Da “La pena uguale” di Alessandro Franci

Da “La pena uguale” di Alessandro Franci

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Non è l’avvenimento che ha un senso; è il giudizio che se ne dà. La differenza è quasi esclusivamente l’aspetto narrativo; cioè il valore è nel racconto non nell’avvenimento.

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Non si ottiene quanto vorremmo perché scoraggia il percorso per arrivarci. Il conseguimento degli obiettivi, infatti, non sarebbe irrealizzabile; il difficile è rinunciare ad essere ciò che siamo e convertirsi all’idea di come dovremmo essere.

Rimane il racconto di un viaggio amaro, somigliante alla realizzazione di qualcosa che, nel suo svolgersi, è di per sé una condizione. Con l’immane fatica sostenuta senza essere pervenuti allo scopo si nobilitata una rovina, tanto che diventa soddisfacente il fallimento al punto di descriverlo come la riuscita. Il dolersi della propria avversa sorte si trasforma, poi, in un obiettivo accidentale quanto vago.
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L’OPERAIA. Un racconto di Gabriella Maleti.

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(auto d’epoca)

di Gabriella Maleti

La donna beveva dalla tazza il caffè e sentiva quel caldo farle bene. Lo sorseggiò lentamente, come stesse regalandosi una tregua. Ormai la tazza era vuota e l’ultimo sorso era andato giù di corsa, simile alla coda di un topo che sparisce in un buco. Seduta accanto alla finestra di cucina la donna guardava la pioggia che fluiva dietro ai vetri. Pioveva da ore, e le gocce sul davanzale risuonavano ormai monotone. Accese poi una sigaretta e per un momento le volute di fumo coprirono il vetro. Le parve di guardare da una palude fumigante. E via due, tre, cinque, sette boccate. La finì subito. Schiacciò il mozzicone e ne accese una seconda, rimettendosi alla finestra. I piccoli quadri ad olio nel salotto stavano nella penombra, come certi sassi piatti erano stipati in ciotole, mentre le conchiglie, rinserrate nelle proprie gobbe, formavano macchie chiare, oltre la porta della cucina. Continua a leggere

FRUSCIO D’ASSENZA. HAIKU di Francesco De Girolamo

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                                                                                                                  (Giardino Zen)

 

da “Fruscio d’assenza”
(Haiku della quinta stagione)
di
Francesco De Girolamo
Edizioni Gazebo, 2009

 

Tolgo le scarpe
sulla soglia dell’uscio
come un viandante.

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