Di me diranno, di Luca Benassi.

Il libretto di Luca Benassi, Di me diranno – Edizioni CFR, 2011 – fu, a suo tempo, una sorpresa natalizia bene annunciata nell’introduzione del compianto Gianmario Lucini, allora direttore della “Collana Turoldo di poesia dell’Essere”. L’incrocio tra fede e poesia, pace e solidarietà; la lontananza dalla storicità del Natale, innescata da secoli di iconografia edificante e astratta; la nostalgia dell’innocenza, contrapposta al realismo a volte crudo della vicenda autentica; e ancora: la fisicità, intrisa di dolore; Continua a leggere

POESIA E POTERE – di Giovanni NUSCIS

potere

Pur ritenendo illuminante, per affrontare il tema, la lettura diretta di alcuni testi poetici non è forse inutile fare una breve premessa.
Inizierei intanto con due definizioni, una di poesia e una di potere, tra quelle che mi paiono più appropriate nell’economia del discorso.
Poesia (dal dizionario Garzanti) è “l’arte e la tecnica di comporre versi o, più generalmente, di esprimere in forme ritmiche (estranee alla prosa) idee, sentimenti e realtà secondo la propria visione del mondo”.
Potere (definizione sociologica da http://www.sapere.it/enciclopedia) “capacità di assumere decisioni che determinino comportamenti di altri, entro una relazione sociale che coinvolge gruppi o singoli individui. Il potere implica, perciò, la possibilità di ricorrere a strumenti in grado di imporre la decisione presa a soggetti che non la condividano. In questa prospettiva, il potere si manifesta come esercizio possibile di mezzi che spaziano dall’influenza personale (compresa la seduzione) al più brutale impiego della violenza fisica.” Continua a leggere

Saranno dunque i miti a possedere la terra

Lucini I miti
di Gianmario Lucini

Saranno dunque i miti a possedere la terra
coloro che diranno: ” non facciamo più armi
non lavoreremo oltre il necessario,
vogliamo il nostro tempo per capire il donde e il dove
vogliamo la dignità, non la ricchezza
non vogliamo sciupare nulla ma prendere in prestito soltanto
chiedendo il permesso alla natura
per l’attimo che dura la nostra scintilla
nella magnifica notte dell’immensità
senza sogni da vendere o sogni da comprare
vivi fino all’ultimo, eretti
con dignità davanti alla morte
salutando gli amici ”
Così canteranno i miti
portando covoni di grano.
Canteranno i loro poemi
quando tornerà la bellezza dagli occhi ridenti
alla fine d’ogni parola
al tramonto d’ogni ragione.

[Con gli auguri per il nuovo anno di Annamaria Ferramosca]

Gianmario Lucini, “Vilipendio”. Prefazione di Antonino Contiliano

copertina VILIPENSIO In certi momenti storici il testo, per essere fruito

esteticamente, deve avere obbligatoriamente una

funzione non solo estetica […].

Jurij M. Lotman (La sttuttura del testo poetico)

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di Antonino Contiliano

Se “Vilipendio”, l’ultima fatica poetica di Gianmario Lucini, – come lui stesso si affretta ad anticipare (Nota dell’autore), – non «è un libro di poesie “civili”», in quanto «epica della coscienza, dei suoi conflitti e dei sentimenti che li agitano», piuttosto che il sentire individuale dei singoli “cives” e insieme delle contraddizioni paradossali e/o aporetiche che ne attanagliano stile di vita e destino solo personali, è anche vero che questa raccolta di nuovi testi poetici ha una dimensione etico-politica pubblica di indubbia e rilevante rivelazione “estetica”. Rilevante, la funzione estetica, in quanto rivela simultaneamente un’incidenza etico-politica di pubblico e comune interesse. L’aisthesis poetica di questo lavoro, infatti, avvia a una lettura e un’interpretazione che non è solo artistico-poetica, o riconducibile alla sola autonomia linguistica autoreferenziale. Anzi, si potrebbe dire che la percezione artistico-poetica di questi testi de il “Vilipendio” risalta per un rovesciamento tipico di quel che viene suggerito nei dis-corsi dei versi del ductus subtilis. La strategia che propone come tema dell’idea l’inverso di quello che si vuole dimostrare per testimoniarne l’insostenibilità. Il vilipendio – scrive infatti il poeta Lucini (Nota dell’autore, p. 8) – è solo una provocazione: «una dichiarazione di ostilità intesa come sommo atto d’amore». È il disprezzo (vilipendio) che si rovescia nel suo contrario: la scelta dell’innocenza e dell’amore trascendenti/trascendetali come bene – «Lasciami settembre dalla tiepida aria / rammentare le nostre sventure / nella carezza del sole che deterge lo sgomento / per ciò che siamo e che potremmo essere. Il cuore // … Insegnami, settembre, l’arte di obbedire / alla benedetta collera del cuore //… pronta a scattare / non appena l’uomo dimentico della morte / la vada a cercare. Questo è il dovere /del poeta capace di amare» (Congedo, p. 75).

