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Con gli occhi del fiore nel vaso, di Giorgio Stella

 A Marco Munaro

Con gli occhi del fiore nel vaso

Me ne vado tra i rottami

Cercando fortuna di monete

Che non abbiano valore –

Tubi di ghisa ho trovato

Nel cantiere del cimitero 

Ci faccio l’acrobata sopra –

Veli di seta

Linee di morte verticale

All’orizzonte del meglio si possa

[trarre dall’ombra dello spavento [-

Così sto in mezzo ai cani

Pregando che un gallo

Quando abbaiano

Becchi nei loro denti

Il fiuto che lo rendono canto.

Giorgio Stella, Potere della cosa

A chi non oso pensare

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Il segno la descrive

[Giacomo B e r g a m i n i]

Potere della cosa,

piange la rosa sul petto della medaglia

appuntata al viso del carnevale carne-levare

levare la carne – un sasso rotola l’altro sasso

Ginevra porta addosso i segni dei fiori

Che profumano di Spirito Santo

Raccolti in Paradiso – Ginevra sa bene

Che il Figlio non è Suo ma ha il cuore di latte

‘io e tu padre eravamo disperati, dove ti nascondevi?’

“madre, sono ad insegnare Dio

quello che da Lui ho imparato: il Padre il Figlio e Lo Spirito Santo”

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Giorgio Stella, PERL[E] D’OSTRICH[E] OCCIDENTAL[E]

PERL[E] D’OSTRICH[E] OCCIDENTAL[E]*

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Giorgio stella [Roma oggi] [20 ottobre 2020]

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                                                                                          Alla memoria di nessun figlio

Potrebbe succedere qualcosa oppure potrebbe non succedere niente,

forse è il vento* sul cero votivo a dividere nel ‘nulla il tutto di n e s [s] u n o ’,

questo verso che mi porto appresso nella paura del rimorso della clausura –

[…] […]

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Avorio di sposa, di Giorgio Stella

Dedicata alla delega defunta

Missione compiuta

All’alveare

Nelle nespole

Cadute sull’ala

Dell’argilla canta

Diamanti siamesi

Nell’ottica di una formula

Prima di questi sieri?

Eri di spalle sopra

La sedia a dondolo

Tra il miracolo e il ricordo

Addio ai fari

Nel coccio di seta

[Perché] la betoniera

Impasta celebre

L’essere o non sia

La fibra di gettone

A sonagli dei parchi

Per gioco

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Tempostante, di Giorgio Stella

-1 – Tutta una vita all’insegna delle luci al neon,

plastiche di tettoie delle pompe, di benzina –

la cataratta al neon come la rapina spastica

della vetrina detta sopra

che ride perché la commessa portava

la minestra ai manichini –

ora per ora anno per anno

con fiocchi di baleno

alla seduta stante

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rimmel del lete

di Giorgio Stella

[DEDICO a me*]

Rimmel del Lete

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[ – 1 Acque camminate nel deserto – 

Spariscono le impronte

Nella polvere del mare 

– 2 – Qui giace l’uomo del sogno

Attaccato al filo spinato

Su […] cui TAO-BENETAO – 

L’ora ombra

Santa-Luce

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ultimo primo

di Giorgio Stella

   [A GIUSEPPE PICCOLI 

SI DEDICA QUESTA MEMORIA, QUESTA

FLESSIONE DI MENTE]

[- 1 – Dalla ginestra sale la conca d’avorio verso il mare

D’ottone delle conchiglie avare di suono, di suono loro – 

La ringhiera è stata saldata dalla massa proletaria

Che ha la chiave e ci si chiude dentro –

Porta avanti il monte che non incontra

Il sasso, il ladro del cuore che smette lo stesso girotondo

Mentre quando uno moriva l’altro era in vita

– 2 – Dalla palude il cielo ha una fessura di vetro lunga

Quanto la sfida reciproca nella postura della durata muta –

L’inchino è breve si soffoca la lontananza 

Proprio quando il sangue cattivo era quello buono –

Dormendo su una panchina ricordo,

senza soldi vino sigarette donne ma le foglie

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Acamerina

di Giorgio Stella

La rosa

Così inutile è cosa che spaventa.

Anche la poesia: come la rosa.

[Ferdinando Tartaglia]

                                                                          Alla stagione dell’anno l’autore dedica

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Come il lutto muove il passaggio

Al cocco della trave mossa 

Dalla regola informe dell’ombra

Il becco del baco di bacco.

