Donne infertili che si credono inutili, ma intanto diffondono bellezza

 

di: Guido Tedoldi

Dopo la lettura di «Non chiedermi come sei nata», romanzo di Annarita Briganti – Cairo Editore, 2014, pp. 200, € 13,00

La protagonista di questo romanzo si chiama Gioia Lieve, ma nelle prime pagine della vicenda precipita in uno stato mentale tutt’altro che contento: ha un aborto spontaneo, e da successive visite ginecologiche risulta che la sua capacità di diventare madre potrebbe essere stata compromessa. Inoltre ha già 39 anni, un’età nella quale per molta parte della storia dell’umanità le donne erano troppo vecchie per restare incinte.

Per fortuna siamo nel XXI secolo, e la scienza medica conosce tecniche di inseminazione assistita sempre più efficaci. Il desiderio di Gioia di avere un figlio (o una figlia, come lei preferirebbe) può essere soddisfatto.

Per sfortuna siamo in Italia. La legislazione nazionale ostacola chi vuol avere figli con metodi non certificati da millenni d’uso tradizionale. Gioia dovrà andare all’estero.

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24. Il limite

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Quanto tempo è passato? Hai dormito? E’ ancora lì, con la camicia azzurra. Chi può essere, con un nome così strano?
Non l’ho mai sentito.
Cosa?
Un nome come il suo.
C’è qualcosa di normale nella vita? Continua a leggere

1. La cura

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Arturo si sta chiedendo da tempo cosa sia la verità.
Per esempio, una spiga: di un campo immenso lo colpisce proprio quella spiga, come se nascondesse un senso, il ricordo di una campagna dove la famiglia andava in ferie, in una casa sommersa, di notte, dal buio fitto e dal verso inquietante della civetta e dell’assiolo.
Pensa a cose strane: che la verità si generi dentro e poi si covi come un uovo, che necessiti di cure, perché solo con delicatezza può arrivare a maturare, a far uscire all’improvviso un’anatra, un cigno, una gallina. Continua a leggere

23. Parabole

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E’ una galleria gremita di negozi, stracolmi, a loro volta, di oggetti di ogni tipo: icone, tappeti, vasellame in ceramica, acciaio e terracotta, cuscini, abiti, arazzi. I gruppi di turisti si riconoscono dai cappelli colorati, le borse a tracolla, le Nikon pronte per essere impugnate; stridono col paesaggio fatto di cose genuine – alberi, pietre, cipressi – che richiedono uno sguardo lungo e sognante capace di far gustare il sapore della storia, l’odore del tempo che si accumula tra foglia e foglia, mattonella e mattonella. Continua a leggere

6. Padre

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La roccia è umida e porosa, pare sfaldarsi da un momento all’altro. E’ un punto in cui l’acqua fa un salto di circa mezzo metro, formando una piccola cascata. Yehochoua e Matityahou sono seduti sulla pietra bagnata e guardano la riva opposta: le tamerici fanno esplodere nuvole dense di rosa e verde, i fiori sono spighe delicate e lussuose come arredi nuziali, vergini che si offrono allo sposo con lampade di luce soffusa; il terebinto lancia vampe di fuoco con le sue bacche afrodisiache, il viagra dei poveri. Il cielo è una chiazza bianca che incombe fra acqua e terra come una presenza indecifrabile, un messaggio in una lingua sconosciuta. Continua a leggere

3. Eventi

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Viola ce l’ha con gli scrittori che spiegano tutto e riempiono pagine e pagine di considerazioni psicologiche capaci di stroncare anche il lettore più paziente. Secondo lei, la letteratura è un incalzare di eventi che deve togliere il respiro. Continua a leggere

