BMW (di Ambra Stancampiano)

Il giorno che sono andato a prendere la BMW c’era un sole giallo e cattivo.
Guardavo dallo specchietto della mia vecchia 127 lo squallore del rione in cui sono cresciuto con un fremito su per lo stomaco: potevo farcela, ne stavo uscendo.
Il venditore mi ha fatto firmare un sacco di carte e ha preteso documenti e buste paga, poi mi ha consegnato le chiavi. Scintillavano.

La BMW mi aspettava nel garage della concessionaria, bellissima come la donna della tua vita quando la immagini da ragazzino.
Il commesso ha disattivato l’antifurto col telecomando, quel bip bip mi è sembrato più dolce del suono di un’arpa.
Sono salito sull’auto, mi sono lasciato avvolgere dall’abbraccio degli interni in pelle, mi sono guardato intorno: quella era la mia macchina. Neanche colei che si sentiva padrona della mia vita poteva interferire. Era la prima cosa solo mia a parte il lavoro con cui mantenevo entrambi in quel quartiere di merda.
Mi sono guardato allo specchietto, ho sfoderato il mio sorriso da venditore; inutile rovinarsi la giornata coi brutti pensieri, a mamma la macchina sarebbe piaciuta.

Al mio ritorno tutto sembrava più bello, perfino le baracche in misto cemento e lamiera attaccate ai pali della corrente per rubare la luce al comune. La BMW mi faceva sentire una spanna al di sopra del degrado che mi circondava, mentre la gente affacciata alle finestre e ai balconcini si passava la notizia che “Micuzzu, u figghiu da ‘za Tana, si fici i soddi” più velocemente dei miei 90 cavalli. Continua a leggere

Capelli struggenti, di Franz Krauspenhaar


di Alessandro Bigarelli

Capelli struggenti di Franz Krauspenhaar è una raccolta di liriche in cinque tempi. La suddivisione rimanda ai probabili cinque movimenti di una sonata atipica, essendo quattro i movimenti canonici. Una sonata piena di sterzate lessicali che spaziano dentro dimensioni oniriche, biografiche, assumendo forme di una ribellione combattuta tra l’estetico e il realistico. La scansione in cinque parti pare eseguire una partitura dove il cinque quarti, come improvvisa e inattesa anomalia, infrange l’ancestrale equilibrio in parte rassicurante del due e del quattro quarti. Sono tutte liriche cantabili, ricche di musicalità che riconosce se stessa nell’elettronica dei primordi, e nelle sfarzose melodie sperimentali degli anni Ottanta. Continua a leggere

FRANZ KRAUSPENHAAR, “GRANDI MOMENTI”

Franz Krauspenhaar, Grandi momenti, NEO Edizioni, 2016

Grandi momentiFranz Krauspenhaar è uno dei pochi, sulla scena letteraria italiana, che fa veramente sul serio. Che si misura col limite estremo senza chiudere gli occhi, ma anzi li tiene ben aperti, perfino sbarrati. È uno scrittore viscerale, un autentico artista. Grandi momenti lo dimostra, e non solo perché nasce dalla sua esperienza di vita, l’infarto subito e superato. Altrimenti si ridurrebbe a un romanzo autobiografico, o comunque auto-ispirato. Ma non è così, come non era nel suo pure eccellente romanzo del 2008 Era mio padre (Fazi Editore). Anzi, il valore più autentico di questo suo nuovo cimento letterario sta nell’essere una trasfigurazione del suo vissuto. Krauspenhaar riscrive, variati e potenziati, i contorni della sua stessa esistenza, quasi come il da lui amato pittore irlandese Francis Bacon faceva con i volti che raffigurava. E, così facendo, traccia l’itinerario di un delirio. Continua a leggere

Le cose come stanno

da qui

Le cose come stanno, romanzo di Franz Krauspenhaar, è una dura requisitoria sulla vita, fatta apposta per scuotere il lettore. E’ uno di quei titoli, inoltre, dal valore autonomo, in un mondo in cui vorremmo conoscere, e mai conosceremo, esattamente questo: le cose come stanno. È un titolo che fa pensare a come ogni notizia sia truccata e rovesciata: lo sguardo danza tra le righe come a un ballo mascherato, uno spettacolo il cui autore è il primo a non credere nella sua performance. Occorre scavare e perlustrare per conoscere il vero, vedere lo stesso fotogramma da molte prospettive, scoprire che “informare” è un tentativo – maldestro o raffinato – di nascondere agli altri la realtà. Non resta che tessere reti in cui trasmettersi dati verificati di persona, creare un giornalismo indipendente da qualunque potere, macro o microscopico, una fitta ragnatela d’occhi ed orecchi con un unico obiettivo: sapere ciò che tutti dovrebbero sapere. Le cose come stanno.

