Nota su Effekappa – di Andrea Caterini

Leggo le poesie di “Effekappa” di Franz Krauspenhaar. Di Krauspenhaar colpisce il modo in cui l’invettiva sia la bolla che custodisce la propria solitudine: “Per rabbia consumo chilometri. E’ così. Vite/ appese al collare del diavolo/ si nasce spalancati…”. Colpisce, poi, come l’io, la sua nudità (che è quel “nascere spalancati” al quale Franz desidererebbe fare ritorno) sia l’unica arma contro la cecità del mondo. Un’arma però, che incendia solo se stessa, che in se stessa s’illumina e s’accende, che sogna una vita fatta di slanci. Leggo da “Letteratura” questi tre versi: “Insegnami a mirare in alto/ a fare della vita un salto/ verso l’estremità del cielo”. Ecco, nel libro si contrappongono continuamente poesie scritte, si direbbe, per rabbia e altre scritte in intimità. Ma se a un primo sguardo si potrebbe pensare che le poesie scritte per rabbia siano quelle nelle quali Franz si rivolge a qualcuno, a un interlocutore preciso e determinato (un soggetto estraneo alla sua persona e quindi fuori da sé), credo però che quelle più intime, scritte come in un ripetuto dialogo con se stesso – o col se stesso desiderato e nudo – quasi fossero preghiere, siano invece quelle che più delle altre cerchino occhi capaci di incontrarsi con i suoi. Occhi che finalmente si riconoscono. Occhi che riconoscono l’uno la solitudine dell’altro: “Nessuno/ di caro che si affacci/ dalla vita, un minuto, a guardarmi”.

Franz Krauspenhaar

Effekappa (Zona Editrice.)

128 pagg. 13 euro.

Peter Genito e Franz Krauspenhaar, poeti a confronto

di Francesca Tini Brunozzi

La Casa della Poesia di Vercelli riapre le porte al pubblico con il primo incontro del 2012: sabato 21 gennaio, alle ore 17, presso la sede di Santa Chiara, in corso Libertà 300 (1° piano), nuovo appuntamento per la serie POETS DUETS che vedrà l’incontro e le letture “incociate” tra l’esordiente Peter Genito e lo scrittore e poeta Franz Krauspenhaar.

Entrambi gli autori presentano un libro di poesie fresco di stampa: Genito il suo Dal buio al cuore (Marco Del Bucchia Editore, 2011) mentre Krauspenhaar il suo Effekappa (Editrice Zona, 2011). Gli autori leggeranno i propri testi e faranno una lettura delle poesie l’uno dell’altro, presentati e moderati da Francesca Tini Brunozzi. Continua a leggere

“Effekappa”, di Franz Krauspenhaar

Recensione di Giovanni Agnoloni

Definire Franz Krauspenhaar un poeta è riduttivo, e non solo perché è anche un romanziere.
Ce lo dimostra la sua nuova pubblicazione, la raccolta poetica edita da Zona, che ha per titolo le sue iniziali, Effekappa. Quasi un imperativo consonantizzato, che si fa personaggio e declina se stesso e il proprio grumo gutturale in una varietà di sfumature che sono lirica, flusso di coscienza e dialogo intimo. Continua a leggere

Esce Effekappa, Zona Editore

Dal 13 dicembre nelle librerie indicate sul sito http://www.editricezona.it esce il mio nuovo libro, il nr.10. Un libro di poesie, il secondo, che raccoglie un lavoro cominciato nel 2007 e sviluppatosi con un duro lavoro di lima e di selezione. Buona lettura!
(Franz Krauspenhaar)

Maria De Filippi, di Emanuele Kraushaar

recensione di Franz Krauspenhaar

Oggi anche gli iconoclasti hanno cambiato pelle. Oggi sono simili ai simili dei simili, solo che vanno in tv. Sono pesci nell’acquario sconfinato delle “private”. Emanuele Kraushaar, trentaquattro anni, romano, “lepelsino” della prima ora, è uno scrittore eccellente nel breve e nel brevissimo. Spesso le sue scritture sono come frontiere narrative tra poesia e racconto, per cui posso dire che Emanuele è uno davvero originale nel nostro panorama letterario fatto di troiette senza qualità e di megalomani al primo romanzo, o, come dice una mia amica, di realizzatori di “merda che non puzza”, perché di questo si cibano oggi un bel numero di editori, trasformatori dell’inutile e del dannoso . Kraushaar ha avuto la geniale di idea di prendere il fenomeno mortale di “Uomini e donne”, il programma di Maria De Filippi in onda su Canale 5 ormai da anni, e di vivisezionarlo in senso letterario. Cioè ha preso il format in voga, il canovaccio televisivo sempre uguale di giovanotti e giovanotte in vetrina che fanno finta di corteggiarsi, e l’ha posizionato con cura nel proprio personale format, lo ha adagiato cioè nella sua propria maniera di raccontare. Continua a leggere

