Negozi chiusi e capannoni industriali

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Riflessioni attorno a sei libri (e sei percorsi)

di Guido Michelone

Negli ultimi mesi, la lettura di alcuni libri stimola nel lettore, anche a distanza di tempo, alcune riflessioni da condividere, da dibattere e controbattere, magari. I libri in questione sono, in ordine di percorso tematico L’altro architetto, Art Parks, Tangenziali, 50 grandi eventi futuro, Elogio della scienza, 50 grandi eventi guerra. Continua a leggere

Guido Michelone intervista Gianni Biondillo

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Quest’anno Gianni Biondillo festeggia un decennio esatto di attività letteraria; lo scrittore milanese quarantottenne, già noto come studioso di architettura (con numerose pubblicazioni specialistiche), esordisce nella narrativa nel 2004 con Per cosa si uccide, facendo via via seguire i sei romanzi Con la morte nel cuore, Per sempre giovane, Il giovane sbirro, Nel nome del padre, I materiali del killer, oltre antologie di racconti e saggistica di varia natura. Nel 2013 invece, quasi ad anticpare il decennale, escono ben tre libri: il racconto per l’infanzia Il mio amico Asdrubale, il racconto lungo Nelle mani di Dio e soprattutto il nuovo romanzo Cronaca di un suicidio, di cui è l’Autore stesso a parlare durante e dopo un incontro in libreria (per i quali si ringraziano i giovani scrittori Alessandro Barbaglia e Gianluca Mercadante). Continua a leggere

“Nel nome del padre”, di Gianni Biondillo

di Alberto Pezzini

Come una biglia d’acciaio che va giù. Però con il miracolo che le impedisce di scendere attraverso l’esofago.

Gianni Biondillo, Nel nome del padre, Guanda 2009, pagg. 193, euro 14,50, è un romanzo perfetto in quanto ti fa male e bene in maniera compiuta, senza uno sbaglio.

Biondillo ci regala questa discesa dentro una vita comune, prima che la riforma investisse il codice civile e facesse dell’affidamento congiunto dei figli quella regola aurea che ha soppiantato l’affidamento ad un unico genitore.

Luca, assicuratore con il pallino della musica, a cui ha legato una perduta e bellissima giovinezza – uccisa in mano a tante e poi tante ragazze che i ricordi non ci sono manco più -, e Sonia, bella ragazza, un fiore tropicale e lussureggiante. Si conoscono, si amano, si fondono e nasce Alice, un miracolo di bambina. Continua a leggere

Nelle parole l’anima, sulla carta la vita. Di Marino Magliani

Tanti anni che scrivo e sono ancora solo. Ricordo i miei primi racconti, i primi romanzi annegati nel Mar del Nord. Cose che, come diceva uno scrittore delle mie parti, non valevano l’acquavite per conservarli.

Forse era lì che dovevo imparare a salvare i personaggi, tenerli con me, come si conserva un’amicizia.

Niente, non ho portato con me nessuno, non ho salvato nessuno, non c’è un personaggio di un mio libro che sia riuscito, come fanno quei roditori che sembrano alati, a saltare da un albero all’altro. Invece, si sa, ci sono autori che riescono a far felici i propri lettori regalando loro ciclicamente lo stesso personaggio. Anch’io sono uno di quei lettori. Attendo di conoscere ad esempio altre storie dell’ ispettore Maria Dolores Vergani di Elisabetta Bucciarelli, (Mursia e Alberto Perdisa editore), e dell’ispettore Michele Ferraro di Gianni Biondillo, (Guanda), del detective Bacci Pagano inventato da Bruno Morchio ( Garzanti e Frilli ) e del commissario Scichilone di Roberto Negro (Frilli).

A questi autori ho posto una domanda, la stessa per tutti, e gentilmente mi hanno risposto. Sei mai stato/a tentato/a qualche volta di mollare in una cunetta il tuo personaggio, di dire basta, voglio raccontare senza più Lui o Lei, senza più gabbie, più manette narrative? Continua a leggere

La metropoli (per principianti) di Gianni Biondillo

di Guido Michelone

Architettura, rito di passaggio

La prima cosa che mi viene in mente leggendo per la prima volta un intero libro di Biondillo (ma non il primo testo in assoluto: già conoscevo il racconto per l’antologia mia e di Edoardo Acotto dal titolo Narradiohead) è che si tratta di una scrittore che sa scrivere o, in altre parole, che scrive bene, ma dove l’espressione ‘bene’ non è la bella (o brutta) calligrafia dei maestrini elementari che ancora si ripercuote nelle parole e nei fatti di tanti letterati mainstream. E l’elemento (creativo) che più mi sorprendente è che questa bellezza o bravura di scrittura io l’abbia potuta cogliere in un libro ibrido, che non è narrativa, ma neanche saggistica né giornalismo e, ancora, neppure tutte e tre le cose insieme, come mi vien voglia di pensare. Continua a leggere