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In ricordo di Gianmario Lucini

Lucini

La notizia della scomparsa di Gianmario Lucini mi ha molto scosso, per l’affetto e la stima di anni, per il dono grande del suo ascolto e della sua dedizione alle mie poesie (da ultimo, mi aveva dedicato un quaderno monografico) e a quelle di centinaia di autori, per la sua generosità davvero rara ed esemplare. Ma la notizia ha scosso anche la comunità poetica, basti visitare la sua pagina Facebook. Mi mancherà e ci mancherà tanto la sua presenza mite e forte di uomo autentico, schietto e aperto, il suo essere artista e operatore culturale in un contesto sociale e culturale spesso ingrato e apatico.
Il lavoro di editore lo vedeva presente in molti angoli d’Italia, e anche a Sassari, dove si era lavorato assieme alla rappresentazione di un poemetto di David Turoldo, ma anche ad un incontro con gli studenti in occasione dell’uscita dell’antologia di poesie sulla mafia (L’impoetico mafioso), con la testimonianza di un magistrato amico di Falcone e Borsellino, e di presentazioni di altri libri.
Ci siamo ospitati a vicenda, e ho ancora vivido il ricordo di una lunga escursione sulle Orobie, i suoi silenzi e la sua sobrietà che me lo facevano sentire così affine. Continua a leggere

SAPIENZIALI di Gianmario LUCINI. Recensione di Marco Scalabrino

SAPIENZIALI - copertina

 

Tutti compresi nell’Antico Testamento, “i libri sapienziali – detti anche poetici, per la loro forma letteraria, e didattici, perché insegnano in senso generale la sapienza – sono: Proverbi, Giobbe, Qohèlet, Cantico dei Cantici, Sapienza, Siracide, e risalgono ai secoli V – I a.C.”

Ad essi ovviamente, sebbene in un ordine appena differente, si rapporta Gianmario Lucini, oltre che, vedremo, ai profeti Isaia, Geremia ed Ezechiele nonché alle Lamentazioni e ai Salmi.

 

Cos’è, in senso biblico, la Sapienza? cosa sono i Sapienziali? quali sono le asperità teologico-morali che scaturiscono da questa rivisitazione di quei testi, lascio alla altrui specifica competenza il compito di delucidare. Continua a leggere

Nel fare poetico di Gianmario Lucini. “Monologo del dittatore”

Nel fare poetico di Gianmario Lucini. Monologo del dittatore, Edizioni CFR, 2012 , pp. 104, € 12,00

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di Antonino Contiliano

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Una scrittura poetica che si misura con la storia e ne fa materia di elocuzione lirica con l’insieme del parco ideologico che denota e connota il suo esser-ci – pur nella circolarità dell’“eterno ritorno” (nietzschiano) riformulato con l’immagine calviniana rivisitata (“un viaggiatore invisibile / […] / che […] / si trovi a vivere diversi istanti // nel medesimo luogo – dove nel futuro / saranno altre presenze / indifferenti –.”, Racconto, p. 9) – non può essere letta che epicamente straniante. Epica in quanto parola che racconta l’accaduto e il travaglio dell’accordare l’empirico e il razionale, la prassi e l’ideale; epica anche nel senso di una produzione poetica che, ponendosi quale punto di vista straniante che separa e distanzia la veduta, costantemente tuttavia relaziona tra loro gli elementi costituenti la strutturazione linguistica che simboleggiandola la mima.

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La giusta collera. Scritti e poesie del disincanto. Recensione di Marco Scalabrino.

La giusta collera

 

Scritti e poesie del disincanto

 

a cura di Gianmario Lucini

Èpos Collana di poesia politica e sociale

Edizioni CFR – Piateda (SO) 2011

di Marco Scalabrino

Cade anche oggi il disgusto …

lo raccolgo, a volte …

pregando Dio che …

mi faccia crescere artigli di demenza,

denti di rinuncia e la risata insana

del folle che corre ignudo

a squartare leoni.

