Fernando Guglielmo Castanar, “Il postino di Mozzi”

Intervista di Giovanni Agnoloni

Non è stato facile convincere Fernando Guglielmo Castanar, autore-curatore de Il postino di Mozzi (Arkadia Editore) a farsi intervistare. Uomo schivo, friulano doc, uno che per decenni ha fatto il postino sognando di diventare uno scrittore, e facendo la “posta” (è proprio il caso di dirlo) a Giulio Mozzi per poi sottrargli manoscritti e selezionare – come se fosse lui l’editor – le parti a suo avviso più interessanti. Alla fine di tutto, avrebbe formato un collage da sottoporre, forse a mo’ di vendetta, allo stesso Mozzi, che sarebbe diventato un libro con 29 coautori, tra cui il sottoscritto. Forse è per questo che ho qualche ritrosia a porgli delle domande, tuttavia la curiosità è troppa. Già, perché chi è Castanar? Anzi, cominciamo proprio così. Continua a leggere

Fiction 2 (seconda parte)


Questa è la seconda parte della recensione a Fiction 2, di Giulio Mozzi. È il seguito della prima, che Mozzi ha, forse, preferito escludere dal suo bollettino di letture e scritture, Vibrisse, dove ha invece pubblicato diverse risonanze sul medesimo libro (vedi qui, qui e qui).
Qualcuno potrebbe pensare che, per vendicarmi, in questa seconda puntata mi accinga a stroncare l’opera di cui ho parlato positivamente nella prima, con osservazioni importanti che forse il Mozzi non ha colto nel loro spessore. Ma non ho intenzione di perpetrare alcun tipo di vendetta: primo, per il ruolo che rivesto, e che suppone valori che non intendo rinnegare; secondo, perché Giulio è per me un punto sicuro di riferimento – per quanto secondario rispetto, che so, a Gesù Cristo -, e non voglio privarmene per futili motivi.
Detto questo, la seconda parte del libro Fiction 2, di Giulio Mozzi, mi sembra deludente. Non starò qui a descrivere le sfumature di tale delusione, che sono riconducibili, generalmente, al fatto che tanto la prima parte è avvincente, quanto la seconda mi è parsa un po’ debole, in netto contrasto con le aspettative del lettore.
Ciò non significa che Fiction 2, di Giulio Mozzi, sia un libro da evitare, tutt’altro – ogni suo libro ha molto da dire e ancor più da insegnare -, ma che al lettore convenga predisporsi, affrontando la seconda parte, a qualcosa che è al di sotto delle attese suscitate dalla prima.
Che Mozzi non abbia pubblicato la prima parte della recensione sospettando che la seconda sarebbe stata, inevitabilmente, un ridimensionamento della reazione appagata alla più coinvolgente sezione del suo libro?
Ironia affettuosa a parte, mi attengo al mio dovere di onesto recensore di un volume che ho cominciato a leggere con entusiasmo, e ho finito di scorrere saltando alcune pagine.
Ah! si potrebbe obiettare: sono proprio le pagine che hai saltato a collocare la seconda parte sullo stesso livello della prima. Tutto può essere: preferisco lasciare al lettore il giudizio formulabile esclusivamente in base al proprio, personale orientamento.
Per quanto mi riguarda, rimango dell’idea che Mozzi ritroverà la sua vena creativa, fino ad oggi perduta (quella di saggista è viva più che mai), solo se accetta di risolvere il problema del rapporto tra scrittura e vita, cui ho accennato nella prima parte – del tutto positiva – di questa bifronte e bistrattata recensione di un libro comunque e sempre da non perdere, come tutto ciò che Giulio scrive.

Fiction 2 (prima parte)


