la strada e le automobili in corsa fossero parole di una lingua sconosciuta e intraducibile.

15. Qualità

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Leopoldo e Maria sono davanti all’ingresso del pub e discutono su come comportarsi. Lei, com’è noto, è astemia: si sta chiedendo se un crodino analcolico, per una apparizione, possa funzionare. Leopoldo è perplesso: è quasi pentito di aver rinunciato a un incontro tutto suo; e se Calvino si offendesse? Se intendesse parlare solo a lui? Ormai sono qui e bisogna entrare. La ragazza del locale è sorpresa nel vedere Leopoldo in compagnia:
Che bella novità! E’ la consorte?
Lui è imbarazzato: come spiegare che si tratta dell’autrice del romanzo di cui è protagonista? Si tiene sul vago:
E’ una mia amica.
Le solite sette? Continua a leggere

5. Autogrill

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Ora bisognerebbe mettere insieme una specie di catalogo di temi, situazioni, personaggi. I corsi di scrittura suggeriscono di raccogliere e ordinare tutto il materiale disponibile per poterlo utilizzare in seguito. C’è chi però, con metodi del genere, rischia di cadere in depressione. Si può fare semplicemente il punto della situazione; dunque: dei poveri si è già parlato, ma è chiaro che si dovrà riprendere il discorso. C’è ancora in aria la morte di Antonio, così giovane, ma il lettore potrebbe averne abbastanza. Ecco che si affaccia un’altra riflessione: è giusto assecondare chi legge nei suoi vizi e capricci, nell’incapacità di lasciarsi coinvolgere in qualcosa che non sia un omicidio, uno stupro, un imbroglio o una macchinazione senza scrupoli? Continua a leggere

Perfettamente

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Eldo Scani nacque in provincia di Reggio Emilia diversi anni fa. Non sapeva rassegnarsi a quell’aria piatta che lo perseguitava: si chiedeva perché in tanti potessero spaziare con lo sguardo tra vette e abissi, colline amene e superfici marine, mentre lui, a perdita d’occhio, non vedeva che pianure e campi, campi e pianure, che alla fine gli uscivano dalle orbite per la disperazione. Diventò scrittore: nei suoi libri non contava la trama, quanto i riferimenti a scalate e immersioni; l’altezza e la profondità trasmettevano il piglio, l’accento, l’atmosfera. Perdette la vena la volta che fu costretto a descrivere particolareggiatamente una pianura. Cominciò a dipingere e, da tavolozze e pennelli, prendevano forma paesaggi dolomitici colmi di silenzi suggestivi o inebrianti orizzonti d’acque dolci e salate. Ma la pianura, prima o poi, si profilava inesorabilmente, e desistette. Un bel giorno si affacciò alla porta di casa, un punto invisibile e perduto in mezzo a  una distesa di terreni agricoli: il panorama gli sembrò incantevole, vivace, per l’accostamento di forme delicate, le macchie improvvise di colore. La mattina stessa si ammalò e si spense in men che non si dica. Fu cremato e collocato nel cimitero della cittadina, in un fornelletto al piano più alto con vista sul prato all’inglese, pareggiato così perfettamente come non s’era mai visto in tutta la provincia.

Hotel ristorante Lo Scoiattolo

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Campo giovani

E’ un edificio vasto, al termine di una salita tutte curve. L’ingresso è invitante: una sala con mattoni in pietra grezza, un camino moderno, sempre acceso, un bar con i tipi di caffè alla moda in questi tempi di ginseng e stimolanti. L’architettura aiuta a predisporre il cuore, o l’anima, o la psiche: sei chiamato a essere accogliente, a riscaldare, a ridare energie a chi le ha perdute lungo l’arrampicata della vita. La sala da pranzo è ampia, attraversata da tavoli destinati a ospitare i novanta elementi della nostra comitiva, dai più anziani, e già segnati dall’alzheimer – ce n’è uno -, ai bambini che armeggiano col trapano giocattolo per penetrare il mondo di cui ogni giorno scoprono un dettaglio. Lo stanzone suggerisce di ascoltare sia chi non sa nulla della vita sia chi ne sa troppo, come se solo nelle testimonianze più diverse, nel collocarle con pazienza sullo sfondo giusto, si potesse trovare la vera identità, che non è il risultato di un’autoaffermazione, ma l’integrazione del lontano e dell’estraneo. In questo albergo c’è la mappa della vita: basta percorrere una sala dopo l’altra e sai qual è il cammino per ottenere la sapienza trafugata dalla follia del mondo.