“LE BELLE STAGIONI”, DI FRANZ KRAUSPENHAAR

di Giovanni Agnoloni

Franz Krauspenhaar, Le belle stagioni, Marco Saya Edizioni

Le belle stagioniIl nuovo libro di poesie di Franz Krauspenhaar non è semplicemente una “raccolta poetica”. È, in realtà, la continuazione di un discorso intimo che già affondava le sue radici nei romanzi dell’autore (penso in particolare a Era mio padre, ed. Fazi, e Le monetine del Raphaël, ed. Gaffi), ma nelle sue opere in versi (Effekappa, ed. Zona, e Biscotti selvaggi, ed. Marco Saya) trovava un’espressione ancor più pregnante, addensandosi e infittendosi.

Il legame più diretto è con l’ultima pubblicazione poetica in ordine di tempo, i Biscotti. Come in quel caso, anche qui ci troviamo davanti a una “poesia prosastica” (o, volendo, a una “prosa poetica”), che si sviluppa come un articolato flusso di coscienza in cui si alternano immagini di vita milanese, incubi televisivi e invettive dirette contro tipi umani odiosi, che mi viene da accostare ai Mostri di cinematografica memoria. Continua a leggere

Alessandro Ansuini su “Il subentrato” di Franz Krauspenhaar

Krauspenhaar Il subentrato
Il primo libro della serie che vede come protagonista Guido Cravat, un poliziotto in pensione che per sbarcare il lunario decide di fare l’investigatore privato, si finisce in un fiato. L’autore è Franz Krauspenahaar, che non avevo mai letto in veste di autore di genere noir, filone che, premetto, non è prettamente nelle mie corde. Continua a leggere

Il subentrato, di Franz Krauspenhaar

di Mary Zarbo

Il subentrato
Leggere un racconto o un romanzo di Krauspenhaar dona ogni volta un’emozione nuova.
L’autore è uno dei pochi in Italia a saper cimentarsi in modo sicuro ed eccellente in vari generi, usando diverse forme di scrittura, dalla poesia al romanzo biografico, dalla finzione pura al racconto.
L’uso poi che fa delle parole è spettacolare, da vero funambolo. Continua a leggere

LA “VISCERAL CONNECTION. UNA CONTAMINAZIONE LETTERARIO-MUSICALE

visceral_connection_002

La “Visceral Connection”

Serata musical-letteraria milanese
“Tra Connettivismo, Steampunk e realtà – Sulle onde della visceralità”

Sabato 2 marzo 2013 – dalle ore 19,00 al BLAm, Milano (Via Ronzoni 2 – Zona Navigli)

Un gruppo di scrittori, espressione di diversi stili e tendenze, ma tutti legati dalla visceralità, dal profondo che emerge dalle pieghe della realtà e dall’intimo dell’animo umano. Vari esponenti del movimento connettivista, il più importante scrittore italiano di steampunk e urban science fiction, Dario Tonani, e due poeti e scrittori all’avanguardia, Chiara Daino e Franz Krauspenhaar. Presenteranno a rotazione le loro opere più recenti, in brevi interventi alternati con reading e intermezzi musicali per chitarra, in una performance collettiva che vi toccherà dentro. Continua a leggere

“BISCOTTI SELVAGGI”, DI FRANZ KRAUSPENHAAR

Recensione di Giovanni Agnoloni

Biscotti selvaggiBiscotti selvaggi, di Franz Krauspenhaar

Marco Saya Edizioni

Le poesie di questa raccolta di Franz Krauspenhaar, Biscotti selvaggi, sono un condensato potente di impressioni di vita, di grumi di ricordo e sprazzi di eterno calati nella densità materica del presente.
La poesia è onesta profonda. Dove c’è odio, dice odio, dove c’è noia, dice noia, e dove c’è amore – amore assoluto, viscerale –, accenna appena e lascia in sospeso, come una musica che ognuno deve continuare a modo suo. Perché la poesia è un’approssimazione a questo punto, che non chiede più parole, ma silenzio.