Fiction 2, di Giulio Mozzi, è un libro che parla d’altro. È un testo che necessita di testi per spiegarsi, dunque è un testo al quadrato. Ma questi testi necessari sono a loro volta discutibili, per cui richiedono testi ulteriori delegati al lettore, che diventa in qualche modo autore. Il gioco procede all’infinito, fino a coinvolgere il libro dei libri, la Bibbia, anch’essa bisognosa di continuazione, come se l’ispirazione non s’interrompesse con l’ultima pagina, ma fosse destinata a traboccare dal sacro volume e perpetuarsi in storie successive, in cui lo Spirito continua a soffiare verità su verità, tanto Lui soffia dove vuole.
Fiction 2, quindi, è un libro fatto per moltiplicarsi, per partorire libri (di altri autori delegati e necessari): non a caso è segnato dal numero due, che non esclude il seguito di un tre, di un quattro e via crescendo, dando implicitamente l’impressione che la scrittura sia qualcosa impossibile da circoscrivere e che una qualunque conclusione non sia appunto che “finzione”.
Questo spiega perché la scrittura di Giulio Mozzi sia destinata ad esaurirsi. Delle due l’una: o riconosce la verità (che cioè la scrittura è senza fine), o accetta la finzione, che cioè un testo sia soggetto a conclusione, e perciò stesso a tacere per sempre.
La parabola di Giulio certifica che uno scrittore, per scrivere ancora, deve scendere a un certo compromesso: fingere che si possa mettere, a un qualsiasi testo, la parola fine, anche al libro dei libri.
Ma se non accetta compromessi, come pare che Mozzi voglia fare (ossia non fare) si riduce al silenzio (o a scrivere degli altri e per gli altri, cosa che lui fa benissimo).
Se vogliamo che Mozzi scriva ancora, non ci resta che sperare che si decida a fingere sul serio: cosa non riprovevole per un letterato, benché cattolico. Ecco la genesi possibile di Fiction 3, la vendetta, ossia il testo che accetta di essere testo e non una scrittura senza fine, come la Vita. Ne Il quinto evangelio, Mario Pomilio fa intuire che il libro dei libri è un testo concluso solo in quanto continua e s’incarna nella nostra storia.

[Continua. Confronta qui, qui e qui, per altre interpretazioni]

Trauma senza evento. La narrativa italiana nell’epoca della sottocultura, di Andrea Sartori

Premessa psicoanalitica.
Un trauma psichico non è sempre congiunto in modo chiaro e univoco a un evento pregresso nel mondo reale. Anzi, come già sosteneva Sigmund Freud, esso è caratterizzato da una specifica Nachträglichkeit, ovvero si manifesta come tale solo a posteriori, in conseguenza di altri avvenimenti scatenanti, che ne dissotterrano l’eventuale nucleo patogeno. Continua a leggere

10 buoni motivi per essere cattolici

Gentile Fabrizio,

mi metto a scriverle poche righe per dirle perché Laurana Editore ha deciso di fare un libro come “10 buoni motivi per essere cattolici” di Valter Binaghi e di Giulio Mozzi e subito mi rendo conto che, il giorno stesso dell’uscita, nutro un leggero timore. Il motivo è questo: temo che, come sempre quando si parla di cattolicesimo nell’Italia di oggi, si faccia coincidere automaticamente la fede con la Chiesa, e per questo motivo o si abbracci senza tentennamenti la causa o si storca il naso senza neppure entrare nel merito. Continua a leggere

La Gettoniera di Giulio Mozzi

C’è solo un modo per far conoscere l’opera di uno scrittore. Farla conoscere.
Giulio Mozzi è uno che ha fatto questo. Parallelo al suo lavoro di scrittore, come pochi altri in Italia, credo io, Mozzi ha lavorato perché le cose scritte da altri scrittori, diventassero dei libri, delle narrazioni lette da altri.
Per far questo, per non venire massacrato dall’esposizione, e per altri motivi necessari al ruolo che si è scelto, si è costruito una specie di guscio, talvolta anche una “legittima difesa”.
Ma le antenne hanno continuato a muoversi e a guardarsi attorno. La Gettoniera, il progetto che potete leggere qui, assomiglia a una resa. Non riesco più, signori, a leggere tutto, sembra dire. Ciò che ricevo è troppo. Creo la Gettoniera. Conoscendo Mozzi – ma mica poi tanto – è un ragionamento sbagliato.
La Gettoniera è un altro “spazio” creato da Mozzi, un qualcosa di nuovo individuato dalla sua antenna, uno spazio libero, anche stavolta, di speranza e costruzione, per chi scrive e legge.

Link: http://vibrisse.wordpress.com/2010/04/02/la-gettoniera-di-vibrisse

Presentazione de “Il magazzino delle alghe”

Giovedì 18 febbraio
ore 19.30
Presso il bar BLAM di via Ronzoni, 2 a Milano
presentazione del volume
“IL MAGAZZINO DELLE ALGHE”
a cura di
MARINO MAGLIANI


Giovedì 18 febbraio alle ore 19.30 presso il bar BLAM di via Ronzoni, 2 a Milano, sarà presentato il nuovo libro a cura di Marino Magliani: IL MAGAZZINO DELLE ALGHE edito da Eumeswil. Il volume contiene inediti di Franco Arminio, Mauro Baldrati, Remo Bassini, Mario Bianco, Valter Binaghi, Fabrizio Centofanti, Riccardo De Gennaro, Marco Drago, Riccardo Ferrazzi, Francesco Forlani, Carlo Grande, Franz Krauspenhaar, Giulio Mozzi, Stefania Nardini, Giacomo Sartori, Beppe Sebaste, Alberto Pezzini, Giorgio Vasta e Giovanni Agnoloni. Continua a leggere

Sono l’ultimo a scendere, di Giulio Mozzi: il primato della letteratura

“Ma che significa? Sappi che trascrivere così la realtà non ha senso! Ma neanche un fotografo fa così cacchio! Se qualcosa ti hanno trasmesso ispirato quelle due donne tu non sei riuscito a riferircelo!Perché scrivete così? Non ha valore!”

