Ornithology 16. Leopardi (a dodici anni)

1810 disegno leopardi

L’Ucello

Favola

Entro dipinta gabbia
fra l’ozio ed il diletto
educavasi un tenero
amabile augelletto.
A lui dentro i tersissimi
bicchieri s’infondea
fresc’acqua, e il biondo miglio
pronto a sue voglie avea.
Continua a leggere

IL TERZO SGUARDO n.57: Adriano Tilgher, “La filosofia di Leopardi e altri scritti leopardiani”

Adriano Tilgher, La filosofia di Leopardi e altri scritti leopardiani, a cura e con un introduzione di Raoul Bruni, Torino, Aragno, 2018

_____________________________

di Giuseppe Panella*

.

Adriano Tilgher è certamente più famoso per i suoi studi sulla filosofia teatrale di Luigi Pirandello e le sue analisi del teatro contemporaneo (Studi sul teatro contemporaneo, Roma, Libreria di Scienze e Lettere, 1923 e sgg.) e per la sua grottesca e sconcertante liquidazione del pensiero di Giovanni Gentile (Lo spaccio del Bestione trionfante, Torino, Gobetti, 1926) che per la sua analisi del pensiero di Leopardi. Eppure è stato uno dei primi a valutare positivamente Leopardi come pensatore e a rifiutare la stroncatura che della sua poesia aveva fatto proprio Benedetto Croce (la celebre definizione di una “vita strozzata” che si trova in Poesia e non poesia del 1923, anno della sua prima edizione). Scrive Raoul Bruni nel suo intelligente saggio introduttivo a questo volume che raccoglie tutti gli interventi leopardiani del pensatore di Ercolano:

«Con La filosofia di Leopardi, Tilgher fornì un contributo fondamentale alla conoscenza del pensiero leopardiano. Eppure questo saggio viene quasi sempre ignorato o trascurato nei manuali di storia letteraria, che attribuiscono il merito di aver scoperto il valore filosofico dell’opera di Leopardi a Cesare Luporini, e al suo fortunatissimo saggio Leopardi progressivo» (p. IX).

Continua a leggere

Luigi Maria Corsanico legge Giacomo Leopardi

da qui

Giacomo Leopardi – A Silvia
Canti XXI
(Pisa, 19-20 aprile 1828)

Lettura di Luigi Maria Corsanico

Georg Philipp Telemann
Dal Concerto in sol maggiore per viola, archi e basso continuo

Immagini dei manoscritti dalla Biblioteca Nazionale di Napoli Continua a leggere

LUCA ORLANDINI, “VELLEITÀ DELLA MATERIA”

Conversazione tra Giovanni Agnoloni e Luca Orlandini

OrlandinivelleitaVelleità della materia (Aragno, Torino, 2016, pp. 190, Euro 15) è un testo di Luca Orlandini composto da pensieri brevi, introdotto da due paradossali citazioni d’eccezione; una lunga, pressoché sconosciuta al grande pubblico, di Giorgio Manganelli, nella quarta di copertina:

«Bisogna arrivare a parlare di cultura come si parla della figa: diciamolo chiaro, se la cultura, se il pensare, non è vitale, se non impegna proprio le viscere (e non metaforicamente, perché il pensare è cosa totale come il morire, è un ‘fatto’, un vero e tangibile oggetto), se non ha anche addosso qualcosa di sporco, di fastidioso, di disgustoso, come è di tutto ciò che appartiene ai visceri, se non è tutto questo, non è che vizio, o malattia, o addobbo: cose di cui è bene o anche necessario ed onesto liberarsi (spogliarsi). … I libri non esistono: ma esiste il nostro fare carne di loro. E sono anni che mi affatico a cercare il come, e tra i miei libri me ne sto goffo e prepotente come un orso, e sostanzialmente impotente. Sono afflitto da una vera, continua, maligna impotenza, che riconosco affatto estranea al mio carattere, ma che c’è, come un porro sul naso, o un odore fastidioso di vivande di terz’ordine. È la mia volgarità, una sorta di fisiologicità intellettuale: una cosa vergognosa

E una di Giacomo Leopardi (Zib., 1252):

«Nessuno è meno filosofo di chi vorrebbe tutto il mondo filosofo, e filosofica tutta la vita umana, che è quanto dire, che non vi fosse più vita al mondo. E pur questo è il desiderio ec. de’ filosofastri, anzi della maggior parte de’ filosofi presenti e passati.» Continua a leggere

Una sonata a quattro mani

Scan_20160212_122827
Anna De Simone (a cura di), Leopardi a Trieste con Virgilio Giotti, Interlinea edizioni, Novara 2015, pagg. 166, € 15.

di Anna Elisa De Gregorio
Un ampio saggio interpretativo più che puntuale dell’opera di Virgilio Giotti, poeta del nostro novecento, che scrive nel dialetto di Trieste, di “sommessa, ritrosa e assoluta grandezza”, per riprendere l’esergo di Claudio Magris. Così si potrebbe sintetizzare in due righe il lavoro che Anna De Simone ha portato a termine con il volume dal titolo Leopardi a Trieste con Virgilio Giotti, edito da Interlinea nel dicembre 2015. Continua a leggere