Si va dalla fiammata acida dello stomaco che reclama la sua dose di Maalox al metallico rinculare degli articoli da spesa sul carrello del supermercato; dalle solitudini di novembre, che ritornano ogni anno, alla solitudine di una vita, fattasi abitudine, consuetudine non gradita ma in fondo consolante, perché sa pur sempre di quella libertà che è meglio di cose peggiori. Continua a leggere

Le monetine del Raphael

le monetine del raphael

di Riccardo Ferrazzi

Caro Franz,
ho letto Le monetine del Raphael e ti ho ritrovato: il Franz di Le cose come stanno e di Era mio padre. Con uno sviluppo specifico: tanta gente, con l’avanzare dell’età, perde la voglia di incazzarsi. Per stanchezza, per disillusione. Tu invece hai la rabbia nel DNA e se non ti incazzi ti manca l’aria.
In questo tuo ultimo libro la rabbia c’è tutta, apparentemente concentrata sulla storia italiana, dalla guerra a mani pulite. In realtà è una rabbia cosmica, sistemica, totale, espressa in pagine a rettangolo pieno, praticamente senza dialogo (un azzardo stilistico, ma anche una scelta obbligata); non un flusso di coscienza ma un lungo ragionamento alla Thomas Bernhard, costellato di osservazioni acute, intelligenti, in gran parte condivisibili. Continua a leggere

“Le monetine del Raphaël”, di Franz Krauspenhaar

Recensione di Giovanni Agnoloni

Da Postpopuli.it

Le monetine del Raphaël di Franz Krauspenhaar (Gaffi Editore in Roma) è un libro speciale. Il romanzo di una vita, quella di Fabio Bucchi, pittore tormentato e giunto al successo per vie tortuose, trainato da un talento fuori del comune ma anche da pelose aderenze col sistema di potere orbitante attorno a Bettino Craxi, il “Capo”, di cui viene evocata la caduta politica e giudiziaria e l’inizio dell’esilio volontario, nel 1993.

Fabio Bucchi è un uomo giunto al capolinea, in fondo da molto prima che una malattia lo condannasse senza appello. È un artista viscerale, che ad ogni rabbiosa pennellata, così come ad ogni animalesco amplesso (con donne in fondo mai veramente amate, tranne forse l’ultima, Angela, che lo assiste fino alla fine, e un’altra, evocata in qualche momento della storia e però perduta), grida contro il vuoto da cui si sente accerchiato, minacciato e, in fondo, sedotto.

La sua esistenza rievocata e compressa come nel tourbillon che dicono accompagni gli ultimi momenti, diventa pretesto e insieme contrappunto di un quadro storico-sociale che abbraccia un’Italia divelta, sventrata, dalle bombe nere degli anni ’70 e ’80 al ritorno di fiamma del benessere, frammisto alla corruzione dell’era craxiana e del suo corollario berlusconiano. Continua a leggere

Quelle monetine del Raphael

di Andrea Pomella

L’Hotel Raphaël è appena dietro piazza Navona, ha la facciata ricoperta di vite vergine, glicine e buganville, i salottini bianchi della hall in mezzo ai quadri di Mirò, Morandi, De Chirico, le sculture, le litografie, i pezzi di antiquariato, la collezione di ceramiche di Picasso e di arte Maya che ne fanno un vero e proprio museo di arte antica e moderna. Continua a leggere

Quegli anni maledetti – Franz Krauspenhaar Le monetine del Raphael, Gaffi editore.

