Creare nuovi librai a Napoli

ubik
di Giorgio Gizzi

Kraus sosteneva che la Vienna del suo tempo era la ‘stazione meteorologica della fine del mondo’.
Da quella città d’inizio secolo scorso si poteva prevedere con maggior agevolezza il futuro, vedere gli abissi che il futuro prossimo avrebbe riservato a una società occidentale in disfacimento. Continua a leggere

Anime Baltiche

anime baltiche
di Giorgio Gizzi

Durante queste feste sono inciampato in un libro, Anime baltiche, che pochi mesi fa, alla sua uscita avevo colpevolmente ignorato. Un libro potente, di quelli che chiamano altri libri e letture, in una rincorsa infinita ed inesausta; sono ormai questi i miei preferiti: Danubio di Claudio Magris e Buddha sorride di Cesare Brandi per intenderci. Continua a leggere

Ian Rankin

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di Giorgio Gizzi

Ci sono città le cui strade – lo sanno tutti – sono lastricate di letteratura : la Lisbona di Pessoa, la Praga di Kafka e Meyrink certo, la Trieste di Svevo e Saba. Dev’esserci qualcosa nell’aria sicuramente se a ( e su ) Edimburgo hanno scritto Robert Burns, Walter Scott, Robert Louis Stevenson e più recentemente Irwin Welsch e Ian Rankin. Continua a leggere

Salvate il romanzo Crum!

Crum
di Giorgio Gizzi

I venti di crisi che soffiano impetuosi (anche) sul mondo editoriale italiano sembrano non aver impedito neppure quest’anno la consueta produzione ipertrofica: è da decenni ormai che nel nostro paese vengono pubblicati circa 65.000 nuovi titoli ogni anno, molti dei quali non arrivano in neppure una copia in libreria o nei magazzini dei giganti on line, dove ci illudiamo possa esserci spazio per tutto. Continua a leggere

I destini del libro e della lettura

Arcadia
di Giorgio Gizzi

Una domenica di mezza estate, un gruppo di persone raggiunge il Pizzo Cefalone, un monte di 2533 metri che permette la vista piena del Corno Grande e della Val Maone e che scopriranno caro a Fosco Maraini: partiti dalla Libreria Arcadia di Roma di buon mattino hanno messo nei loro zaini borracce, pomodori e formaggio e poesie da liberare in alta quota, al vento. Non hanno pagato biglietto, non c’era altro ad unirli se non la condivisione di un’esperienza e la voglia di godere insieme di qualche ora del loro tempo. Riprendendo una tradizione che accomuna i viandanti delle alture del Neghev ai frequentatori dell’arco alpino, hanno letto versi in uno scenario impareggiabile, respirato bene, fatto delle scoperte, spezzato insieme il pane e le pagine. Continua a leggere