Come quando


Gesù è lo stesso Cristo che è in cielo, quando è qui a ispirarci. A qualcuno, addirittura, appare. È così anche per noi, creature pensate per cominciare a essere ciò che saranno, quando questi vincoli mortali, la complessa eredità del peccato, non avranno più potere: allora vivremo come angeli, figli felici di abitare nella casa del Padre.

Coordinate


Il futuro ci affascina o ci inquieta. Ci facciamo dei film che sembrano dei veri e propri gialli: non si sa come andranno a finire. Tifiamo per noi stessi, mettiamo insieme i pezzi in modo che il mosaico corrisponda, almeno parzialmente, ai nostri gusti: verrà un capo intelligente e comprensivo, o dipendenti che lavorano; mia moglie diventerà più dolce, mio marito più attento e disponibile; i figli saranno meno ribelli e incontentabili.
Dall’altra parte, il passato è una fonte di rimpianti, rimorsi, nostalgie. Possiamo perderci nei suoi meandri, ripetendo all’infinito che sarebbe andata meglio così, che avremmo potuto evitare quell’azione, tacere, quel maledetto giorno, perdonare, invece di mettere il dito nella piaga.
Passato e futuro ci sottraggono una quantità enorme di tempo e di energie. Se ascoltassimo il Cristo, probabilmente sentiremmo parole come queste: una sola cosa ti manca, il presente.

L’azzardo di andare a vedere cosa succederebbe se…

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Un’interessante articolo dello scrittore e accademico Tobias Stone sulle possibili conseguenze della Brexit e di un’eventuale elezione di Donald Trump a presidente degli Stati Uniti sta facendo in questi giorni il giro del mondo. Nel dubbio che nessuno abbia ancora provveduto a renderne  il contenuto accessibile al pubblico italiano, ne riassumo qui di seguito i punti essenziali.

Nell’articolo, l’autore individua nell’ascesa di Vladimir Putin e di Donald Trump, insieme alle future conseguenze della Brexit, i segni più riconoscibili dei presupposti di una possibile nuova guerra mondiale.

Stone mette in primo luogo in evidenza le inquietanti somiglianze tra i dittatori e gli eventi che portarono alle due guerre precedenti e gli atteggiamenti di politici moderni quali Putin, Mugabe, Farage e il candidato repubblicano alla presidenza degli Stati Uniti.

Malgrado le dichiarazioni di Trump di rendere nuovamente grande l’America cozzino in maniera evidente contro le Continua a leggere

2012

L’anno in cui tutto finirà, l’anno della possibile Fine del Mondo è dunque arrivato.
Della cosa, anche se in maniera e con prospettive differenti mi sono già occupato in altri articoli (qui, qui e qui) e la ragione per cui oggi ne torno brevemente a parlare è chiudere per quanto possibile un cerchio e prepararsi a (soprav)vivere all’interno o all’esterno di quello che seguirà.
Il senso della fine, di cui per secoli ci eravamo quasi dimenticati, e che dall’inizio del Novecento ha lentamente cominciato a rosicchiare la base dei pilastri del Pensiero Occidentale (e del Mondo di cui tale Pensiero credeva d’essere l’unico rappresentante), ha finalmente raggiunto gli alti piani delle torri, dopo aver a lungo bazzicato i bassifondi.
La cosiddetta “profezia del 2012” è oramai risaputa (e qui cito l’Oracolo, ovvero Internet, e una delle sue voci più controverse, ovvero Wikipedia): trattasi della credenza che Continua a leggere

Ricostruire il nostro essere contemporaneo

Ne è stato già scritto e detto talmente in abbondanza che risulta quasi impossibile non perdere l’interesse della platea al solo pronunciarne il titolo. Eppure Mad Men resta per molti versi lo specchio più lucido e affidabile in cui andare a riconoscere e ricostruire il nostro essere contemporaneo.
Se da più parti è stato sottolineato quanto il cinema, e nello specifico la grande macchina hollywoodiana, sia divenuto incapace di raccontare la realtà (se non nei termini ‘kracaueriani’ di rappresentazione dell’inconscio di una società intendo dire: abbondano infatti i film horror e catastrofici, i remake, i thriller psicologici, gli schemi narrativi impostati sulla membrana diafana tra reale e immaginario) le serie televisive sembrano aver messo da tempo in moto un’opera di lenta e paziente ricucitura culturale, al termine della quale, forse, potremmo di nuovo avere un’idea più chiara e positiva di quello che siamo, di quello che ogni giorno rischiamo di diventare, e di quello che fino adesso siamo stati capaci d’essere. Continua a leggere

Domani

Aprì gli occhi sul fondo della notte con l’affanno – stava ancora sudando – ma senza ricordarsi di aver avuto alcun sogno.
Voltò lo sguardo verso l’altra metà del letto e la vide che dormiva. Gli occhi chiusi, l’espressione distesa, la testa ad affondare nel cuscino. Non l’ho svegliata pensò.
Sentiva, dalle persiane della finestra socchiusa, una corrente di brezza e odore di felci sollevare la tenda e distendersi tra l’armadio a muro e il letto, qualcosa a cui non era abituato e che non si aspettava. Annusò nuovamente l’aria imbevuta di quell’odore scivolando con tatto fuori dalle lenzuola. Continua a leggere

Sarà fatta da migliaia d’altre

District 9, ovvero:
sulla narrativa adeguata ai tempi e sull’ appropriazione della fantasia.

è uscito nelle sale tempo fa, ma pare non abbia lasciato tracce. In pochi l’hanno visto, e a quasi nessuno è piaciuto. Eppure a mio parere è destinato a rimanere.
District 9, del duo Neill Blomkamp e Peter Jackson, è un’incubo di kafkiana modernità, un’odissea mutante nella direzione delle future possibilità del narrare.
La spesso dichiarata – talvolta sussurrata, quasi sempre sbandierata, ultimamente negata – morte dei generi trova qui, paradossalmente, un’ennesima smentita.
I generi non sono morti né moriranno: si assottiglieranno, diverranno cristalli rari ma solidi, e ci regaleranno ancora opere di cui innamorarsi e parlare, pezzi unici su cui ribattere le proprie certezze.
Ma insieme ai generi ci sarà anche qualcos’altro. Continua a leggere

Il cane di Ptosis

alejandro jodorowsky

alejandro jodorowsky

[ecco a voi un fausto presagio per il nuovo anno: vi offro questo racconto di Jodorowsky, tratto dalla raccolta Il passo dell’oca, Oscar Mondadori, 2007. a.s.]

di Alejandro Jodorowsky

Ptosis si sentì orgoglioso e ne aveva motivo: dopo studi pazienti aveva scoperto ciò che poi fu chiamato “Il cane di Ptosis”. Scoprire qualcosa di nuovo nel sacro film Notti d’amore a Bombay era praticamente impossibile.
Il popolo di Lexgopol, unico sopravvissuto alle guerre preistoriche, aveva eliminato !’immaginazione (fonte di ogni male) da molti millenni. Mediante lobotomie generali era stato soppresso !’istinto del gioco. Si era venuta a creare una razza burocratica capace di vivere senza nostalgia di cambiamenti o avventure. Continua a leggere