Inerzia 1: come fu che il Sole s’impigrì

di Antonio Sparzani
accidia2

Scrive il domenicano lionese Guglielmo Peraldo, (citato nel capitolo dedicato all’accidia del bel libro di C. Casagrande e S. Vecchio, I sette vizi capitali, Einaudi, Torino 2000, p. 90), vissuto intorno alla metà del XIII secolo e autore di uno dei più diffusi manuali medievali di vizi e virtù, la Summa virtutum ac vitiorum, che un grande esempio di operosità è dato innanzitutto dall’universo intero: in particolare dal Sole, che ogni giorno viaggia da Oriente a Occidente, e ogni notte torna indietro, non concedendosi mai un momento di riposo né in estate né in inverno, senza peraltro aspettarsi alcuna remunerazione per il suo lavoro. Un simile esempio deve indurre – secondo Peraldo – a rendere il vizio dell’accidia sommamente esecrabile. Continua a leggere

Giacomo Leopardi, grande teatrante

Leopardi
di Augusto Benemeglio

1. L’ironia di Leopardi

E poi c’è la patologia di Leopardi. Il pensiero di Leopardi, ora nichilista, ora gnostico, ora progressista; le fonti di Leopardi, gli scritti di Leopardi bambino prodigio, mostruosamente bulimico, come si legge nel libro Entro dipinta gabbia, curato da Maria Corti; infine lo Zibaldone. Tutto si conosce, tutto è stato rivelato, tutto è discusso da troppo tempo. Continua a leggere

DOPO IL DILUVIO: la borghesia italiana secondo Moravia

Dopo il diluvio. Sommario dell'Italia contemporaneadi Massimo Maugeri

Tra gli interventi più lucidi ed efficaci di “Dopo il diluvio. Sommario dell’Italia contemporanea” (ri-edito da Sellerio, grazie alla cura di Salvatore Silvano Nigro), spicca senz’altro quello di Alberto Moravia dedicato a “La borghesia”. Si tratta, del resto, di uno degli interventi che è stato maggiormente elogiato dalla critica dell’epoca e da quella odierna.
Questo saggio, oltre che per l’acume del suo autore, spicca per l’aura di attualità da cui è avvolto. In molti passaggi del testo, in effetti, c’è la possibilità di riscontare un’attinenza impressionante con le problematiche che interessano la borghesia dei nostri giorni. La capacità dialettica e di analisi di Moravia, sono peraltro supportati dalla natura atemporale del saggio medesimo. Lo scrittore romano imbastisce la sua analisi slegandola da vincoli cronologici intesi in senso stretto, estendendola in una visione più ampia e spingendola, inevitabilmente, ad abbracciare anche questo nostro tempo; sicché siamo portati, anche psicologicamente, una volta ammesse l’efficacia a la congruità dell’analisi esposta, a ritenerla valida ancora oggi.
Moravia comincia con il sottolineare che una borghesia italiana, in verità, non esiste. Le borghesie dei principali paesi di cultura occidentale, per l’autore de “Gli indifferenti”, sono dotate di caratteri e tradizioni (morali, politiche, religiose, culturali, artistiche) fondate su una consapevolezza che permette loro di rinnovarsi, arricchirsi e proiettarsi nell’avvenire; ma, soprattutto, “la borghesia di quei paesi ha saputo costituirsi in società, ha saputo darsi un’unità”. Continua a leggere

Che figura! L’anastrofe


Godere dell’inversione, del capovolgimento, dominare la scena mentre il mondo si ribalta, come S.Pietro in questa tela di Caravaggio, dove c’è una rappresentazione esemplare dell’anastrofe.
San Pietro è raffigurato in un momento particolare del suo martirio, mentre i serventi si affannano per sollevare la croce. Il genio del Caravaggio sta, anche, nello scegliere il momento da rappresentare. E la scelta cade sul momento che esalta il ribaltamento delle aspettative. Il momento in cui il corpo di S. Pietro sta per essere rovesciato, in una sorta di suggestiva anastrofe visiva, per la volontà dell’apostolo di differenziare la sua dalla crocifissione del Cristo. Continua a leggere

Noi siamo qui

Noi siamo qui.

***

Sovente in queste rive,
Che, desolate, a bruno
Veste il flutto indurato, e par che ondeggi,
Seggo la notte; e su la mesta landa
In purissimo azzurro
Veggo dall’alto fiammeggiar le stelle,
Cui di lontan fa specchio
Il mare, e tutto di scintille in giro
Per lo vòto seren brillare il mondo.
Continua a leggere

La siepe

da qui

Vengo a piangere a Loreto le lacrime che a Roma ricaccio sempre dentro, perché ogni volta c’è qualcuno o qualcosa a cui pensare. Qui mi commuovo quando e come voglio: davanti alla Madonna o al Santissimo protetto da una specie di sipario, dove entrano piccioni a tradimento, sulla strada verso la terrazza azzurra di Sirolo o lungo le curve in saliscendi che portano faticosamente a Recanati. Visto tra le lacrime, il mondo è un’altra cosa: risponde alle attese, è plasmato, metro per metro, dai desideri più profondi. Quando appare la siepe di Leopardi, sento che al di là di essa c’è il tuo volto, la piega del sorriso che canzonava la serietà eccessiva dietro cui mi trinceravo. Dalla balaustra scura di Sirolo non si vedono navi, e neanche vele: c’è troppo vento. Eppure, se piango, le imbarcazioni salpano dal cuore, la tempesta estiva scompiglia gli angoli del tempo, tutto è nuovo oltre la siepe che chiamavo morte, e  invece mi permette di vederti.