Vivalascuola. Dad nella pandemia e oltre? Non sarà una cosa seria?

Dal 9 marzo – in alcune regioni dal 24 febbraio – in tutte le scuole italiane si sta svolgendo una sperimentazione a tappeto. Oggetto: la DaD (Didattica a Distanza). Durerà fino alla fine dell’anno scolastico, ma possiamo anticiparne l’esito: se la conosci, la eviti. Per la scuola, come per la società, è ora di pensare al futuro.

In questa puntata di vivalascuola presentiamo esperienze di didattica a distanza nella scuola primaria (Sebastiano Aglieco, Ginetta Latini, Mauro Presini), secondaria superiore (Fabio Cuzzola, Emanuele Rainone, Raffaele Salomone-Megna) e nei corsi serali (Marina Polacco), oggi denominati IdA (Istruzione degli Adulti). Da tutti gli interventi emerge che la DaD, imposta nell’emergenza sanitaria, ha reso evidente, se mai ce ne fosse stato bisogno, che alla base dell’insegnamento c’è la relazione. E in tutti s’impone una domanda spesso accantonata nella frenesia lavorativa che è diventata “normalità“: cosa è la scuola? Come è bene che prosegua dopo l’epidemia? La riflessione introduttiva di Giovanna Lo Presti coglie nei fatti di questi giorni i segni che “sulla scuola grava una minaccia tecnocratica, così come sul lavoro grava una ulteriore precarizzazione” e formula “una proposta per i tempi “normali”, nata nell’emergenza“.

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Vivalascuola. Nun te reggae più

Questo è il seguito della puntata della nostra rubrica dedicata alla Malascuola (vedi qui). Presentiamo scene vere di Malascuola e una esortazione alla rabbia di Giovanna Lo Presti: “Rabbia, rabbia, rabbia. Da un quarto di secolo non altro che rabbia di fronte allo stillicidio di “riforme” e di interventi che toccano la scuola italiana; e non c’è stato ministro dell’Istruzione che non abbia voluto legare il proprio mandato a presunte “novità”, sotto le quali si nascondeva un unico progetto di rimodellamento della scuola pubblica, sempre più piegata alle esigenze del mondo esterno, sempre meno legata alle proprie radici ed alla peculiarità della cultura del nostro Paese. Che questo scellerato progetto di omologazione della scuola abbia dato soltanto frutti velenosi, pare non interessare i “decisori politici”. Tanto, loro, nelle aule scolastiche non vivono tutti i giorni. La riforma Berlinguer, la riforma Moratti, la riforma Gelmini, e poi gli interventi di Profumo e Giannini dovevano precipitare necessariamente laddove il tanto affaticar fu volto, nell’abisso orrido della “buona scuola” di Renzi. Là tutti i fili sono stati tirati, tutti i nodi sono venuti al pettine, tutto ha trovato una sua abborracciata sistemazione: ha visto il suo trionfo un abbozzo incompiuto, quel disegno di legge Aprea che auspicava la chiamata diretta, che esaltava la “meritocrazia”, che rendeva l’accesso all’insegnamento una gimcana lunga, complicata, con numerosi trabocchetti che potevano interrompere la gara in ogni momento. Il premio finale: un lavoro da 1.400 euro circa al mese, per governare masse di bambini, ragazzini, adolescenti intossicati dall’uso di cellulari, computer, videogiochi”.
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Nome al tavolo Blackjack ” di Valter Binaghi. Recensione Giovanna Marras

valter binaghi

 

 Chi è Blackjack, il personaggio chiave dell’ultimo romanzo “ Nome al tavolo Blackjack ” di Valter Binaghi, morto nel Luglio del 2013.

Forse qualcuno che abbiamo conosciuto, un eroe, oppure l’antieroe di manzoniana memoria.

Blackjack è un uomo solo, che in modo scanzonato cerca di cavalcare le onde tempestose della sua esistenza. Lo fa in maniera apparentemente facile, gioco d’azzardo, donne e intrighi sembrano essere il fulcro della vicenda, ma è solo questo?  No, è ben altro! Il romanzo è una metafora su come affrontare la vita, su come ogni giorno sia una lotta per restare saldi ai propri principi, il gioco è solo uno dei modelli. Il baro, l’uomo che da sempre sta sul crinale, è colui che guarda bene in faccia il proprio destino. Non chiede sconti, nessuna pietà, solo qualche attimo di pace per il riposo, parentesi che spesso gli è negata. Egli non può e non deve distrarsi: basta un attimo e la partita è persa. Continua a leggere

Vivalascuola. Più disabili meno sostegno

In tutta Italia notizie di classi con sei o sette alunni disabili: è disattesa la norma della finanziaria 2008, che prevede un rapporto di 1 a 2 tra insegnante di sostegno e alunno disabile, e il Ministro si smentisce. Intanto si confermano tagli al sostegno in tutta Italia, dalla Sardegna alla Sicilia, dalle Marche a Torino, da Firenze a Reggio Calabria, da Milano a Livorno, da Vicenza a Bolzano. Malgrado le promesse del ministro Gelmini. Che è nuovamente bocciato dal Consiglio di Stato. E sotto ispezione del Ministero dell’Interno.

Una lettera di due genitori di Catania

Siamo Giovanni e Francesco, genitori di Mario e Michele, ragazzi disabili iscritti alla scuola primaria, con grande sofferenza abbiamo deciso di scrivere questa lettera. Continua a leggere

Conakry

di Giovanna Marras

Quando l’ho visitata, aveva circa 2.000.000 di abitanti, costruita dagli Inglesi, passata poi ai Francesi, la più grande città della Guinea: Conakry. Essa si affaccia pesantemente sulla costa dell’Atlantico e agli occhi del visitatore la città appare come un immenso agglomerato di baracche, tra cui, di tanto in tanto, spunta una moschea. Continua a leggere

Vivalascuola. La sciatteria della scuola pessimo costume nazionale

Vito è sotto le macerie e lascia tra il pietrisco bianconeri
slanci, l’urlo di Blasco e quell’amore che c’è sempre a diciassette
anni, e gli affetti veri, semplici, diretti e vivi – una famiglia
tra i pensieri e mille sorrisi e carezze – e Vito là resta senza vita,
per sempre vivo, giovane che non invecchierà, giovane sottratto
allo smacco degli anni, giovane sottratto al desiderio della vita.

(Enrico Cerquiglini, Si chiamava Vito, aveva diciassette anni)

La cura dell’ambiente è un punto nodale
di Grazia Honegger Fresco

La cura dell’ambiente è un altro punto assolutamente nodale: nell’approccio Montessori non si lavora con i bambini in un posto sciatto, Continua a leggere