Luigi Maria Corsanico legge Giovanni Papini

da qui

Giovanni Papini

C’è un canto dentro di me

(da Opere di Giovanni Papini. Volume diciassettesimo. Poesia in prosa. Cento pagine di Poesia – Giorni di Festa. Nuova edizione con molte aggiunte, Vallecchi, Firenze, 1932, pp. 273-276. Originariamente in Cento Pagine di Poesia, 1915, con qualche leggera differenza).

Interpretato da Luigi Maria Corsanico

Immagini da opere di Edgar Caracristi ©

Goffredo Petrassi
Kyrie, per coro e archi (1986)
Orchestra e Coro del Maggio Musicale Fiorentino
diretti da Arturo Tamayo
Maestro del Coro: José Luis Basso Continua a leggere

SUL TAMBURO n.42: Giovanni Papini, “Soliloqui di Betlemme” & Luigi Pirandello, “La messa di quest’anno e altre novelle di Natale”

Giovanni Papini, Soliloqui di Betlemme, con una nota di lettura di Franco Ferrarotti, Bologna, EDB, 2016;

Luigi Pirandello, La messa di quest’anno e altre novelle di Natale, con una nota di lettura di Massimo Naro, Bologna, EDB, 2016

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di Giuseppe Panella

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In questi due agili volumetti antologici, due dei maggiori intellettuali del Novecento italiani vengono “interrogati” sul loro rapporto con la festività del Natale e più generalmente con il sacro e la sacralità nelle scelte umane riproponendo alcuni loro testi narrativi erroneamente definiti come minori o laterali alla loro produzione più nota. In entrambi i casi si tratta di un risultato significativo e capace di portare a un giudizio critico su di essi tale da mettere a tacere qualche pregiudizio invalso sulla loro produzione. Papini mostra nei testi qui antologizzati grande empatia umana nei confronti di uomini e animali tanto da rendere questi ultimi i protagonisti di alcuni di questi scritti. Pirandello si rivela tutt’altro che cinico e spietato nei confronti delle miserie e delle stupidità umane anche se non rinuncia alla sua vena grottesca e talvolta “candidamente” cattiva (come Massimo Bontempelli definì l’opera del grande scrittore siciliano nel suo discorso emblematicamente intitolato Pirandello o del candore).

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GIOVANNI PAPINI, “CENTO PAGINE DI POESIA”

Recensione e intervista di Giovanni Agnoloni

Giovanni PapiniGiovanni Papini, Cento pagine di poesia, Quodlibet 2013 (a cura di Raoul Bruni)

Giovanni Papini per me era soprattutto il futurista dell’invettiva contro Firenze, pronunciata in occasione della serata organizzata da Marinetti e dai suoi al Teatro Verdi il 12 dicembre 1913 – della quale mi sono occupato in occasione di una recente intervista allo storico dell’arte Corrado Marsan (su Postpopuli.it). Un autore sanguigno, protagonista centrale della battagliera stagione delle riviste “La Voce” e “Lacerba”.

Leggendo Cento pagine di poesia, opera riproposta in e-book da Quodlibet (collana “Note azzurre”) nella versione originaria del 1915 (edita dalla Libreria della Voce), guidato dell’ottima introduzione del curatore Raoul Bruni – che qui di seguito ho il piacere di intervistare –, sono sceso molto più vicino al cuore dell’ispirazione di uno scrittore capace di fondere, in queste sue prose poetiche, realtà e immaginazione – Borges lo definì un autore “immeritatamente dimenticato” e lo accolse, unico italiano, nell’Antología de la literatura fantástica da lui curata con Silvina Ocampo e Adolfo Bioy Casares (1940). Non solo, ma Papini riesce anche a conciliare paesaggio esteriore e flusso di coscienza, visione soggettiva della vita e liberazione dagli aspetti più soffocanti dell’antropocentrismo, avvicinandosi all’intuitività del mondo animale e alla vibrazioni più sottili delle profondità cosmiche. Continua a leggere