Il cibo senza nome, di Pasquale Vitagliano

Anche se mi parli, tu taci
il silenzio che hai dentro,
tu taci il vuoto prima del verbo,
tu taci il pugno cieco del rumore.

[Pasquale Vitagliano.]

recensione di Franz Krauspenhaar

Conosco da tempo il lavoro di Vitagliano, poeta e scrittore di Terlizzi, borgo del barese, posto che insieme ad altri posti mescola civiltà contadina e urbanizzazione e mercato, essendo Bari una città di scambi a tutto campo. In questo reticolo dove stanno umori e incidenze disparate, Vitagliano muove da sempre  le sue parole poetiche con circospetta forza drammatica. Quest’ultima raccolta, edita da Lietocolle, esprime, come nei versi citati, il silenzio duro di un tacere, l’impossibilità di farsi spiegazione di ogni cosa, l’impossibilità di una vera definizione del vivere. E la cosa a mio avviso straordinaria è che il poeta fa questo con le armi di una poesia molto fisica, a volte molto concreta, limata e allo stesso tempo piena di crepe, come nella terra contadina attaccata dal solleone, dove le immagini si stagliano e trovano fondamenta durature, invece che provare a far cantare l’inspiegabile con parole sommesse o aeree o surrealistico-visionarie, come per ricalcare il fumo inodore dell’imprendibilità metafisica. Così la poesia di Vitagliano mi appare nettamente come metafisica quasi nel senso di un De Chirico degli storici inizi, violentemente visiva ma potentemente e avvertitamente circoscritta, tendente all’esattezza, cosicché i veri amanti della poesia vera troveranno qui pane per i loro denti, grande serietà d’intenti, maturità raggiunta, segni anche materici di una letterarietà estrema ma non fuori luogo, fatta per farsi ricordare.

Le cose di cui sono capace, di Alessandro Zannoni

recensione di Franz Krauspenhaar

Un sacco di anni fa, quasi venti, la Einaudi faceva filotto pieno con un’antologia. Ora, sappiamo bene che le antologie lasciano il tempo che trovano, forse servono solo per fare catalogo, insomma spesso sono un’accozzaglia di racconti di un’accozzaglia di scrittori tenuti insieme dal momento, dalla contingenza. Allora invece “Gioventù cannibale” aveva rivelato alcuni giovani talenti – pensiamo ad Aldo Nove, fra i vari – e insomma quella era stata un’operazione sostanzialmente  di scouting di una generazione di “giovani maturi” che avrebbe fatto parlare di sé. Ma chi era là dentro il vero “cannibale”? Beh, forse Massimiliano Governi, ora editor di Bompiani, appena uscito con Chi scrive muore, forse proprio nessuno. Di certo lo sarebbe Alessandro Zannoni se si dovesse restaurare l’operazione editoriale. Continua a leggere

Bailada Mapuches don’t cry for me [trattasi di ballata della pampa con implicazioni nostrane.]

di Franz Krauspenhaar [Francisco Renato Crespi.]

Mapuches, Tehuelches, Onas, Guarnì, Matacos, Tobas, di rilevante presenza in alcune Regioni; la Gauchos, le “estancias”, dino risi adelante

Pampanini pampa pompa, pompar la diletta andrea

del Gassman sputamate

Los paraguayos, lassù la playa garnì

Con fruta boa

Del misparde, olamos vamonos alamos Continua a leggere

Svaniloquio.

di Franz Krauspenhaar

E questa strana tristezza che ti prende, e poi sei come un campione dietro la sua sconfitta. Lassù qualcuno mi ama o mi amerebbe, lo vedrebbe anche stecchito il mio occhio chiuso, con la benevolenza che si dà ai cani e ai cretini. E magari succede, ai vaniloqui alcolici, di dare pezza a moti bassi, lo stomaco che grida disimpegno fino a strazio, finchè si preme perchè questa giornata si sformi nel buio della cessione, della notte.