(da Il disgusto) Continua a leggere

La poesia al tempo della crisi

La giusta collera. Scritti e poesie del disincanto e L’impoetico mafioso. 105 poeti per la legalità. Due presentazioni per due raccolte poetiche. Sabato 10 marzo a Marsala e domenica 11 marzo a Trapani. Continua a leggere

Manuel Cohen, Winterreise. La traversata occidentale – Premio Fortini 2011

o qui ed ora, cedono ad uno ad uno

se il tempo li trascina poi nel folto

o al margine del bosco, e arretrano

oltre il canneto o acquitrino tolto

da ogni mappa della zona o atlante

e gli uni e gli altri sempre annaspando

tra orali blà blà – fanga dilagante

palude incomunicante – sfiatando

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Non possiamo tacere

di Meth Sambiase

Il dove è cominciato nella mail.

Il come è stato un invito simile ad un gravame, un impegno etico, da cui è faticosamente difficile scivolar via, una sorta di chiamata alla scrittura di un testo poetico che fermasse l’impegno lirico delle proprie ricerche per convergere in una poesia sociale.

Il perché è connesso dalla cronaca, in un liquido d’inchiostro nero che sembra capace di smarrire l’identità del tu, come l’ha smarrita (caso sconnesso) Firenze, città che ama ricordare se stessa come madre della lingua (madrelingua) italiana eppure ha visto l’elaborazione di un pensiero di morte, che ci si augura unico o in umana pietà estremamente raro, “l’adesso si uccide” chi non padroneggia la carta d’identità nazionale, l’extraitaliano (chiamamolo così). Continua a leggere

Gianmario LUCINI – A FUTURA MEMORIA


Che il mondo debba essere madre amorosa e nutrice, di tutti, e che non debbano esserci diseguaglianze marcate tra le persone, e violenta ingordigia, è un sogno che in tanti, da sempre, ci portiamo dentro. Memoria ancestrale di un eden perduto, dell’Uno intrauterino? O paura? Il sentimento di giustizia, in fondo, non è estraneo all’estetica, perché un mondo iniquo viene avvertito come brutto e spaventevole, oltre che invivibile, e perché sub limen s’avverte paura e distanza da ciò che è terribile. Sentimento, quello di paura, che abbiamo visto crescere in questi ultimi anni assieme alla precarietà economica, prendendo atto che chi occupa posti di potere lo fa, il più delle volte, solo per tornaconto personale; siamo sempre più consapevoli – anche grazie ai media e alla rete – che un’élite agguerritissima sta segnando, e forse ha già segnato, i nostri destini. Continua a leggere

QUEL CHE RESTA DEL VERSO n.70: Oltre la geremiade. Gianmario Lucini, “Sapienziali (Nove sequenze e 36 poesie)”

Oltre la geremiade. Gianmario Lucini, Sapienziali (Nove sequenze e 36 poesie), Novi Ligure (Alessandria), Puntoacapo Editrice, 2010

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di Giuseppe Panella*


«[…] Le colpe di nessuno sono accumulate / per il disgusto collettivo fra i canneti / rifiuti con nomi e cognomi / che nessuno osa pronunciare / che nessuna forza della Legge / potrebbe mai indagare. // So di essere un poeta indisciplinato / e scrivo versi brutti raccontando le brutture / so d’aver deviato / dileggiando i canoni estetici: / scrivo corsaro e veloce in prosa / versi che mai avrei voluto scrivere / se altra fosse stata la coerenza / fra l’ideale e l’esperienza; // ma l’esistenza qui pare un beffardo / rifiuto d’ogni decenza / e anche il volto di Dio sembra fuggire / nella luce del mare avvelenato. // Vorrei scrivere che ho trovato la parola / quella sola che raddrizza ogni stortura / ma sono coerente / col mio niente che domanda e tace» (pp. 65-66).

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“L’impoetico mafioso”. 105 poeti per la legalità. Recensione di Marco SCALABRINO

“Ci siamo abituati: tutti i giorni … morti ammazzati stesi sull’asfalto … ma questa indifferenza … è un sintomo del male”, Davide Puccini.

