Brace di porcellana, di Giorgio Stella


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– 1 – Il parco dei giochi é per i bambini morti –
batte la mirra di seta la tela della conchiglia
col cuore dello stupro nell’amplesso di seta.
Vola bassa dal poligono al miraggio
La eco della foglia radice di mare

– 2 – Sul piano [oscuro] la candela é saldata alla
Grata della tomba pregata dall’ombra.
Una secca meteora periodica
A sé stessa in massa floreale all’asta
Del bianco [del] colore –
la luce della vita é la luce morta della luce,
ambiente lontano di un luogo presente

– 3 – [E] secco sparviero con la rupe
In grembo al seme dell’uovo –
giù, nella miniera, la trincea
stacca l’uva dalla vite
sotto la lanterna della gavetta
di pietra in tali ambienti cercata –
pare che i ruderi di contorno
vantino una linfa proprio
da tale brace di porcellana

– 4 – C’é un secchio di nervi pesati
Al netto del taglio loro
Tra i fili spinati e i grembi
Degli spaghi del filo da sparo
Negati a sé stessi –
nel mattatoio della
creatura umana, l’ a n d r o i d e
di creta filtra dalla forma
le ossa della pratica di mare

– 5 – Pianto corvino deciso fino all’occhio
Che ha visto tutto lo specchio
E poi richiuso il cartoccio
Delle meringhe per allodole –
miste nel colore, medesime
nella trasfusione della coccarda
ora rosa ora bianca
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[Giorgio Stella Roma 10 marzo 2020, ore 12,07 iniziato un paio d’ore prima]

Pontebassa, di Giorgio Stella

I

La rapina del cero sull’asse di reame
È chiara al vento del regime di fassa nella betoniera di Marco Aurelio
Dove l’avanti-regina possa una corona degna del nome di Nostro Signore
Anche quando la fede del concime coincide
Con la marcia su Roma città di maschera in costume flettile

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CHIANCANCAGNA, di Giorgio Stella





                Allla memoria di Giacomo Bergamini che avrebbe detto: ‘sì bello forse troppo alla Gramigna [Giuliano] ma beviamoci sopra’.


                                                  

I


L’albero di Giuda è Cosacco, batte la bandiera dell’amore –
Il cerchio si apre e si richiude fino alla conca dell’alveare
poi con la traccia tra le taniche smarrite
nelle maschere del primo dell’anno o a carnevale
il vicolo cieco transita la muta della eco sorda a campana.
L’arsenale vanta questo tipo di nero di seppia, nella betoniera.

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Giorgio Stella, A post di est

Per Patrizia Vicinelli,

una rotonda, severa, a Bologna la ricorda.

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Latrice piana, tempo di butterata latrante in fiera
e ortica di Natale – la vedi? la torcia bifronte
radica la nuda seria. E l’ombra si torce.

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