Traslochi

da qui

Abbiamo paura. Ora che abbiamo smontato l’armadietto, gli scaffali della libreria, ora che in camera non c’è più nulla, che ogni soprammobile è stato ritenuto fuori luogo, che neanche un fiore ha un motivo per fermarsi; ora che il letto, l’abat-jour, la scrivania con la poltrona in pelle, la foto che occhieggiava sul mobile di fronte, il calendario appeso dal 31 dicembre, la sveglia, il telefono, la luce notturna; ora che persino le ciabatte sono state sfrattate dall’angolo nel muro; adesso che qualcuno porta dentro le sue cose – estranee, inquietanti, sconosciute -, restiamo stupiti, increduli, spiazzati. Ci sembra impossibile che la nostra cultura stia per fare la fine di ciò da cui ci siamo liberati. Adesso è tardi, forse, per cambiare.

25 aprile

da qui

Le solite polemiche: chi ha liberato chi; impossessarsi, strumentalizzare. L’ermeneutica insegna che non basta la storia, serve comprendere, interpretare, in modo che il passato dica qualcosa all’oggi. E oggi liberazione significa visione nuova della società e della politica, rifiuto delle logiche parziali, guidate da interessi di bottega, dai condizionamenti delle lobbies e dei poteri economici e ideologici che fanno carne da macello delle aspettative legittime di un popolo, dei diritti elementari, calpestati dai gruppi di potere. Democrazia, oggi, significa dare voce agli ultimi, a coloro che subiscono dittature subdole e invisibili, il lavaggio del cervello a opera dei media asserviti al padrone più munifico. Cercasi partigiani della vera libertà, combattenti coraggiosi contro il mostro a sette teste della seduzione diabolica del dio denaro.

La passione del “noi” e il conflitto, il mondo di Giorgio Gaber. Due parole sul saggio del prof. Claudius Messner

coper.gaber.jpg.2Sono un uomo che ci crede ancora…sono malato

di conoscenza, di voglia di cambiare le cose…

Forse è da lì che ciascuno di noi dovrebbe

ripartire, dall’individuo e dalle sue contraddizioni.

Giorgio Gaber (1984/1998)

____________________

La passione del “noi” e il conflitto, il mondo di Giorgio Gaber. Due parole sul saggio del prof. Claudius Messner

____________________

di Antonino Contiliano

.

La realtà, lasciò scritto Bertolt Brecht nei suoi pensieri sull’arte e la letteratura (oltre che nei suoi testi poetici e teatrali), ha più forme di quante ne possa inventare la poiesis dell’uomo, e di quelle che la “modernità”, in particolare, ha pensato e agito per creare un uomo e una società nuovi. Questi, specie nel Novecento, il “secolo breve”, ci ha provato (sintetizziamo e per approssimazione), fallendo, infatti, in modi diversi (ma il secolo breve avrebbe anche di che difendersi di fronte a un tribunale!). Sono le prove delle grandi guerre e delle rivoluzioni rosse, nere, gialle e bianche; quelle dei blocchi contrapposti e degli equilibri del terrore o quelle degli ecumenismi etico-religiosi fondamentalisti, e di segno diverso; quelle tecnologiche e ideologiche della prima e seconda (post-fordista) industrializzazione o quelle che fanno appello al diritto, ai diritti e ai diritti fondamentali, etc.

Continua a leggere

Vivalascuola. Viva l’Italia

La data del 17 marzo 2011 non può costituire una semplice ricorrenza di routine, ma invece l’occasione perché nei luoghi di lavoro, nelle scuole, nelle piazze, nelle famiglie, si rifletta sulla nostra storia, senza alcuna retorica, senza squilli di trombe, considerando invece le luci e le ombre del nostro recente passato. (Maurizio Tiriticco, qui)

Italianità, Risorgimento e dintorni
Tra storia, memorie e (speranza di) futuro
di Silvana Citterio

Diventare cittadino italiano

Nel gennaio 2009 sono diventato cittadino italia­no. Faccio parte di un flusso costante di stranieri, cir­ca 40000, che ogni anno assumono la cittadinanza italiana. Non basta per fare dell’Italia un paese multiculturale, ma certo è un inizio. Alla cerimonia di conferimento della cittadinanza l’allora presidente del Consìglio comunale fiorentino, Eros Cruccolini, mi invitò a leggere ad alta voce due articoli della Costituzione e mi consegnò una bandiera italiana, la bandiera arcobaleno della pace e una copia della Co­stituzione italiana. Continua a leggere

Venti

da qui

Ci sono almeno due modi per vivere la vita: l’opportunità ignorata ti pedina, ti colpevolizza, ti rimbrotta. Il pensiero e l’azione, lo studio e la prassi si inseguono in equilibri difficili e a volte inconciliabili. Se t’immergi nello studio rischi di mummificarti, se ti smarrisci nell’azione non hai più sapore, pronto per essere gettato via senza tanti complimenti. L’altalena dura e ti logora, finché un bel giorno ti rendi conto della soluzione: scegliere rischiando, sordo alle sirene e alle critiche che soffiano come venti  rabbiosi contro la tua barca. Finalmente sei te stesso, ma non dirlo a nessuno: l’invidia è la corrente più terribile, attrezzata per sommergerti quando meno te lo aspetti.