Metta un dito qui sotto

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Se avessi voce in capitolo, nella politica italiana, porterei avanti il seguente programma di governo:
1) Eliminare gli eccessi nelle retribuzioni e nei guadagni: entrate astronomiche e mensili da quattrocento euro considerati assurdi nella stessa misura.
2) La legge uguale per tutti, senza infamie e senza lodi.
3) Rappresentanti politici eletti dal popolo.
4) Nessun privilegio per la classe politica.
5) Separazione stato/religioni
6) Tasse razionalizzate: esenzioni ai deboli e impegni maggiori per i ricchi.
7) Energia pulita.
8) Sostegno ai piccoli artigiani e commercianti contro lo strapotere delle grandi aziende.
9) Casa per tutti e regolazione degli affitti.
10) Sostegno alla ricerca per la promozione sociale degli emarginati di tutte le categorie (cooperative, diritto al lavoro ecc.).
11) Razionalizzazione dei trasporti e rinnovamento del sistema viario, per la vivibilità nelle città.
12) Assistenza sanitaria assicurata ai non abbienti.
13) Razionalizzazione dell’immigrazione, coniugando accoglienza e integrazione nella vita sociale.
14) Studi e pratiche sulla devianza, per il ricupero dei disadattati.
15) Cura equilibrata dell’ambiente.
16) Istruzione assicurata a tutti.
17) Libertà dell’informazione.
18) Attenzione privilegiata ai problemi della scuola.
11) Promozione della cultura e delle arti a tutti i livelli.

Chi è d’accordo, metta un dito qui sotto.

Utopia

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Siamo nel migliore dei mondi possibili: la popolazione ha trovato un modus vivendi decoroso, con un’equa distribuzione delle risorse alimentari, un’ottima organizzazione sanitaria, fonti energetiche perfettamente compatibili con l’ecosistema; in politica vige una democrazia equilibrata con cambi di governo regolari, nel rispetto dell’alternanza fra gruppi conservatori e progressisti; gli stipendi dei parlamentari sono omologati a quelli dei dirigenti delle aziende statali, senza privilegi e facilitazioni; le religioni coltivano un dialogo accomodante e costruttivo, favorendo la crescita spirituale dei fedeli; la cultura è promossa da un’alfabetizzazione che investe le popolazioni e le categorie più refrattarie; l’economia è depurata da ogni genere di sfruttamento iniquo, non esistono fabbriche impiantate all’estero con retribuzioni minime e divieto di assistenza sindacale. Il sole sorge soddisfatto su un pianeta che non dà più segni di conflitto o di dissenso grave. Mi sveglio alle sei del mattino, adeguatamente riposato: no, non è un sogno, è il migliore dei mondi possibili che si offre anche oggi con proposte confortevoli. Mi lavo, faccio colazione, scendo in strada e mi blocco, davanti all’automobile acquistata di recente con i punti qualità. Cosa mi succede? Mi tocco con la mano destra dietro il collo: ah! Ricordo con sollievo che è sufficiente una ricarica della batteria per risolvere il problema.

Rovine

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Ogni tanto, un passero o una rondine entrano in chiesa e non riescono più a venirne fuori. Volano da una parte all’altra del locale per cercare uno spiraglio, ma non imboccano la direzione giusta: la porta d’ingresso, sempre aperta, o l’uscita di sicurezza sul lato sinistro, guardando dall’altare. A quel punto, scatta una geometria indecifrabile di sguardi: noi umani, da una parte, incuriositi e preoccupati nello stesso tempo, perché il volatile disorientato potrebbe scendere in picchiata sulle nostre teste; il pennuto, dall’altra, che si chiede in modo primitivo – almeno così lo immaginiamo – in che posto sia finito, perché la gente stia seduta e in piedi, alternativamente, di fronte a un personaggio infilato in una veste convertibile in ali colorate, quando allarga le braccia, pronto ad alzarsi in volo, inseguirlo e catturarlo nel bel mezzo della sua disperata ricerca di un’uscita. Il mondo animale e il mondo umano confluiscono in forma incruenta, ma bagliori sinistri scintillano al ricordo dei sacrifici antichi, creature offerte come capri espiatori per riportare pace nella collettività squassata dai conflitti. La messa continua, ma il confine tra i due mondi ha creato un gorgo vorticoso che ingoia lo spazio e il tempo, risucchia tutto all’origine del cosmo, il big bang, la parola che inaugura il processo irreversibile dell’essere, lo lancia in un futuro imprevedibile, dove uomini, animali, piante, minerali, cercano un varco nella prigione che ogni giorno rinasce dalle rovine della nostra diffidenza.