di Giorgio Simoni

Franz Krauspenhaar è un toro da monta letteraria. Queste sono le parole che mi sono rimbalzate nella testa durante la lettura di Le monetine del Raphaël, ultima fatica dello scrittore pubblicata da Gaffi editore. Kraupenhaar snocciola frasi che colpiscono come una gragnola del Carlos Monzon dei bei tempi; toglie il fiato, gonfia gli occhi di stupore e rabbia, fa vibrare i polsi: insomma c’è poco da fare i damerini, le pagine del romanzo grondano letteratura, signori. Di quella sopraffina, che ti sbatte sotto gli occhi tanto le scopate furibonde quanto le peggiori stragi dei nostri anni plumbei, che al Robert Palmer cantore plastificato e patinato, sbronzo sboccante come un beone all’ultimo stadio nella ramazzottiana Milano da bere, affianca la scelta irreversibile, per certi versi drammatica, del protagonista – Fabio Bucchi – di lasciare il suo comodo posto impiegatizio in una ‟fabbrichetta” dell’hinterland per votarsi definitivamente all’Arte, quella con la A maiuscola. Continua a leggere

Valter Binaghi recensisce Le monetine del Raphael sul suo blog (29.5.2012)

E’ troppo vicina nel tempo (era il 30 aprile 1993) perchè qualcuno non ricordi la scena: Bettino Craxi, il leader indiscusso di un partito di governo e di un’intero decennio della storia italiana, veniva accolto all’uscita dell’Hotel Raphael da una furibonda manifestazione di indignazione popolare con relativo lancio di monetine, dopo che la Camera dei Deputati aveva negato l’autorizzazione a procedere nei suoi confronti. Era l’apice di “Tangentopoli” e nello stesso tempo la fine del sogno italiano, un sogno che durava dall’epoca del boom economico degli anni Sessanta, quello di fare dell’Italia un paese moderno e civile. Che importa se appena un anno dopo uno degli uomini più vicini a Craxi, Silvio Berlusconi, provava a riproporre l’epica del “miracolo italiano” con un partito di plastica e nuovo di zecca, popolato da suoi dipendenti, avvocati e commercialisti? Berlusconi era evidentemente fasullo: la simulazione elevata alla seconda potenza, nessuno poteva credere all’innocenza di quell’immaginario, così smaccatamente cialtrone da apparire ai suoi stessi sostenitori la satira e agli altri la caricatura della politica tradizionalmente intesa. No, l’Italia era finita prima, il resto era solo conseguenza: per questo Franz Krauspenhaar, che di questo interminabile Basso Impero è un cantore spietatamente sincero, ha scelto quell’episodio come acme della vicenda che ha per protagonista uno dei suoi personaggi senza spada e senza corona. Dopo la furiosa tenerezza filiale del narratore di “Era mio padre” (Fazi 2008), ecco la parabola amara di un pittore che alla corte di nani e ballerine dell’ultimo vero satrapo italiano, ha raggiunto il successo di critica e di pubblico (per una volta non disgiunto da autentico talento), ha consumato i suoi proventi nella sfrenata disperazione dell’orgia, fino ad assistere, insieme a quello del Capo, al proprio declino fisico ed esistenziale, servendosi di tutto e di tutti (politica, amicizie, donne, sentimenti) per sacrificare all’unico idolo indiscusso: l’arte, la ricerca indefessa della forma e della sua dissoluzione, unico stile e ragione di vita possibile. Continua a leggere

Daniela Matronola recensisce Le monetine del Raphael su Alias de Il Manifesto.

06/05/2012 ALIAS

Il rosso del sangue e del bordello. E poi tutti questi interni. Difficile trovare un vero esterno, riconoscibile come tale. Anche quando (Bacon) dipinge Soho e un’automobile, sembra di stare in uno studio. Così Franz Krauspenhaar (autore milanese di padre tedesco e lontane origini olandesi) nel suo Un viaggio con Francis Bacon (Zona, 2010), personal essay e in effetti vera guida alla lettura di Le monetine del Raphaël, appena edito da Gaffi nella collana Godot diretta da Andrea Carraro. Un romanzo dopotutto da camera, o da studio appunto: il pittore Fabio Bucchi, vorace e onnivoro escursionista di almeno cinque decenni italiani (dai ’60 al 2010), vi è relegato, morente, accudito da Angela, giovane allieva/infermiera/badante, e vi riattraversa la politica lo stragismo il socialismo con l’epopea della sua auge infame nel decennio Ottanta e la caduta dei suoi dèi di cartone subito sostituiti da dèi supplenti fin più sguaiati e arcigni. Ne diventa metafora efficace, sintesi dolente e sfrenata, il sesso delle orge, il potere esercitato come eros e dominazione, a emblema della storia del nostro dopoguerra che, dopo l’immediata innocenza creaturale, la più che decente, decorosa, volontà di rinascita della nazione, è esplosa in voracità famelica, in sporcizia politica da rivoltapastrani, in trasformismo che smettendo e indossando casacche ha fatto scorribande per l’intero arco costituzionale. Continua a leggere

