CRESTOMAZIA 4: Francesco Marotta, da “Impronte sull’acqua”

Francesco Marotta, da Impronte sull’acqua (2008)

sapersi in sintonia

con la luce

franata dove sei stata

un attimo o una vita

prima che il

colore dell’assenza

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Francesco Marotta, La poesia: una forma di resistenza

E’ bello incontrare parole che non solo dicono quello che anche noi sentiamo, ma che ampliano e approfondiscono i confini del nostro sentire. E’ quello che mi è successo leggendo la bellissima intervista a Francesco Marotta a cura di Evanghelìa Polìmou. Con gioia invito a leggerla gli amici e i lettori di questo blog.

1. Signor Marotta, Le do il benvenuto nel sito di “Poiein“. Che cosa è la poesia per Lei e quale ruolo gioca nella Sua vita?

Innanzitutto grazie per l’attenzione e l’invito, è veramente un onore e un piacere essere ospiti sulle pagine di “Poiein”.

La poesia, dunque. Essenzialmente essa è per me, alla luce di quanto sono venuto maturando nel corso degli anni, durante i quali ho sempre mantenuto in spazi contigui, fino a renderli quasi inseparabili, lo studio e la riflessione insieme alla pratica testuale, una tra le più alte forme espressive di resistenza, in primo luogo al potere, ai suoi emblemi, ai suoi simulacri, alle sue maschere e ai suoi rituali: insomma, opposizione a tutto ciò che da sempre nega l’umano in ogni sua manifestazione e diversità. Continua a leggere

Vivalascuola. Come si fa a fare pranzo dopo Auschwitz?

«“Come si fa a scrivere una poesia dopo Auschwitz?” chiese Adorno […] “e come si fa a fare pranzo dopo Auschwitz?” obiettò una volta Mark Strand. Comunque sia, la generazione a cui appartengo ha dimostrato di riuscire a scrivere quella poesia» (Iosif Brodskij, Discorso per il Nobel, 1987)

Verba manent
meditazione sulle parole dei testimoni in Shoah di Claude Lanzmann, 1985
di Maria Grazia Calandrone

Non era il mondo. Non era l’umanità. Non sembravano esseri umani. Invece, siamo capaci anche di questo. È una scelta.

Quando abbiamo aperto le fosse piangevamo tutti per quella legna marcia fatta di uomini – figuren. Avevamo davanti uno strato secco, una pianura di corpi che si sbriciolavano. Continua a leggere

Francesco MAROTTA – ESILIO DI VOCE

così la grazia delle immagini

rovesciate nel palmo venute via dall’ombra

che ora ricordi accampata da sempre

alla tua soglia ma

si trattava di attese esercizi

privi di simboli come adornare sbrinati

specchi col battito salino

di una pupilla naufragata

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“Esilio di voce” a Milano

Ancora una volta Marotta ci dona un libro potente, intimo e inattuale, che rifiuta ogni etichetta di neo e post-avanguardia, dove il surrealismo dell’immagine è l’ardente rappresentazione di un realismo interiore, privato, e lo stile ha sempre una dizione solenne, innodica.

Marotta è sempre, e in questa raccolta forse con maggiore intensità, poeta di un vortice immobile del linguaggio: i suoi versi sono specchi ustori che traducono la tensione incandescente della parola, all’occhio e all’orecchio del lettore, in una sola poesia rifratta in tanti riflessi, che corrispondono ai versi e alle pagine del libro.
(Marco Ercolani, qui)

Esilio di voce sarà presentato a Milano mercoledì 9 novembre alle ore 21.00 al CIRCOLO CERIZZA, Via Meucci 2, nell’ambito della rassegna “I MERCOLEDÌ DEL CERIZZA” a cura di Anna Lamberti Bocconi, Francesca Genti e Luciano Mondini.

da Esilio di voce

si inciampa in un grido
che si dissangua in luce
ogni volta che cerchiamo le stelle
nessuna soglia ci separa dall’assenza
nessuna parola così profonda
da poterla tacere Continua a leggere

Manuel COHEN – Cartoline di marca

(Paolo Volponi)
quante volte, dopo cena, l’ho spiato
dai vetri della casa, in fondo al Pincio
sulle mura, da dove monti e valli
dominava. e c’era un vento gelato
furioso come pochi. rassettava
la Giovina, impagabile, in cucina
mentre Paolo, nel tinello, armeggiava
col tele e l’insonnia. lottava. lottava.

