Un viaggio con Bacon: la transunstanzazione secondo Franz Krauspenhaar

di Giuliana Bottino

“Il cinema non presenta solo delle immagini, le circonda di un mondo. Per questo ha cercato molto presto circuiti sempre più grandi che unissero un’immagine attuale a immagini-ricordo, immagini-sogno, immagini-mondo” (Gilles Deleuze, L’immagine-tempo).

“Il porno è un virus. Per analizzarlo bisogna farsene contaminare, contagiare anche linguisticamente, anche a costo di diventare volgari” (Simone Regazzoni, Pornosofia-filosofia del pop porno.)

Così come per Franz Krauspenhaar scrivere di Bacon è rivelarsi regista in chiave pasoliniana, per scrivere del libro Un viaggio con Francis Bacon di Franz Krauspenhaar ho dovuto assumere un punto di vista altro, quello offertomi da un filosofo delle arti visive, Simone Regazzoni, autore del recentissimo “Pornosofia – Filosofia del pop porno” (in uscita per Ponte alla Grazie). Continua a leggere

Marilù Oliva intervista Franz Krauspenhaar su “Un viaggio con Francis Bacon.”

FRANZ KRAUSPENHAAR

ATTIVITA’: Scrittore
SEGNI PARTICOLARI:Nessuno (almeno credo)
LO TROVATE SU: http://www.markelo.net
http://www.lapoesiaelospirito.wordpress.com

Cosa ti senti di essere, nella tua essenza più profonda?

Uno scrittore. Eclettico.

In quest’intervista parleremo del tuo ultimo libro, Un viaggio con Francis Bacon, uscito per Zona Editore nella collana Novevolt.Come definiresti il genere?

Un racconto-saggio. Un ibrido fra narrazione autobiografica e saggistica. In sostanza, un modo molto personale per parlare di un argomento (nel mio caso Francis Bacon). Come se avessi girato per i luoghi, le suggestioni, le parole e ovviamente le immagini di Bacon con una macchina da presa operante in soggettiva.

Attraverso le pagine compi un viaggio non solo artistico. Affronti la poetica dell’autore, penetri la scorza delle immagini ed approdi all’intimo sentire dell’uomo. E cosa trovi? Come tu scrivi: «Trovo dolore a migliaia di chilometri quadrati, deserti accesi di sole morente interi; e trovo rabbia e soprattutto disincanto, quest’ultimo nudo come un verme spellato vivo. Un disincanto, voglio dire, che non lascia nulla ai retrogusti agrodolci che restano anche nelle bocche più avvezze alla degustazione dell’amaro dell’esistenza umana. Potrei dire che il disincanto di Bacon è antecedente a qualsiasi incanto, e se lo chiamiamo così è perché, per dirla tutta, vogliamo renderlo in qualche modo meno terribile, metallico, odioso. Vogliamo nominarlo con qualcosa di diverso e meno repellente al palato dalla parola nullità.» Anche tu hai provato (o provi) lo stesso genere di disincanto?

Lo provo spesso. Il disincanto è una difesa provvisoria. Si stabilisce a seguire di una ferita, un fallimento, una disillusione. E’ una corazza che serve ai senza pelle. Ma, per quanto mi riguarda, è solo un rumore di fondo. Giusto, sano che sia tale. L’illusione, o meglio l’incanto, ricresce sempre, come la pelle nuova. Deve essere così. Continua a leggere

METROMORFOSI 29

"Il rosso"

www.metromorfosi.com

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Francis Bacon, Conversazioni con Michel Archimbaud

F. B. – La cosa più importante è continuare a guardare la pittura, leggere la poesia o ascoltare la musica. Non per comprendere o per conoscere, ma per sentire qualcosa. Continua a leggere

Vicino Celan – di Elio Grasso

Vicino Celan

Prima di tutto mi chiedo se Marina Pizzi provi interesse per la propria poesia, almeno quanto Francis Bacon abbia amato i propri quadri. Penso che entrambi si siano, in certo momenti della loro vita, riempiti d’amore e di forza barbara per scrivere poesie e dipingere quadri. Continua a leggere