I LIBRI DEGLI ALTRI n.3: Ricordi e passioni d’antan. Franz Krauspenhaar, “La passione del calcio”

Ricordi e passioni d’antan. Franz Krauspenhaar, La passione del calcio, Bologna, PerdisaPop, 2011

______________________________

di Giuseppe Panella*

La passione del calcio non è un romanzo e neppure un testo esclusivamente autobiografico (nonostante il sottotitolo del libro lo dichiari tassativamente). E come potrebbe? Le confessioni e le descrizioni delle proprie passioni non sono mai reali ma sempre sognate, rivissute, rivisitate. Si tratta, in realtà, di una lunga ricostruzione, a tratti assai lucida e perfino con intensità fotografica, a tratti quasi coperta dal buio della mancanza di ricordi e di punti di riferimento, di un periodo di storia nazionale convissuta con tanti altri appassionati di calcio e rimasta forse realmente consapevole per pochi. Non c’è solo il pallone, infatti, in questa breve confessione-saggio di Franz Krauspenhaar: in essa trascorrono brevemente, per flash e per esplorazioni oniriche, momenti molto significativi del passato ormai non più tanto prossimo dell’Italia che è stata.

Continua a leggere

Ora rimane la sera. Una nota su Effekappa (Zona Editrice.)

di Fabio Franzin

Non conosco di persona Franz Krauspenhaar, ma mi sono emozionato, qualche anno fa, leggendo il suo romanzo Era mio padre, dove l’autore ricercava, dentro la sua scrittura, le radici di un amore profondo, pur nel passato scomodo del genitore.
Non lo conosco di persona Franz, dicevo, ma so, per via del web dove ogni tanto mi rifugio – rete che tutto imbriglia e tira su, che tutto pesca nei suoi mari ora calmi, ora burrascosi, e sempre più spesso così inquinati dall’invidia e dal rancore, da discussioni insulse –, che anch’esso è una personalità scomoda, capace di attirare a sé simpatie e antipatie, di essere persino frainteso, credo.
A me, a pelle, sta simpatico. Sarà quel suo nome che è già più di metà del mio cognome, sarà che alcuni amici, in tempi per me più felici, mi chiamavano proprio Franz. Sarà… quella sua aria da sborone nelle foto che lo ritraggono – che ho trovato sempre nella rete, fra cozze e perle –; ne ho incontrati tanti con quell’aria: prima mi stavano un po’ sulle palle, poi, conoscendoli meglio, siamo diventati sempre ottimi amici; perché dietro la maschera c’è sempre l’uomo, con le sue lacrime, le sue fragilità. È dietro le facce serie e per bene che spesso si cela il farabutto. Continua a leggere

Prima presentazione milanese di Effekappa (Zona)

Trattoria FERMADA, Mi a sun chi!, Via Decemviri 14, 20138 Milano, cucina milanese tradizionale.
Venerdì 10 Febbraio 2012 ore 19,00 … Presentazione della raccolta poetica   EFFEKAPPA Nuove Poesie
Ne parlerà l’autore Franz Krauspenhaar con Marco Saya.   Interventi jazzistici a cura di Stefano Tampellini al sax
Per info e prenotazioni: trattoriamilanese@yahoo.it Tel. 0287380195 Cell. 3490761629

I versi color amaranto di Krauspenhaar

Lo scrittore milanese nella sua nuova raccolta esplora
la realtà attraverso il dramma umano e la fisicità del dolore.

di Angelo Molica Franco

Se il poetare di Franz Krauspenhaar fosse un colore, sarebbe l’amaranto poiché esso tocca tonalità – cremisi, scarlatto, granata capaci solo di somigliargli. Allo stesso modo, le strofe di “Effekappa” (Editrice Zona, 2011) sono ammantate da un sentimento che non è solo malinconia, dolcezza, dramma, dolore, bellezza: c’è sempre una traccia che sa sfuggire all’interpretazione del lettore. Continua a leggere