(commento anonimo, http://www.giuliomozzi.com/archives/2005/04/dramma.html)

Mozzi sono l'ultimo a scendereHo imparato una cosa, fra le altre, dai racconti di Giulio Mozzi, pubblicati prima in rete e ora raccolti in un volume (edito da Mondadori) dal titolo “Sono l’ultimo a scendere” (frase tratta da uno dei pezzi più belli, L’ultimo). Questa cosa riguarda la verità del testo letterario. La sua autenticità assoluta, che nulla ha a che vedere con quella del mondo reale: il testo è vero in quanto tale, non in quanto riferisce porzioni, o insiemi della realtà.

Si è molto parlato della presunta autenticità/non-autenticità di queste storielle. Chi lo incontra non può trattenersi dal domandargli: ma davvero ti è capitato questo? davvero il poliziotto ti ha risposto così? davvero gli hai detto questa cosa qui? ma davvero il tipo ti ha telefonato alle cinque di mattina chiedendoti quella cosa lì?
Non diversamente da tutti gli altri, anche io al principio avevo voluto immaginare queste storie come vere. Anche io, quando uscivano sul blog, mi sono affezionato a Giuse’ e Tonino, sperando che esistessero veramente (la vita sarebbe un po’ più vivibile, quantomeno, se esistessero poliziotti come Giuse’ e Tonino). Poi ho capito. Bastava credergli, a Giulio, che questo ci ha detto e ridetto fino alla nausea.

Il fatto è che Giulio, dicendolo, non era credibile. Per due motivi.
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Presentazione di “Appuntamento con il notaio” a Genova

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Giovedì 18 giugno alle ore 18, a Genova presso la Libreria del Porto Antico (Palazzo Millo), Marco Ercolani e Giulio Mozzi presenteranno il libro d’esordio di Alessio Paša Appuntamento con il notaio, da pochi giorni in libreria (Barbera Editore).

copertina pasa[QUI] puoi leggere la mia breve nota di lettura scritta nel gennaio del 2008, quando il libro era stato pubblicato in formato elettronico da Vibrisselibri.

f.s.

Ancora sul Festival di San Remo, sulla televisione, sulla vita e sulla morte

Non ho visto nemmeno un minuto del Festival di San Remo. E non ne ho sentita alcuna canzone.

Ho letto che ad aver vinto è stato un certo Marco Carta, che non avevo mai sentito nominare prima. Mi sono documentato: così sono venuto a sapere che proviene dal programma televisivo di Mediaset “Amici” – di cui ha vinto la settima edizione –  la cui ideatrice, anima e conduttrice, Maria De Filippi, è stata ospite sul palco del teatro Ariston, proprio la serata conclusiva del Festival. Affiancava un’altra icona-Mediaset, Paolo Bonolis (un po’ più bipartisan, lui, visti i trascorsi in Rai).

E’ stato facile per molti parlare di inciucio televisivo, di RaiSet, di prove tecniche di regime mediatico. Facile e vero.

Ma dal mio punto di vista trovo che l’esito del Festival costituisca (anche) il perfetto paradigma della Narrazione Televisiva Contemporanea (NTC).

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“Emilio delle tigri” di Giulio Mozzi

salgari_emilio[Sesto ed ultimo appuntamento domenicale con Giulio Mozzi su La poesia e lo spirito. Emilio delle tigri è andato in scena l’11 giugno 2007, a Padova, nell’ambito della manifestazione “Teatri alle Mura”. Inoltre uscì a puntate nel diario, e poi nella rivista “Ore piccole”. Ringrazio l’autore per aver accettato l’invito a pubblicare i suoi racconti su La poesia e lo spirito.. (f.s.)]

 

 

di Giulio Mozzi

 

Scena: uno studio. Una scrivania, attrezzatura per scrivere. Atlanti aperti sulla scrivania. Librerie alle pareti. Fasci di giornali e libri su un divano. Una sola finestra, in fondo, coperta da una tenda bianca.

 

Quando avvengono i vari “eventi sonori”, Emilio e la Voce li ignorano.

