Ritorna “Natura morta con custodia di sax”, di Geoff Dyer

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di Guido Michelone

La narrativa di alto livello che nel corso degli anni si è occupato di musica jazz scarseggiano dal punto di vista quantitativo e alla fine si possono conteggiare soltanto tre grandi romanzi che sono riusciti ad affrontare direttamente la vita di celebri musicisti, romanzando una parte più o meno ampia delle condizioni esistenziali spesso ardue o contraddittorie di chi da fine Ottocento ai giorni nostri ha impresso una svolta fondamentale alle cosiddette sonorità: abbiamo soprattutto tre titoli, Il persecutore (1958) dell’argentino Julio Cortazar, Buddy Bolden Blues (1976) del canadese Michael Ondaatje e Natura morta con custodia di sax (1991) del britannico Jeff Dyer ovviamente difficili da raffrontare tra loro per le evidenti diversità a livello epocale, linguistico, nazionale, artistico, ma uniti tutti da una verve affabulatorio notevole, non disgiunta dalla ricerca formale che a tratti sfiroa la sperimentazione. Continua a leggere