“Zoo – Scritture animali”, una collana innovativa

Recensione di Giovanni Agnoloni

Una collana a sé, nel mondo editoriale. “Zoo – Scritture animali”, di :duepunti Edizioni, ha per filo conduttore, appunto, gli animali. Curatori, Giorgio Vasta e Dario Voltolini. Vi sono ospitati scrittori di pregio, come Giuseppe Genna, Giulio Mozzi, Nicola Lagioia, Fulvio Abbate e, last but not least, i due di cui ci occupiamo oggi: Marino Magliani e Vanni Santoni, autori rispettivamente de La ricerca del legname e Tutti i ragni.
I due libri, piccoli e trascabilissimi, come tutti i “capitoli” di questa collana, hanno un elemento in comune – sia pur in sensi diversi –: la discesa nel profondo. Continua a leggere

“Spaesamento” – Intervista a Giorgio Vasta

Testo introduttivo e intervista di Giovanni Agnoloni

Giorgio Vasta, dopo il grande successo de Il tempo materiale (ed. Minimum Fax) è tornato quest’anno in libreria con Spaesamento (ed. Laterza), una cronaca-reportage in prima persona che è la storia di un ritorno alla sua Palermo, e dell’osservazione dei numerosi e vari tipi umani che popolano il capoluogo siciliano di oggi. Luogo principe di osservazione: la spiaggia di Mondello. Ma non solo. In un quadro d’insieme che in realtà è un’istantanea dello stato mentale ed emotivo dell’Italia dei nostri giorni. Continua a leggere

L’ombra più nera. Incontro con Giorgio Falco e Antonio Scurati a Scrittorincittà-Cuneo

scrittorincittà09

Condensare in un post l’efflorescenza di spunti emersi nell’incontro di venerdì scorso a Cuneo, per Scrittorincittà, con Giorgio Falco e Antonio Scurati (Giorgio Vasta a moderare), è impresa fuori dalla mia portata. 
Certamente è stata l’occasione ideale per focalizzare il filo conduttore dell’intera manifestazione di quest’anno, dedicata alle Luci nel buio, partendo proprio dagli aspetti più cupi emersi negli ultimi anni, dove si è estesa quella “tenebra etica, sociale e culturale” evidenziata da Vasta nell’introduzione agli eventi.
A partire dalla sentenza di Johann Wolfgang Goethe, come prolegomeno dell’incontro: “Dove c’è molta luce, l’ombra è più nera”.

Bene ha fatto Giorgio Vasta a citare in apertura Walter Benjamin, a proposito della necessità di carezzare la storia contropelo. Ci sono scrittori che lisciano il pelo all’esistente, che assecondano gli eventi, altri invece, come Falco e Scurati, agiscono in senso contrario, con narrazioni che scoprono nervi e zone d’ombra, e creano disagio.

Non potendo riprendere tutti i temi affrontati, come dicevo, preferisco concentrarmi su un aspetto che mi è sembrato trasversale a tutto quello che si è detto. Questo argomento è ciò che definisco- con termine senz’altro inappropriato, ma altri non ne ho- la letteratura del prendere atto. Continua a leggere

STORIA CONTEMPORANEA n.15: “Questo è il tempo degli Assassini” (Rimbaud). Appunti per Giorgio Vasta, Il tempo materiale

vastaNegli anni tra il 1896 e il 1901 (rispettivamente nel 1896, 1897, 1899 e 1901), Anatole France scrisse quattro brevi volumi narrativi (ma dal taglio saggistico e spesso erudito) che intitolò alla fine Storia contemporanea. In essi, attraverso delle scene di vita privata e pubblica del suo tempo, ricostruì in maniera straordinariamente efficace le vicende politiche, culturali, sociali, religiose e di costume del tempo suo. In particolare, i due ultimi romanzi del ciclo presentano riflessioni importanti e provocatorie su quello che si convenne, fin da subito, definire l’affaire Dreyfus. Intitolando Storia contemporanea questa mia breve serie a seguire di recensioni di romanzi contemporanei, vorrei avere l’ambizione di fare lo stesso percorso e di realizzare lo stesso obiettivo di Anatole France utilizzando, però, l’arma a me più adatta della critica letteraria e verificando la qualità della scrittura di alcuni testi narrativi che mi sembrano più significativi, alla fine, per ricomporre un quadro complessivo (anche se, per necessità di cose, mai esaustivo) del presente italiano attraverso le pagine dei suoi scrittori contemporanei. (G.P)

di Giuseppe Panella

“Questo è il tempo degli Assassini” (Rimbaud). Appunti per Giorgio Vasta, Il tempo materiale, Roma, Minimum Fax, 2009