– 1 – Pioggia vendi l’acqua 

Alla clessidra 

Dei pinoli giunti dai minori luoghi

Ai maggiori remoti

Nella questua della radice aumenta

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Biakka


di Giorgio Stella



                        L’autore dedica al dotto escretore




                                                 – 1 – Indio rinnegato alla coccarda
                                                   Dello stemma alato
                                                         Quando pioveva l’ombra
                                                              Che si mosse dal sole
                                                Tra le vacche sacre
                                                          E l’organo trapiantato
                                                                  In angelo di coro



                                                            – 2 – Votiva la possidente tagliata erba
                                                                       Rettangolare alla siepe di neve
                                               Dalle zone delle aragoste miste al ventre degl’oblò
                                                              Nel cuore degl’acquari –
                                                   La parrucca di Ester è ammucchiata tra
                                                           Las Vegas e la cremeria di spiraglio a nido
                                                             Perché il cocco rotto ha il latte di seta
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Vetro a pendolo

di Giorgio Stella

                                                

P o l [l] y dal diamante di grano

Con la frode dell’armatura in croce

Alla corda d’arpa latina

Annaffiata nell’ombra

Della miniera polare –

alla mercè della neve la fionda

Della cancellata sbattuta

Dai ponti in basso al fiocco cannocchiale… 

[…]

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Medicamenta

di Giorgio Stella

                           Ovvio  a   [S e p u l v e d a]

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OGGI CAVALCA LA MORTE L’EMBRIONE MAI NATO

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Oggi cavalca la morte l’embrione mai nato

Come [se] le stelle siamesi fossero orfane

Dello stato di diritto di splendere le vie loro

E chi ha il tarocco nella mano

Possiede la carta del destino, in cui crede –

Avanti la fessura la porta è aperta

E chiusa in una sola volta, la volta sua,

poiché medesima è la 

geometrica derivante del cubo magico

del picchio petto danzante…

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Narcisa, di Giorgio Stella

                                   A Claudia F r o n d i  

– avanti la giostra a colori

del dramma nelle serpi

l’esaurito grano pende

dalle labbra al perdono –

– coppa assente di vino e

pane colmo rapito di

una volta al mare con

le tiranne esistenze

promesse alla rosa

delle nozze d’uovo – 

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Brace di porcellana, di Giorgio Stella


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– 1 – Il parco dei giochi é per i bambini morti –
batte la mirra di seta la tela della conchiglia
col cuore dello stupro nell’amplesso di seta.
Vola bassa dal poligono al miraggio
La eco della foglia radice di mare

– 2 – Sul piano [oscuro] la candela é saldata alla
Grata della tomba pregata dall’ombra.
Una secca meteora periodica
A sé stessa in massa floreale all’asta
Del bianco [del] colore –
la luce della vita é la luce morta della luce,
ambiente lontano di un luogo presente

– 3 – [E] secco sparviero con la rupe
In grembo al seme dell’uovo –
giù, nella miniera, la trincea
stacca l’uva dalla vite
sotto la lanterna della gavetta
di pietra in tali ambienti cercata –
pare che i ruderi di contorno
vantino una linfa proprio
da tale brace di porcellana

– 4 – C’é un secchio di nervi pesati
Al netto del taglio loro
Tra i fili spinati e i grembi
Degli spaghi del filo da sparo
Negati a sé stessi –
nel mattatoio della
creatura umana, l’ a n d r o i d e
di creta filtra dalla forma
le ossa della pratica di mare

– 5 – Pianto corvino deciso fino all’occhio
Che ha visto tutto lo specchio
E poi richiuso il cartoccio
Delle meringhe per allodole –
miste nel colore, medesime
nella trasfusione della coccarda
ora rosa ora bianca
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[Giorgio Stella Roma 10 marzo 2020, ore 12,07 iniziato un paio d’ore prima]

Pontebassa, di Giorgio Stella

I

La rapina del cero sull’asse di reame
È chiara al vento del regime di fassa nella betoniera di Marco Aurelio
Dove l’avanti-regina possa una corona degna del nome di Nostro Signore
Anche quando la fede del concime coincide
Con la marcia su Roma città di maschera in costume flettile

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CHIANCANCAGNA, di Giorgio Stella





                Allla memoria di Giacomo Bergamini che avrebbe detto: ‘sì bello forse troppo alla Gramigna [Giuliano] ma beviamoci sopra’.


                                                  

I


L’albero di Giuda è Cosacco, batte la bandiera dell’amore –
Il cerchio si apre e si richiude fino alla conca dell’alveare
poi con la traccia tra le taniche smarrite
nelle maschere del primo dell’anno o a carnevale
il vicolo cieco transita la muta della eco sorda a campana.
L’arsenale vanta questo tipo di nero di seppia, nella betoniera.

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