Vincenzi e Genova

di Domenico Lombardini

Allora, riassumiamo. Qui a Genova, a detta della sindaca (già in questa autodenominazione sulla cartellonistica cittadina vi è il sintomo di qualche stortura caratteriale: perché mai enfatizzare il fatto sono-donna-e-sindaco? I risultati del femminismo e del post-femminismo sono sotto gli occhi di tutti, solo i ciechi non vedono), c’è stato un evento straordinario non prevedibile. Poi rivendica il fatto che, in quanto vigente l’Allerta 2 già da ieri, era implicito, a suo dire, che la gente fosse al corrente della gravità della situazione. Continua a leggere

Franco Repetto: le radici antiche della contemporaneità

Ecco un testo di Marco Grassano sulla mostra di prossima apertura dello scultore Franco Repetto, che dal 30 settembre al 30 ottobre potrà essere visitata presso lo Studio Ghiglione (Palazzo Doria, Piazza San Matteo 6Br), a Genova.

“Franco Repetto: le radici antiche della contemporaneità”

Assai opportunamente Emilia Marasco ha accostato l’intero percorso artistico di Franco Repetto alla tragedia greca. I forti elmi achei della sua precedente produzione richiamano, infatti, molte concitate scene belliche dell’Iliade (il ciclo epico è ormai riconosciuto come origine della successiva fioritura dei “tragici magni” Eschilo, Sofocle ed Euripide), molte drammatiche figure di eroi, ma anche l’episodio umanissimo e tenerissimo del canto VI, nel quale Ettore saluta, con un presagio di morte imminente, il figlioletto (“Si piegò il bambino contro il petto della bella nutrice, gridando impaurito alla vista del padre, atterrito dal bronzo, dal pennacchio dell’elmo che sulla cima vedeva ondeggiare, tremendo; Ettore glorioso si tolse dal capo l’elmo splendente, deponendolo a terra; poi prese tra le braccia il figlio, lo baciò…”). Ugualmente, un richiamo al teatro ellenico arcaico è ravvisabile nelle attuali strutture repettiane in movimento, silenti o sonore, che presentano rimandi a macchine sceniche dell’epoca, quali l’esostra o l’ecciclema. Continua a leggere

“Via del Campo”, di Fabio Beccacini

“Via del Campo”, di Fabio Beccacini, ed. Frilli (ISBN 978-88-7563-503-9)

Intervista a cura di Marino Magliani

HO INIZIATO A SCRIVERE PERCHE’ IN ITALIA NON FUNZIONANO I TRASPORTI

D: Perchè ha iniziato a scrivere?

R: Ho iniziato a scrivere perchè in Italia non funzionano i trasporti. Era il primo anno universitario ed ero uno studente fuorisede. Prendevo la corriera e non arrivavo mai. Prendevo il treno e non arrivavo più. Andavo a piedi e mi perdevo. Alla fine ho iniziato a scrivere. Prima le indicazioni stradali, la strada giusta. Se no, non tornavo a casa. Poi i nomi dei bar che incontravo per la strada. C’erano un sacco di feste a quel tempo. E continuavo a non tornare a casa. Poi ho scritto poesie, lettere d’amore, bestiari. Tutto nel cassetto. Alla fine ho iniziato a scrivere romanzi e a tirarli fuori dal cassetto. Comunque i treni continuano ad arrivare in ritardo. Non è servito a niente. C’è un detto che dice “nei manicomi ci sono due categorie di matti. Quelli che pensano di essere Napoleone e quelli che vogliono risanare le Ferrovie dello Stato”. A proposito i taxi come sono messi?

Continua a leggere

Difendere le conquiste del passato – Finale Ligure

A ogni generazione tocca ingoiare frasi fatte e luoghi comuni. La mia ha fatto indigestione di: “Bisogna difendere le conquiste (dei lavoratori, delle donne, degli studenti, ecc. ecc.)”. Se qualcuno è ancora sensibile al fascino di questa frase, mi permetta di essere sincero. Ogni volta che la sento intonare penso ai villaggi fantasma del Far West: catapecchie tirate su alla svelta per sfruttare l’indotto di una vena aurifera presto esaurita, e abbandonate senza rimpianti. Sicuramente ci sarà stato anche lì qualcuno che si ostinava a “difendere le conquiste”. E che fine ha fatto? Continua a leggere