Se non altro

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Nelle omelie bisogna fare esempi. Prendiamo la parabola del buon samaritano: demolisce in due battute il sacerdote e il levita, giustificati solo in parte dalla cosiddetta regola di purità, per cui chi toccava un cadavere si contaminava ritualmente. A nessun contemporaneo appare logico far morire un uomo per partecipare a un culto: è il momento migliore per l’esempio. Continua a leggere

Tempi duri

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Martedì, in ufficio, è successo di tutto: appuntamenti che si accavallavano, poveri che presentavano urgenze inderogabili, richieste di certificati, persone che tornavano da lunghi viaggi e passavano per un semplice saluto. A un certo punto arrivano due giovani che hanno fretta di fare il giuramento per la pratica matrimoniale (se è prossima la data delle nozze, non c’è tempo da perdere, altrimenti salta tutto). Durante il colloquio si affaccia una signora bionda, di una certa età, che vuole parlarmi di una sua emergenza; le dico che oggi mi è impossibile, perché, oltre alla pratica, ci sono persone in fila con cui devo vedermi prima della chiusura dell’ufficio. Va bene, a buon rendere! mi fa, e si allontana offesa. Dopo qualche minuto sopraggiunge, furiosa, la persona che la ospita, si affaccia nella stanza, chiede se io sia don Fabrizio, mi fotografa, prima che possa reagire in qualche modo. Le chiedo spiegazioni, mi risponde che voleva solo sapere chi fosse il prete che aveva avuto il coraggio di cacciare un povero. Bene, le dico, mi suggerisca lei che cosa dovrei fare, e le elenco la catena infinita degli impegni. In effetti, non sembra un delinquente. Mi vuole dare un bacio, e se ne va. Tempi duri, penso tra me e me, e mi rituffo nella pratica, con i due giovani che si guardano tra loro, sconcertati.

Lasciatemi dormire

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Ieri sono andato alla riunione di prefettura, roba da preti. A una certa ora mi arrivano telefonate strane: don Fabrizio, davanti alla chiesa c’è una decina di macchine della polizia: che sarà successo? Bene, mi dico, finalmente una serata tranquilla. Quando giungo sul posto, non c’è più nessuno. Me ne vado a dormire. Oggi telefono ai carabinieri, chiedendo lumi.  Non si preoccupi, don Fabrizio, è gente che non c’entra con la sua parrocchia. Mi viene in mente il telegiornale che dà notizia di disastri umani o naturali: decine, centinaia di morti, ma nessun italiano. Non era gente della parrocchia, ma c’erano dieci macchine della polizia davanti al portico, cosa è successo? Un litigio, una rissa, una ragazza ubriaca che ha sfondato con un calcio un vetro della pantera della polizia. Bene, in fondo non era la mia macchina: ho una micra novecento, niente a che vedere con le pantere, al massimo è un gatto spelacchiato. Alla fine della giornata c’è la stessa stanchezza di ieri. Se vedete dieci auto a sirene spiegate, non telefonatemi: non sono mica il parroco di tutti, lasciatemi dormire.

Ultima Tule

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Scopo della filosofia, si dice, è imparare a morire. Congedarsi dalla vita è un’arte, in tutti i sensi: distaccarsi dal proprio, sottrarre la terra palmo a palmo alle fauci di un insaziabile egoismo. Un’altra filosofia coltiva la ricerca parallela, che ha bisogno della morte come ultima Tule dello show, del successo a tutti i costi. Il caso, magari, non è questo, ma il sospetto, inevitabilmente, sorge.

Valzer

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Naturalmente, è solo un’impressione. Si dice, volgarmente, dalla padella alla brace, ma altre definizioni calzerebbero per la situazione in cui ti vieni a trovare certe volte. Candidamente, sogniamo un mondo in cui ognuno faccia la sua parte, niente di più o di meno, semplicemente la sua parte. Poi ci svegliamo, e ci accorgiamo di voler restare soli, lavorare il doppio o il triplo, pur di non scoprire lo sfacelo che si palesa intorno, il valzer degli aiuti inutili che ci servono su un piatto d’argento. Hai ancora la forza di tirare la volata, ma non sai più per quanto, questa volta.

Don Chisciotte (politica italiana)

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La politica ormai è degenerata, non ci si meraviglia più di niente. Non si sa da chi o cosa si potrebbe ripartire. Eppure la risposta è elementare: dal bene comune. Ci sono bisogni da considerare, gente che non può più andare avanti, istituzioni fatiscenti, strutture che invocano interventi non procrastinabili. L’obiettivo esige la rinuncia agli interessi personali. Oggi è normale che la politica e la vita del paese corrano su binari paralleli. Non ci resta che agitare il fazzoletto in un malinconico saluto? O partire lancia in resta contro i primi mulini che incontriamo?

Ipotesi di beato

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Lancio un’idea: una raccolta di informazioni alternative, verificate, garantite, al di fuori del circolo vizioso delle lobbies che selezionano i messaggi per obiettivi parziali e interessi personali o aziendali. Un bacino in cui confluiscono notizie che siano davvero notizie, non solo propaganda o contrapposizione ideologica. Per esempio: da noi c’è una scuola gratuita di italiano per stranieri che rilascia diplomi riconosciuti. Può dare fastidio, per una serie di motivi facilmente intuibili, ma la notizia si diffonde ugualmente, ad ampio raggio. Dalla città degli schiavi emerge lentamente la città dei liberi. Da un individuo triste, afflitto dal potere, una persona beata, finalmente indipendente.