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Varcare la soglia di una domanda. Di Francesco Marotta


(Sentieri nella neve)

varcare la soglia di una domanda

varcare la soglia di una domanda
rasente all’ombra che a fatica
recupera i suoi codici eccede gli argini
imponendosi torsioni di lingua
per esempio la trama discorde
che dai margini offre un sentiero
al silenzio

Da: “Esilio di voce” di Francesco Marotta (2009)

Da: Contratto a termine – di Luca Ariano

Sulla Via Emilia

Di cancelli serrati, di ciminiere

spente – ma senza viaggiare

troppo lontano: per sentire

il sapore delle zanzare sulla pelle

e il calore umido del riso. Continua a leggere

La poesia nella rete

La poesia nella rete

A cura di Sebastiano Aglieco e Francesco Marotta

Vimercate,
Biblioteca civica, piazza Unità d’Italia 2 g

Sabato 17 aprile ore 15/19

La poesia nella rete. Spazi virtuali e immaginari poetici
PoesiaPresente e Poesia teXtura Festival 2010

Per il terzo anno consecutivo le associazioni Mille Gru (PoesiaPresente) e delleAli (Poesia teXtura Festival) incrociano le proprie strade. Dopo aver presentato, per la prima volta insieme, Mariangela Gualtieri e Mauro Ermanno Giovanardi (poesia e musica – 2008) e “Fra le mura”, di Maria Arena, con Rosaria Lo Russo e Daniela Orlando (poesia e danza – 2009), quest’anno il festival indagherà il rapporto tra “poesia, arti visive e nuove tecnologie” con Nanni Balestrini, Giovanni Fontana, Stefano Massari e Giacomo Verde (che per teXtura terrà anche un video-laboratorio). Continua a leggere

“L’aura / incantata delle origini”, il mio sguardo sulla poesia di Francesco Marotta – di Natàlia Castaldi

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Fino all’ultima sillaba dei giornidalla raccolta “L’arte dimentica di morire” di Francesco Marotta 

scrivere è un destino covato dall’ombra delle ore
la spina amorosa di chi non lascia niente alle sue spalle
perché essere cenere, sostanza di vento
è inciso da sempre a lettere di fuoco
nelle pupille dei segni che trascina – un canzoniere
infimo, un breviario di passi senza orma
tracima sillabe d’innocenza e memoriali di sabbia
dalla brocca silente che disseta il labbro,
quando parole malate d’aria si staccano dalle mani
precipitano nell’impercettibile abisso
di una pagina –
scrivere è un’ora covata dal destino
la spina che costringe il corpo in reticoli d’albe in piena notte
e punge fruga ricuce orli slabbrati lacera la carne
fino a che sanguinano anche i sogni,
fino a che l’immagine fiorisce in echi di sorgente
gli alfabeti rappresi dentro un grido

(sono queste le voci che mancano a una pietra
per sentirsi un arco lanciato verso il cielo,
sono questi gli accenti
che scortano il seme alla sua tomba di luce – al precipizio ardente
dove la morte è presagio di stagioni,
oracolo dei frutti e del ricordo)

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IMPRONTE SULL’ACQUA di Francesco Marotta. Note di lettura di Ivan Fedeli e Luigi Metropoli

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 [Pubblico qui la prefazione di Ivan Fedeli e la postfazione di Luigi MetropoliImpronte sull’acqua (Sasso Marconi, Le voci della Luna, 2008) di Francesco Marotta, nonché una mia selezione di poesie. Inoltre qui potete leggere altre poesie della raccolta selezionate da Giorgio Morale insieme a un altro testo critico di Luigi Metropoli. f.s.]

 

 

 

Ivan Fedeli, Non sottrarsi al dolore: un sofferto umanesimo, prefazione a Impronte sull’acqua, prefazione a Impronte sull’acqua.

 

Francesco Marotta. Di professione fabbro, levigatore, cesellatore. Se la poesia è magma, materia da plasmare e – proprio per questo – in continuo divenire, nessuno più di Marotta dimostra da tempo di affinare gli strumenti necessari a forgiarla, renderla evoluzione, fabbrica di senso.

     Impronte sull’acqua conferma questa ricerca più che ventennale: ricerca seria, inappagata, fuori dai riflettori della facile comunicazione e necessariamente dotata di forza etica, energia primordiale.

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A “Impronte sull’acqua” il Premio Renato Giorgi 2008

Accolgo con gioia la notizia che il Premio Renato Giorgi 2008 è stato assegnato a Impronte sull’acqua di Francesco Marotta. Il premio consiste nella pubblicazione in volume della raccolta vincitrice, che da oggi, giornata della premiazione, è pertanto disponibile anche su carta, per le edizioni de Le voci della luna. Approfitto dell’occasione per proporre un testo critico di Luigi Metropoli tratto dall’antologia Leggere variazioni di rotta e riproporre una selezione dell’opera premiata.

La liquidità del verso: Francesco Marotta
di Luigi Metropoli

«Tutto quello che ho scritto a partire dalla metà degli anni Novanta, non è altro che un “tentativo” di dare corpo […] a un’ipotesi teorica scaturita […] da tutta una serie di letture, di riflessioni e di studi incentrati sulla possibilità di investigare, e dare voce, agli spazi che si aprono tra pensiero e canto» (da qui). Continua a leggere