[Immagine: FK – Gold pedals gold medals.]

Perchè Ibra dovrebbe inchinarsi al mitico Egidio Calloni.

di Jacopo Guerriero.

L’ultimo romanzopoema di Krauspenhaar:
Un affresco di quando il calcio – e l’Italia – erano in bianco e nero.Uno spunto ironico(e malinconico) pertornare con i “tacchetti per terra” in un’epoca di campioni bizzosi,stadi ipertech e scioperi della domenica.

Il libro
La passione del calcio,
di Franz Krauspenhaar,
è edito da Perdisa Pop,
160 pp., 10 euro

«San Siro era allora un catino a cielo aperto, fatto di gradinate sulle quali si metteva il cuscinetto di gommapiuma con i colori della squadra del cuore. Non stavi al caldo, coperto da un cerchio di ferro.
San Siro era una specie di monumento che richiamava divinità guerresche, che esprimevano il loro volere sul campo per mezzo delle squadre».
Come in un sogno, c’è un’età del cuore che sbiadisce (bianco e nero, poco colore) a segnare La passione del calcio, l’ultima narrazione di Franz Krauspenhaar. Più che un racconto, l’anatomia di una religione perduta. La rievocazione rapsodica, dagli anni 60 ad oggi, di episodi minori, momenti chiave e svolte, gioie, vittorie, sconfitte, colpi di follia, colpi di fulmine, amori e tradimenti, folgorazioni della domenica, dissimulazioni. Filtrati dal ricordo e dall’esperienza personale,mai dalla cronaca. Perché l’autore, milanese, cinquantenne, milanista, poi, a inizio millennio, convertito all’interismo integralista per amore «della sfortuna, degli sforzi inutili, della facciada gregario ostinato di Hector Cuper», previene l’accusa di sentimentalismo e chiarisce: «Certo, preferisco l’elegia a un calcio del tutto devitalizzato». Continua a leggere

Il bagno del sabato

di Franz Krauspenhaar

Sono andato a raccogliermi in un guscio
di noce, mancavan la vela e il mare della vasca
da bagno; tondo come una mela ho sentito
il freddo dell’acqua e lo sporco del sapone
usato. Così ho capito subito che la vita
è questa cerimonia del bimbo, d’ogni sabato.
Una volta, due volte, tre, è finita in un albero
d’estate, giocando con le nuvole strazianti,
tutti i pomeriggi. Crescere era necessità. Continua a leggere

Poesieandale andale [con menzione speciale al matrimonio del giorno.]

di Franz Krauspenhaar

#1

le regole
del suca
sono
tuca
tuca
e poi
abbassando
il capo
suca, sucando.

#2

Rimani a festa
lo scozzese inventa
birradolce, cavoli
a merenda, testa
o croce e mazza
e incolla. Puta de fijo
si ritorce nel trullo.
Cullo! Continua a leggere

Volontà, desiderio – di Franz Krauspenhaar

Vorrei essere il masso, il gradino e l’atlantica sedia,
il materasso, il divano tuo rosso e la ciliegia dei seni
scollinati dalle mani dei due bracci e braccioli sfiniti.
Vorrei essere di saliva sulla tua lingua, vorrei essere le tue mutandine, le tue scarpe, vorrei essere il tuo reggiseno
e le tue calze, per avvolgerti e salire fino allla tua femminilità, scavezzacollo, mistura e aria di nembi verso atlantico, e scortecciarle, e reggerne le foglie eterne. Continua a leggere

“1975” – recensione di Pasquale Vitagliano.

1975 Nonostante Pasolini, e purché Buzzanca non lo sappia, al liceale piacciono le donne, Franz Krauspenhaar, Caratterimobili, Bari, 2010

“Ci sono ragazzini segnati da un’epoca. E poi ci sono scrittori che segnano un’epoca”, si legge in copertina. Ragazzini e scrittori hanno bisogno di un luogo per segnare un’epoca. Il luogo di FK è la Milano di piombo degli anni ’70, rigata dalle lacrime degli scontri fra ragazzi di sponde politiche opposte – apparentemente divisi tra il gallismo di Buzzanca, che in quegli anni imperversava nei cult-movies di serie B, e la disperazione di Pasolini,  scandaloso ed eretico persino a sinistra – ma accomunati dalla infantile e ingorda voglia di sesso. Sesso, droga e rock’n roll. Continua a leggere

franz vom fass.