 

Entra Emilio Salgari. Si guarda intorno. Va a sedersi alla scrivania.

 

Emilio: Eccomi.

 

Voce: Bene. Allora… Emilio Salgari, nato a Verona nel 1862, residente a Torino, di professione… mi scusi… scrittore di romanzi d’avventura?

 

Emilio: Sono io.

 

Voce: Bene. Che cosa vuole fare?

 

Emilio: Voglio uccidermi.

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Advertattoo, ovvero le incertezze del mestiere. Racconto di Giulio Mozzi

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[Quinto appuntamento domenicale con Giulio Mozzi su La poesia e lo spirito. Il racconto Advertattoo, ovvero le incertezze del mestiere  è un inedito del 1999. Domenica 22 febbraio un nuovo racconto dello scrittore padovano. (f.s.)]

 

 

di Giulio Mozzi

 

 

Nel cinquantaquattro Ruberto faceva il venditore di tatuaggi pubblicitari e, tutto sommato, non se la cavava male. Aveva cominciato nel trentuno, quando il tat-biz era considerato ancora roba da fuori di testa, e aveva goduti gli svantaggi e i vantaggi della situazione: gli svantaggi, perché per quattro anni era andato avanti a vendere sì e no tre tatuaggi la settimana, e due su tre non riusciva nemmeno a farseli pagare; i vantaggi, perché quando nel trentasei la faccenda esplose Ruberto si trovò a essere uno dei pochi che i tatuaggi pubblicitari a. sapevano esattamente cos’erano, e b. sapevano perfettamente come venderli. «Dopo che hai venduto per anni tatuaggi orribili a gente che non vuol sentirne parlare» diceva spesso Ruberto quando gli veniva di fare quello-che-le-ha-viste-tutte «è uno scherzo vendere tatuaggi belli a gente che sbava per averli. Nel trentasei potevi vendere tatuaggi vaginali alle verginelle, chiusura a prima vista. Che tempi!». Continua a leggere

Io e Michele. Racconto di Giulio Mozzi

velo-donna1[Quarto appuntamento domenicale con Giulio Mozzi su La poesia e lo spirito. Il racconto Io e Michele uscì in un libro dell’Edizioni dell’Arco: L’Africa secondo noi.

Domenica 15 febbraio un nuovo racconto inedito dello scrittore padovano.  (f.s.)]

 

di Giulio Mozzi

 

Io e Michele siamo d’accordo su quasi tutto.

Lui non si chiama Michele, ha un nome che non è possibile dirlo, nella sua lingua, se non ci si è nati, perché è fatto di suoni stranissimi, come tutta la lingua sua, ma io lo chiamo Michele e a lui va bene, dice, perché Michele è un angelo nella mia religione – che non ci credo, ma ci tengo, perché è la nostra storia – e anche nella sua, come mi ha detto, che lui non ho capito se ci crede o no, ma sicuramente ci tiene, e anche più di me.

Michele si trova bene qui per via della religione, anche, dice, perché dalle sue parti la religione non era libera. Dalle sue parti volevano fare lo stato laico, dopo un millennio che non era così, che sarebbe andare contro la storia, e lui invece alla religione ci teneva, ma se portava la barba lunga o faceva portare il velo a sua moglie, che per loro sono cose della religione, rischiava di andare in galera come se fosse un estremista religioso terrorista. Qui invece, come dice, lui può fare quello che vuole, e infatti porta la barba lunga, e nessuno gli dice niente, io figurarsi, e la moglie non so, perché non l’ho mai vista, ma lui dice che porta il velo, quando esce di casa, che peraltro non esce tanto, e non le dice niente nessuno, al massimo si incuriosiscono, perché da noi non è una cosa abituale, ma poi non dà mica fastidio a nessuno, e quindi basta.

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DISPERSIONE (1996). Racconto di Giulio Mozzi. Postfazione di Giuseppe Panella

fantascienza-racconto[Terzo racconto di Giulio Mozzi della serie “narrativa d’anticipazione” (cft. Posfazione). Dispersione è  un racconto inedito del 1996. Nella Postfazione il professor Giuseppe Panella ci fornisce alcune chiavi di lettura del racconto e una nota critica sulla Science FictionDomenica 8 febbraio un nuovo racconto di Giulio Mozzi. (f.s.)]

di Giulio Mozzi 

Sono Darlo Rame e sono l’ufficiale di turno della Darwi Odrade. Sono l’ufficiale di turno perché sono l’unico sveglio. Il servo di bordo mi ha svegliato sessantacinque ore fa. Ho fatto un po’ fatica a svegliarmi ma mi sento bene. Nelle prime ore avevo dei crampi ricorrenti, soprattutto al braccio sinistro; ora sono passati. Ho fatto tutti i controlli di routine e il servo di bordo ha detto che sto abbastanza bene. La cosa più difficile è stata fare i prelievi prima di mangiare, visto che stavo morendo di fame. Continua a leggere

CONTENITORE A TEMPO ARRESTATO di Giulio Mozzi

viaggi_tempo_4 [ Pubblico qui il racconto Contenitore a tempo arrestato di Giulio Mozzi. Fu scritto su richiesta del “Corriere del Veneto”, dorso regionale del “Corriere della sera”. Ad alcuni narratori fu chiesto di immaginare il Veneto del Tremila.

