Trittico e lamentazione di Armando Rudi


di Giselda Pontesilli

Su Trittico e lamentazione di Armando Rudi

 

Leggendo Trittico e lamentazione del poeta di Mozzate, Armando Rudi, ci troviamo di fronte a un’idea di poesia come estroversione e introversione, e come reversibilità dell’una nell’altra: reversione continua, ciclica, perché, dopo le tre parti del Trittico (I Camini, Orti, Il Vento), canto esaltante dell’ambiente, del “paesaggio” culturale e naturale, c’è il controcanto, il ripiegamento interno e tremendo della Lamentazione (Lamentazione d’un Giobbe moderno), che noi però non  sentiamo come esito finale, bensì – talmente imponente e magnificante è stato il canto – come premessa d’un ritorno al canto, così come accade nel Libro Sapienziale di Giobbe, appunto. Continua a leggere

Giselda Pontesilli, “Adriano Olivetti, Editore”

Olivetti
Ripercorrendo il progetto editoriale attuato da Adriano Olivetti tra il ’46 e il ’60 con le sue edizioni di “Comunità”, non si può non avvertire tra i libri da lui pubblicati un singolare collegamento, un’inconfondibile, anche se dapprima indefinibile, unità di intenti, pur se gli autori proposti, i temi affrontati, le rispettive discipline di appartenenza sono molti e diversi.
E’ come se in questi libri parli variamente una sola voce; come se siano stati scelti per qualcosa che tutti, a loro modo, hanno e che li rende, in fondo, analoghi, unanimi. Continua a leggere

Sulla lingua, di Giselda Pontesilli

televisione

di Giselda Pontesilli

Sono qui per esporre un mio breve scritto, “La competenza dei poeti”, in cui sostengo che i poeti, in qualità di competenti, cioè di massimi conoscitori della lingua, possono -e debbono- agire per riuscire concretamente a cambiare la non-lingua, la lingua degradata a linguaggio, dell’informazione televisiva;

per ottenere, quindi, concretamente, che si faccia in Italia (e poi in Europa) un cambiamento linguistico dei telegiornali.

I) Ma perché si dovrebbe agire proprio riguardo all’informazione -della televisione, e non riguardo alla sua pubblicità, o ad altri suoi programmi?

Ecco, innanzitutto per un motivo strategico: perché è più facile, meno contestabile, iniziare a scalfire il linguaggio mediatico partendo dall’informazione.

Infatti, a differenza dell’informazione, la pubblicità è, in qualche modo, intoccabile, poiché si sostiene -come fosse un dogma- che essa sia necessaria per finanziare tutto il resto. Continua a leggere