Muove Gianmario Lucini, nella prefazione a questo volume, dal confronto fra il ruolo della poesia nell’età classica e quello nell’attuale società. “La poesia epica parlava della pòlis, del suo popolo e della sua vita, dei suoi problemi, dei suoi dubbi, delle sue paure ataviche. Era una poesia capace di stare dentro la società storica e proporsi con un ruolo molto chiaro, quello di interprete della umanità più profonda, di metterla in scena anche nelle sue contraddizioni e nei suoi dolorosi paradossi. La poesia contemporanea invece, troppo spesso, è la noiosa e monocorde proposta di un Io poetico solipsistico, che non si cura dell’altro, ma solo di se stesso, non si sente responsabile del processo di comunicazione ma si mette gegenstand, di fronte, troppo spesso da un pulpito, dall’interno di un gioco le cui regole non sono chiare a nessuno. Non c’è da meravigliarsi se la gente non legge poesia.” Continua a leggere

“Sapienziali” di Gianmario LUCINI

Da: Giobbe

Nessun libro contiene la parola
ma la parola tutti li contiene
soltanto così avrà vita e carne;
sarà impeto il libro, impeto e vento.

Nessuna parola contiene il silenzio
ma il silenzio tutte le contiene;
l’uomo che ama il silenzio
è un raffinato oratore.

Lascia il silenzio giacere nel limo
come il chicco d’inverno,
lascia che rimbombi nell’abisso
prima d’ogni sapiente giudizio;

ma non sarà il silenzio a ridarmi
la vita che ho perduto
né il lamento a fermare la sventura,
l’innocenza a proteggermi.

Io sono Giobbe, ho lottato col Silenzio
l’ho chiamato in giudizio per fami giudicare
per questo grido dal passato come il mare
che lambisce la terra e non la può possedere.

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“Sapienziali” di Gianmario Lucini. Recensione di Marco Scalabrino

 

Salgono i barbari come un sole nero.

Tutti compresi nell’Antico Testamento, ci soccorreranno tra virgolette direttamente la Bibbia e i relativi commenti, “i libri sapienziali – detti anche poetici, per la loro forma letteraria, e didattici, perché insegnano in senso generale la sapienza – sono: Proverbi, Giobbe, Qohèlet (o Ecclesiaste), Cantico dei Cantici, Sapienza, Siracide (o Ecclesiastico), e risalgono ai secoli V-I a.C.” Ad essi, ovviamente, si rapporta Gianmario Lucini per le prime sei tracce di questo suo lavoro, sebbene in un ordine appena differente, oltre che, vedremo, a Isaia, il primo (dei Libri) dei Profeti, per le successive tre tracce.
Ma cos’è, in senso biblico, la sapienza?
E quale l’operazione che Lucini si prefigge di condurre?
Quanto al primo quesito, apprendiamo che “in generale la si può descrivere come applicazione della mente ad acquisire conoscenze e a riflettere sull’esperienza umana per ricavarne indicazioni utili a dirigere con rettitudine, correttezza e successo la propria vita.”
Quanto al secondo, interroghiamo lo stesso Autore e riportiamo brevi emblematici stralci da taluni degli interventi che di recente si sono succeduti in RETE. Continua a leggere

Premio David Maria Turoldo – 9° edizione – anno 2011

 

Premio David Maria Turoldo
9° edizione – anno 2011

Regolamento per la partecipazione

L’Associazione Poiein, al fine di favorire lo sviluppo della cultura sulla rete Internet e per suoi scopi di solidarietà sociale, indice un concorso di poesia a tema libero, con le modalità esposte nei punti riportati di seguito.
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Nota a Sapienziali di G. Lucini

di Giorgio Linguaglossa

G. Lucini, Sapienziali, Puntoacapo, Novi Ligure 2010

Nel saggio giovanile Tradizione e talento individuale del 1917 Eliot formula il problema con pragmatica chiarezza: «La tradizione non è un patrimonio che si possa tranquillamente ereditare; chi vuole impossessarsene deve conquistarla con grande fatica. Essa esige, anzitutto, che si abbia un buon senso storico». Nella sua opera successiva il poeta inglese annuncia l’esaurimento della modernità. Continua a leggere

Gianmario LUCINI Non “resistere” ma “reagire” …per “esistere”!

E’ stato approvato in questi giorni il nuovo Ddl sulla sicurezza, che possiamo consultare sul sito del Senato . Sapevo dell’intenzione di proporlo, nella sua sostanza, per avvisaglie giunte attraverso mail e leggendo interventi di “controinformazione” su internet. Anche la stampa di larga diffusione, pur in sordina, qualcosa ha scritto, in particolare un articolo su Repubblica inviatomi da un’amica, insieme ad un messaggio di posta elettronica. La prima reazione che ho avuto, è stata quella di pensare a un’esagerazione, a un allarmismo eccessivo. Ho atteso il testo approvato in Parlamento proprio in questi giorni. Continua a leggere