Giorgio Linguaglossa, Blumenbilder (Natura morta con fiori)

Linguaglossa

Giorgio Linguaglossa, Blumenbilder (Natura morta con fiori), Firenze, Passigli, 2013

di Pasquale Vitagliano

Rugiada. Nella lastra gelatinosa/ della fotografia è entrato un bosco/ pieno di foglie… (…) Sono i primi versi della poesia che apre Blumenbilder (Natura morta con fiori) la raccolta che Giorgio Linguaglossa ripropone per Passigli. Tutte le altre poesie iniziano con una sospensione. … è probabile che ci siamo incontrati/ in qualche hall d’albergo di terza categoria,/ tu facevi la ballerina ed io/ il perdigiorno… Per cogliere il senso autentico di questa scelta bisognerebbe chiedere all’autore, al lettore sembra alludere ad una ripresa, ristabilire una continuità con un prima o con un altrove, annunciare una fuoriuscita. Ad esempio, una fuoriuscita dall’oscurità del silenzio attraverso l’illuminazione della parola. Continua a leggere

Lorenzo PEZZATO – Dipendenze, abbandoni e strane forme di sopravvivenza

“Ma un dolore così grande/urla vendetta ai quattro venti”, dicono due versi di Lorenzo Pezzato contenuti nella sua recente raccolta poetica “Dipendenze, abbandoni e strane forme di sopravvivenza”, edita da Lietocolle. Versi che possono indicare, oltre che una chiave di lettura sulla sua poetica, una forma di dolore fortemente sentita in questi anni sciagurati di crisi e di cambiamenti vorticosi, in ogni campo. Crisi in cui il ritrarsi in una dimensione privata, isolata, o di olimpica indifferenza, però, non solo non ha preservato ma, ancora più, ha disgregato e indebolito il corpo sociale nel suo complesso. Continua a leggere

“Sapienziali” di Gianmario LUCINI

Da: Giobbe

Nessun libro contiene la parola
ma la parola tutti li contiene
soltanto così avrà vita e carne;
sarà impeto il libro, impeto e vento.

Nessuna parola contiene il silenzio
ma il silenzio tutte le contiene;
l’uomo che ama il silenzio
è un raffinato oratore.

Lascia il silenzio giacere nel limo
come il chicco d’inverno,
lascia che rimbombi nell’abisso
prima d’ogni sapiente giudizio;

ma non sarà il silenzio a ridarmi
la vita che ho perduto
né il lamento a fermare la sventura,
l’innocenza a proteggermi.

Io sono Giobbe, ho lottato col Silenzio
l’ho chiamato in giudizio per fami giudicare
per questo grido dal passato come il mare
che lambisce la terra e non la può possedere.

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IL TERZO SGUARDO n.17: La poesia sommersa. Giorgio Linguaglossa, “La nuova poesia modernista italiana. Per una critica della costruzione poetica”

La poesia sommersa. Giorgio Linguaglossa, La nuova poesia modernista italiana. Per una critica della costruzione poetica, Roma, EdiLet – Edilazio Letteraria, 2010

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di Giuseppe Panella*

Linguaglossa si prova a tracciare in questo libro un ampio panorama della poesia emergente italiana e mette insieme autrici e autori assai diversi tra di loro utilizzando un ricco e ben costruito ventaglio di categorie critiche. Quello che importa, infatti, e che viene fuori dalla lettura di questo ben nutrito volume di analisi critica della poesia italiana dell’ultimo Novecento non è tanto la sua storia interna ed esclusiva quanto la sua fenomenologia concettualmente intesa. A Linguaglossa importa trovare delle nuove coordinate teoriche che possano sostituire quelle ormai logore e sepolte dello storicismo più frustro o del biografismo autoriale più stantio dato che, come scrive lo stesso critico, ci si trova ormai in una situazione oggi radicalmente diversa:

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