di Franz Krauspenhaar

stasera ero deficiente guardavo fernando di leo
l’ha scoperto tarantino e io, io prima che sono
più vecchio, [ e mi rompo con ‘sti punti fermi: dio, patria, famiglia, il 68, andrea pazienza, brigitte bardot.
qualcuno fermi il 900! ] Continua a leggere

Bambino cattivo – di Franz Krauspenhaar

Sono un bambino cattivo, spingo
la sedia a rotelle di dio e lo lancio
dal burrone, lo guardo saltare
nel canyon di tutte le pie morti,
salutare la vita, sono il bambino
vecchio delle streghe, mungo
le tette vizze delle vacche stinte
dei quadri di campagna, fatti
da artisti della domenica, stizziti
e stanchi, prima di morire d’incidenti
stradali al ritorno, tra Meda e Viggiù,
l’odore dell’erba nelle mani, ancora
l’odore della colpa, di pelle di minore
chiavata nel fienile. Sono un vecchio
bambino senza ricordi, solo leste
ricognizioni tra nuvole di mosche
tentando di ucciderle, prima di cena,
quando la sera cade come un muro.

[Immagine: FK – Autoritratto da un’estrema lontanznza.]

La passione di Franz

di Marilù Oliva

È da poco uscita “La passione del calcio” (Perdisa Pop, 2011), di Franz Krauspenhaar, poeta, saggista, intellettuale poliedrico e anticonformista, e soprattutto romanziere con diversi libri all’attivo, tra i quali: “Le cose come stanno”, Baldini & Castoldi, 2003, “Cattivo sangue”, Baldini Castoldi Dalai, 2005, Era mio padre, Fazi, 2008).
“La passione del calcio” è un romanzo breve dove la trama è intarsiata dal susseguirsi dei ricordi e degli eventi calcistici che hanno segnato il nostro paese. O, in alternativa, si potrebbe definire un racconto lungo, fatto di reminescenze autobiografiche ma non solo: 154 pagine che scorrono in un baleno e lasciano un po’ di nostalgia anche a quelli che, come me, si disinteressano totalmente all’argomento calcio. Perché questo sport nel libro assurge ad allegoria di una passione che ha accompagnato per mezzo secolo una nazione, i suoi palpiti, le sue cedevolezze, le sue ombre. Tale nazione Krauspenhaar ha descritto attuando un passaggio magico dalla storia alla società al costume, dal globale all’individuale, dal tempo rarefatto e sfuggente all’istante fotografato. E l’ha fatto con la sua scrittura meticolosa e lirica, con la forza prorompente già preannunciata nel titolo.

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Forforismi [prima dello shampoo aiutano il cuoio capelluto a non detergersi troppo.]

di Franz Krauspenhaar

[Avvertenza: i forforismi sono 49 ma sono brevi e soprattutto abbastanza comprensibili. Sono numerati rigorosamente in successione. Potete usarli come freddure soprattutto in spiaggia d’estate; escluderei le località di Capalbio, Ventotene, o la Costa Smeralda – lì rischiate di passare per poeti dialettali. Meglio Bocca di Magra, nelle Cinque Terre, che almeno ha un’antica tradizione di villaggio di pescatori meta di grandi poeti del Novecento. Tanto per darci lustro sul passato. Accertatevi però che sia rimasto in vita qualche lettore e non ci siano solo pescatori col “bélin” sempre in bocca. Se citate il nome dell’autore, magari facendo lo spelling, sarà apprezzato, anche se a gratis. FK.]

1Non ce l’ho tanto con i cacciatori, quanto con le povere bestie che non hanno la forza necessaria per sbranarli

2Oggi sono così annoiato che gli sbadigli di tutto il mondo, appena si risveglieranno, probabilmente mi vorranno come testimonial.

3Lo spleen è il mio stato d’animo quando vuol darsi un contegno internazionale.

4La felicità è la sospensione involontaria di un giudizio.

5La noia è una nebbia dentro la quale si vede tutto.

6Non mi tapperanno mai la bocca. Al massimo, il naso.

7La pazienza non basta mai. Ma mai quanto l’impazienza.

8Sono il più grande poeta italiano fondente.

9Quando ti dicono: ‘Nessuno te l’ha chiesto!’, è venuto il momento del commiato.

10L’eleganza spesso è solo un camuffamento. Continua a leggere