“Lunamajella” di Gian Piero Stefanoni

“Le parole sotto la roccia”: l’universo di Lunamajella- di Anna Maria Curci.

Nel suo movimento che associa, alterna, combina e ricongiunge il protendersi e il ritrarsi, il balzo in alto e la discesa nel profondo, il dire poetico cerca, trasforma, rimpiange e ricostruisce, vela e rivela regioni, paesaggi, terre e distese d’acqua, cime e firmamenti.

Lunamajella di Gian Piero Stefanoni non solo conferisce – lo affermo ricorrendo alla prima parte della celebre formula di Winckelmann – “nobile semplicità” a questo movimento, ma trova, in più, nuove, singolari combinazioni di fonti di luce, di angoli e di spianate, di luoghi appartati e di consonanze di voci umane.

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Gian Piero Stefanoni

‘AL MÛT  LABBEN

sull'(aria) del morire per il figlio

GALILEA-GIORDANIA, Ottobre 2018

DISCENDI COL BASTONE

I.

Pregami Tu, innalzami al Tuo salmo veleggiati alla notte,                                                                         la sposa ha il sorriso naturale del Tuo credo                                                                                       nella terra dove dall’inizio ci scegliesti .                                                                                    

Non contrastare nulla non ovviare a nulla                                                                       offerti al Tuo paesaggio sospesi alla tua attesa.

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Gian Piero Stefanoni, Poesie

IMG_0856 “Pirchì a li vostri figghi
ci facite l’occhi
si nun ponnu vidiri lo jornu?”

Ignazio Buttitta

Fuori dalla notte
per Don Pino Puglisi

A che ora termina la notte,
fin dove si apre la luce nel giorno natale
a cui- per primo- ad ognuno è rimesso lo sparo?

Legalità è sacralità, sacralità è legalità
qui si apprende- e solo questo da questa terra,
per una via di spine, e da tutte le terre è dato sapere.

Uomini che il male disfece ed uomini
a vincerne il lutto, tra il passato del grembo
e il futuro del gambo nel mezzo recisi:
agli altri nella promessa, agli altri nella sostanza
giacché Uno è l’incontro- nell’ Uno il ritorno.

Palermo, Cattedrale, 16 dicembre 2016. Per Franca Alaimo.

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Da “La Tua Destra”, di Gian Piero Stefanoni

Stefanoni
L’entrata

Da Sion annunciando
il Paradiso coi somari-
dell’orto l’olivo non le palme
a dire d’ogni ascensione il sangue.

Per noi, a causa di noi.
Perché il primo non sia più l’ultimo.

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Gian Piero Stefanoni, Da questo mare

Da questo mare

Dalle tende, dalle pietre,

da te solo volendo rinascere,

con altri otto hai assecondato il destino.

Di te padre, dalla piana

hai fissato il canale, dell’imbuto

interrogando le ombre, il margine

che più della terra dell’uomo

sempre propaga il cammino.

L’incarnazione nel compimento.

La resa ragione di sé-

e della propria speranza.

Amore che ti ha pensato,

che ti ha custodito tra uomini e donne;

di uomini e donne, nella buona

e nella cattiva sorte, nell’assenza

e nella presenza. Virgulto

che poi hai tentato, a cui ti sei appeso

come anello a tracciare il confine

del giardino che deve restare sacro,

muto e ignoto ragazzo la cui bracciata

è mancata, la cui statura s’è rotta

nella rena coperto da insetti. Continua a leggere

Gian Piero Stefanoni

VIA GIULIA

“ROMA BAROCCA”

celebra nel fasto

lo striscione di castello.

Ma invidiabile e perfetta

nella sua luce d’assenza

è la verità del colore

sopra Santa Maria d’orazione e morte.

Questo cuore che batte per Lui

con le nostre povere opere umane.

Questa sconfessione che sempre

mi sgomenta, ognuno gli altri

pronto a mandare sui chiodi.

***

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