«Nel silenzio di quest’ultimo minuto, accovacciato davanti al corpo accovacciato del mio amore, del mio amore immemore, del mio amore reale e inventato, del mio amore creolo, creato, ascolto il rombo futuro della materia che mescola in me e in lei le stelle alle ossa, il sangue alla luce, il rumore della trasformazione infinita della materia in dolore e del dolore in tempo. Ed è solo adesso, quando nella fabbricazione della nostra notte le stelle esplodono nel nero, che alla fine delle parole comincia il pianto» (p. 311 e ultima)

Il tempo materiale è un libro terribile, che colpisce basso, pieno di un gelo che fa male al cuore. E’ anche un libro tenerissimo, struggente, ricco di pathos e che fa ugualmente male al cuore.

Le due affermazioni precedenti possono apparire in contraddizione tra di loro e meritano, quindi, una spiegazione il più possibile attenta alle dinamiche del romanzo.

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Funambolismi, innovazioni e terre di mezzo

Io mi imbarazzo quando leggo certe stroncature (come nei commenti dei blog) alle parole dei poeti; mi imbarazzo, arrossisco nel ricordare quante volte ci sono cascato (e ci casco) anch’io, penso a quello che scrive Raimon Pannikar nel libro Lo spirito della parola : “Il parlare è la manifestazione stessa, è la vita stessa dell’essere parlante, che è uomo, ed è nella sua espressione parlante che l’uomo si realizza…E’ la parola che crea perchè partecipa del soffio stesso dello Spirito.” E questo, a mio parere, vale anche per la parola scritta.
La parola spesso è interpretata come un medium tra l’uomo e il mistero del vivere, e la poesia è il trono della parola, è il mezzo per eccellenza per renderci partecipi dell’inesprimibile. Come in questi due versi di Cesare Viviani:
Ogni bagliore è luce dell’eterno
è riflesso del divino
.
L’altra faccia della parola (scritta) è la prosa, che non ha la potenza della poesia, è più difficile che consenta quella che Viviani chiama “la gioia delle soste,/ mentre passa in cielo come nuvola / la forza vitaleContinua a leggere

Dibattito con Folco Quilici sul tema del viaggio alla Fiera del Libro

Testo introduttivo di Giovanni Agnoloni
Video girati da Diego Bionda, della Fondazione Novecento

Il 15 maggio, nell’ambito della Fiera del Libro di Torino, ho avuto il piacere di intervistare Folco Quilici (che in precedenza aveva già cortesemente risposto ad alcune mie domande, su questo blog), in quella che era l’anteprima della VI edizione del Festival Letterario I luoghi delle Parole (v. qui), che si terrà tra il 19 e il 25 ottobre 2009 in vari nei comuni del torinese, su iniziativa dalla Fondazione Novecento, rappresentata in occasione del nostro dibattito dallo scrittore Giorgio Vasta. Continua a leggere

Il tempo materiale, di Giorgio Vasta

Giorgio Vasta, Il tempo materiale
pp. 320, Minimum Fax, euro 13

È una Palermo deforme e allucinata lo scenario in cui si incrociano le lucide inquietudini dei tre ragazzini – Nimbo, Raggio e Volo – che guadano con tormentata disinvoltura il cupo horribilis millenovecentosettantotto italiano, riesumato per l’occasione dal primo benvenutissimo libro solista di Giorgio Vasta. Una Palermo (dis)animata da esseri inetti e arresi, da gatti storpi, cani randagi bruciati vivi, piccioni sbranati in mezzo alle strade, un mondo marginale che assiste inerme alle circonvoluzioni della Storia attraverso tubi catodici in bianco e nero senza rendersi conto di niente, senza porsi interrogativi, limitando il proprio raggio d’azione al ruolo di spettatore immobile e indifeso. Continua a leggere