Domenica primo febbraio pubblicheremo il terzo racconto di Giulio Mozzi. f.s.]

 

di Giulio Mozzi

 

“Ma è sicura?”, disse il professore.

L’uomo dei servizi si irrigidì.

“È sicura”, disse.

“Posso entrare?”, disse il professore.

“Prego”, disse l’uomo dei servizi.

Il professore entrò nella stanza. Era piccola. Quattro panche, un tavolo. Nessuna finestra. Nessuna grata per l’aerazione.

Respirò a fondo. L’aria sapeva di polvere e di chiuso.

“Ma non è che soffochiamo, poi, qui dentro?”, disse il professore”, voltandosi verso l’uomo dei servizi.

“Quanti sarete?”, disse l’uomo dei servizi.

“Undici”, disse il professore. “Me compreso”.

“Mm. Vi metto un aeratore”, disse l’uomo dei servizi.

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DALLA PARTE – di Giulio Mozzi. Posfazione di Marino Magliani

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[Pubblico qui il racconto Dalla parte di Giulio Mozzibonus track dell’antologia Tutti giù all’inferno, curata da Monica Mazzitelli (Giulio Perrone editore, 2007). Qui è possibile scaricare il pdf dell’antologia. Una curiosità filologica: nel testo qui proposto, lo scrittore ha apportato varianti minime.  Infine, in coda al racconto, nota di lettura di Marino Magliani: Per Charlie. Domenica 25 gennaio pubblicheremo un secondo racconto di Mozzi. f.s. ]

 

di Giulio Mozzi

 

È il quindici marzo, mercoledì. Mercoledì è il giorno che mi fermo a Milano. Dormo all’Hotel Charly di via Settala, vicino alla Stazione Centrale. È un alberghetto pulito, tranquillo ed economico (ma il caffè è micidiale). Ora è notte, sono le undici e un quarto, e da piazza Missori scendo nella metropolitana. Quattro stazioni (Duomo, Montenapoleone, Turati, Repubblica), due passi a piedi, e sarò a casa. Per me a Milano il Charly è “casa”, perché sono cinque anni che ci dormo praticamente tutti i mercoledì sera. La stanza undici al secondo piano, senza bagno ma con lavandino e bidè (e il bagno sul pianerottolo: da condividere, certo, ma tanto la mattina mi sveglio presto, e sono sempre il primo).

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Da ciò che batte sotto la pelle al formalismo dei dizionari.

di Franz Krauspenhaar

Rispondo qui al pezzo di giuliomozzi Scrittori e professionisti, pubblicato su Vibrissebollettino, per mantenere una promessa e soprattutto rispondere alle domande del patròn di quel sito.
Il tutto è partito da un pezzo mio, pubblicato su Nazione indiana, Siamo i fangio della cultura che non paga. E che ha fatto il giro dei blog letterari. Continua a leggere

da “INTRODUZIONE AI COMPORTAMENTI VILI”: uno (nel quale si parla di Mario) di Giulio Mozzi

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[Pubblico qui il capitolo primo del romanzo mai terminato INTRODUZIONE AI COMPORTAMENTI VILI (1999) di Giulio Mozzi. L’intero pdf è disponibile qui. Vi propongo una bella pagina di letteratura. Inoltre trovo interessante il discorso che il protagonista fa sui poeti maggiori e minori, nonché il discorso sulla felicità. f.s. ]

di Giulio Mozzi

uno (nel quale si parla di Mario)

 

Ora Mario è solo nello scompartimento. I quattro spagnoli rumorosi (due spagnoli e due spagnole) sono scesi a Bologna, diretti a Rimini. Hanno scaricato bagagli enormi senza alcun rispetto, un borsone è piombato improvvisamente sulle gambe di Mario e non c’è stata una parola di scusa, neanche un gesto. Ora che è solo Mario tira fuori il cd-walkman dallo zaino, ci mette dentro On land di Brian Eno, infila gli auricolari e ricomincia a leggere il suo libro.

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