19. Ribellarsi

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Andiamo via, presto!
Maria prende Leopoldo per la mano e lo trascina a forza. Lui fa appena in tempo a vedere l’immagine immobile di Kafka che non si accorge di nulla, incapsulato nei suoi problemi. La donna ordina a Leopoldo di entrare in auto e sfreccia verso casa, arrivando in men che non si dica. La stanza è piena di libri, che sembrano sul punto di crollare da ogni parte. I due, ora, sono appollaiati su sedie di legno infilate a malapena nello spazio angusto e stipato in ogni angolo.
La ragazza del pub mi ha confidato una notizia.
Leopoldo cerca di riprendersi dall’ennesima sorpresa: dunque Maria sapeva che era lì. Forse potrà anche spiegargli come ci è finito.
Quale notizia? Continua a leggere

Quella abbagliante

Il cavallo e il vecchio sembrano turbati. Anzi, lo sono certamente. Lo zoccolo alzato si ritrae, l’uomo aggrotta la fronte, non sa come reagire. E’ il mondo delle azioni ripetute, uguali a se stesse, solide, nella loro meccanica certezza. Il cavallo è fatto per viaggiare, il vecchio stalliere per servire. La paga e il fieno bastano e avanzano, come ricompensa. L’animale, a dire il vero,  non dovrebbe esserci, nei resoconti non se ne fa menzione. Allora non sarebbe un’ovvietà, ma uno scarto dalla norma. Il cavallo è la ricchezza, i beni del mondo, l’autosufficienza. Continua a leggere

L’inferno sono gli altri

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Le riunioni di condominio, confidavo a un amico, sono i luoghi più aggressivi di associazione umana. E’ lo spazio vitale difeso con i denti, la propria idea di convivenza che si scontra con quella degli altri. La guerra non nasce tra diversi, non è l’ideologia o il colore della pelle, né la quantità di ricchezza distribuita ingiustamente. E’ l’esistenza dell’altro la causa del conflitto, l’inferno sono gli altri, come scriveva Sartre.

Un futuro davanti e un papà dietro

robert_gober
Ha un futuro davanti e un papà dietro” è stato il tagliente commento del “Nouvel Obsevateur” a proposito della candidatura di Jean Sarkozy, figlio ventitreenne di tanto padre, alla guida dell’Epad.
Si tratta dell’organismo che gestisce il maggior centro d’affari d’Europa, la Defense, nel dipartimento Haute de Seine (alle porte di Parigi, e feudo dei Sarkozy).
Subito è parso incredibile che un giovanotto, studente fuori corso di Diritto alla Sorbona, potesse elevarsi al rango di supermanager solo in virtù del cognome. In breve, è stato lo stesso figlio del Presidente a ritirare la sua candidatura, a seguito della sollevazione popolare (e bipartisan) scatenatasi oltralpe. Anche il web ha fatto la sua parte. Petizioni online e un fiorire di blog contro Sarkozy jr., il più divertente forse questo: http://www.jeansarkozypartout.com/.
A ben vedere, non è che sia una grande vittoria questo gesto delle dimissioni (annunciate solennemente in televisione), anche perché il ragazzo si “accontenta” di un posto nel Consiglio d’Amministrazione dell’Epad, e di essere il prossimo candidato nelle elezioni provinciali del suo dipartimento.
Ma la notizia, al di là del sarcasmo, della facile battuta che tutto il mondo è paese, e dell’ancor più facile accostamento con le mastellopoli nostrane, sui media avrebbe meritato qualche riflessione in più, sul cancro sempre più dilagante del nepotismo. Continua a leggere

Sorprese

da qui

Domani ho il ritiro per le prime confessioni.
Utilizzerò la parabola del padre misericordioso, anche sapendo che:
non c’è il pentimento (il giovanotto torna perché ha fame);
non c’è il proponimento (vuole fare il mercenario);
non c’è l’accusa dei peccati (il padre non lo lascia parlare);
non c’è la penitenza (si organizza subito la festa).
Quel che resta del sacramento, insomma, è il peccato (perché tocca a noi, che non cambiamo mai).
Mi chiedo se non si tratti, anche, di una cura preventiva.
Domani dirò ai bambini di confessarsi ricordando questo: Dio è una persona piena di sorprese.